Insalata selvatica del mio giardino

Insalata selvatica del mio giardino 1
Le prime rondini le ho viste volteggiare sopra di me una decina di giorni fa, ero con lui su uno dei nostri sentieri preferiti, tra le colline argillose delle Crete, e ho tirato un urlo di gioia. Sono arrivate in ritardo quest’anno, me lo aspettavo: il 21 marzo, giorno esatto in cui le ho notate per la prima volta nelle ultime due primavere, era davvero troppo troppo freddo e ventoso, stavolta, per essere sufficientemente invitante.
Sono bastati pochi giorni perché le temperature schizzassero in alto, anche troppo in alto, e loro, i delfini del cielo, tornassero a portare un allegro caos nell’azzurro dei cieli primaverili. Oggi, poco dopo il primo avvistamento, sono già ovunque, stabili nella colonna sonora campestre col loro particolarissimo e variegato cinguettare. Sfrecciano in casa dalla finestra aperta, quando il mattino inizia a scaldarsi, a perlustrare gli interni e capire se sono papabili per uno dei loro sofisticatissimi nidi, ma Urano gli fa capire subito che no, non lo sono affatto, troppi disturbi e pericoli qui dentro. Di nidi ne hanno ben due disponibili, al riparo del nostro tetto,  spero tornino a colonizzarli. Chissà se le stesse rondini ricordano e riutilizzano lo stesso nido dell’anno precedente?

È il momento migliore per viversi un giardino, con le temperature sì eccessive per inizio aprile, ma non troppo per starsene fuori senza le sofferenze del gran caldo, l’assenza delle zanzare, il volteggiare delle rondini, e tutta la dolcezza dell’alta primavera. Raccolgo tanto in giro per campi e boschi, in questo periodo, ma anche appena fuori dalla porta, quando mi manca qualcosa per l’insalata del pranzo. Oggi faccio del mio giardino il luogo unico di raccolta, per raccontare quante risorse spontanee sia possibile trovare anche in un solo rettangolo di terra circoscritto da una recinzione. I giardini sanno essere più generosi di molti campi, si arricchiscono continuamente grazie ai nostri brevi o lunghi viaggi nel mondo là fuori dal recinto, e dai semi che involontariamente riportiamo indietro nascosti nei punti più diversi, dalle suole delle scarpe, ai risvolti dei pantaloni, alla lana di sciarpe e maglioni, al pelo degli animali che ci accompagnano.

Il giardino è un luogo pieno di misteri, un’arena – banale come una stanza qualsiasi e al contempo speciale come un luogo sacro – dove possiamo non solo assistere, ma anche rappresentare in modo rituale il nostro legame costante col mondo naturale. Costante, ma molto assottigliato al giorno d’oggi, perché la civiltà sembra decisa a recidere, o perlomeno a dimenticare, la nostra connessione con la terra. Ma nel giardino vengono preservati gli antichi legami, e non solo in qualità di simboli. Ci nutriamo del nostro piccolo orto e, se prestiamo attenzione, ci ricordiamo di dipendere dal sole e dalla pioggia e dall’alchimia quotidiana delle foglie che chiamiamo fotosintesi.

Michael Pollan – La Botanica del Desiderio.

C’è tanto altro, nel mio giardino, oltre a quello che metterò in questa misticanza, ma ho fatto una selezione di erbe e fiori primaverili che avesse un equilibrio al palato e che fosse buona da mangiare cruda, in insalata. Le erbe dal sapore più dolce e delicato sono l’erba medica, che non è ancora prevalente nel prato ma che si è già ritagliata degli angoli di prosperità, insieme alle foglie di pratolina, la regina attuale del giardino, e alle lamine carnose del papavero da oppio che continua a riseminarsi nei miei vasi da quando l’ho portato a casa dalla Puglia (per poi trovarlo spontaneo anche qui nei miei dintorni), commestibili tanto quanto le foglie del più diffuso papavero rosso. E poi qualche germoglio giovanissimo di buon enrico, che da brava perenne continua a rispuntare ogni aprile, riparata dall’ombra delle siepi.
Poi ci sono le erbe amare, così come primavera vuole: il tarassaco, che forma rosette grasse nei punti più freschi, la cicoria, di cui utilizzo anche la radice, e la piantaggine, che al momento è così tenera qui in giardino da poter essere mangiata cruda.
Infine ci sono i fiori, fiori semplici e di poche pretese, quelli che la stagione offre spontaneamente nel mio prato. Due soli fiori di borragine, i più belli, dalle pianticelle nate da sé in vaso da scarti di un raccolto buttato lì a pacciamare qualche anno fa. Poi i minuscoli corimbi della valerianella, che noto per il primo anno proprio davanti alla porta-finestra sempre aperta sul giardino, che devo aver involontariamente seminato io non troppo tempo fa, di ritorno da qualche uscita per campi. Piccolissimi e delicati, ma leggermente più appariscenti, i fiorellini della veronica, che puntellano d’azzurro i punti più ombrosi e i vasi che hanno colonizzato. E per ultima la pratolina, forse esteticamente banale e scontata, ma potevo lasciarla fuori? Lei che più di ogni altro fiore proclama la bella stagione con enormi tappeti di capolini gialli circondati da ligule bianche e una fragranza gentile ma prepotente, che arriva fin dentro la pancia insinuandovi il desiderio di scoprire la pelle al sole il più presto possibile e abbandonarsi senza difese al languore della primavera?

Eccola, l’insalata selvatica del mio giardino d’aprile. Come sempre, il mio è soltanto uno spunto creativo, un invito a cercare non solo per chissà quali percorsi lontani ma anche nei vostri immediati dintorni, ad esempio nel vostro giardino, per quanto piccolo, o addirittura nei vasi dell’orto sul balcone, quanto di spontaneo si rende disponibile, senza il vostro intervento alcuno, o almeno senza il vostro intervento consapevole. Potete variare la misticanza in base alle vostre preferenze e soprattutto in base a ciò che riuscirete a trovare. Può bastare una sola essenza selvatica a rendere speciale una semplice insalata, ad arricchirla di gusto e di proprietà nutraceutiche, e a ristabilire quel legame col mondo naturale che la civiltà tende sempre di più a recidere.

Quale rinnovato incantesimo del mondo sarebbe guardarsi attorno e vedere che nel giardino le piante e gli alberi della conoscenza crescono ancora.

Michael Pollan – La Botanica del Desiderio.

Insalata selvatica del mio giardino 2
Così come potete scegliere le vostre erbe e fiori, allo stesso modo potete variare accompagnamento e condimento. Potete accompagnare le erbe con delle verdure coltivate, come cavolo cappuccio o insalata, o anche con un buon avocado (è agli sgoccioli la stagione del buonissimo avocado siciliano bio!!), che addolcisce e dà più consistenza all’insieme.
A me e alla mia insalata sono bastati un buon olio extra-vergine, sale marino integrale e un goccio di un aceto molto particolare e profumato, quello di visciole che mi ha regalato ormai troppo tempo fa Isabella dalla Ragione ad Archeologia Arborea, insieme a quello di rose sempre di sua produzione, dopo la passeggiata di riconoscimento della flora spontanea che abbiamo fatto nel suo splendido frutteto di piante antiche, una miniera di cultura popolare, agricola e botanica. Troppo tempo fa, sì, che avrei voluto assolutamente ripeterla quell’esperienza la scorsa primavera e poi ancora questa primavera, e mi spiace davvero non potervi portare a conoscere quel posto splendido e tanti altri ancora, che non hanno da offrire solo flora spontanea da osservare e conoscere, ma anche storie ed esperienze da raccontare, legate alla tutela della biodiversità e dei territori, a un modo consapevole e responsabile di fare agricoltura, a un ristabilire connessioni con ambiente e paesaggio.
La Toscana resterà in zona rossa ancora per parecchi giorni, il che ci costringe a rinviare il corso di Firenze del 18 aprile a tempi migliori, si spera alla domenica successiva, 25 aprile, ma niente è certo, potrebbe essere anche quella dopo ancora.
Sono sospesi anche i corsi privati, ma restano possibili le formazioni professionali: se siete dei cuochi o dei ristoratori che vogliono conoscere meglio l’utilizzo delle piante spontanee in cucina, o se avete un’azienda agricola o un agriturismo e volete approfondire la conoscenza di quanto vi cresce selvatico, per vostro uso personale o per costruire percorsi per i vostri (futuri) ospiti, sono più che disponibile, scrivetemi come sempre a [email protected].
Se siete interessati al corso di Firenze scrivete a Shirley ([email protected] o 3209587323), che sta organizzando il gruppo nella sua Montecereri, i cambi di programma potrebbero liberare dei posti. O potremmo decidere di fare due gruppi, uno mattina e uno pomeriggio, per venire incontro alle tante richieste.

Vi lascio alla ricetta, e ai soliti approfondimenti in fondo :).

// Insalata selvatica del mio giardino //

°° Ingredienti °°

  • qualche foglia di erba medica (Medicago arabica, per me, ma va bene anche M.sativa)
  • qualche foglia di papavero (Papaver somniferum, per me, ma va bene anche qualche foglia giovane e tenera di P.rhoeas)
  • qualche foglia e qualche fiore di pratolina (Bellis perennis)
  • qualche foglia e qualche bocciolo di tarassaco (Taraxacum officinale)
  • qualche foglia e qualche radice di cicoria (Cichorium intybus)
  • qualche foglia di piantaggine (Plantago lanceolata)
  • qualche foglia di buon enrico (Chenopodium bonus-henricus)
  • qualche fiore di borragine (Borago officinalis)
  • qualche fiore di valerianella (Valerianella locusta)
  • qualche fiore di veronica (Veronica persica)
  • qualche goccia di aceto di visciole
  • olio e.v.d’oliva
  • sale marino integrale
Insalata selvatica del mio giardino 3Subito dopo il raccolto, lavate le foglie e asciugatele con una centrifuga. Spazzolate le radici con una spazzola sotto l’acqua, tagliatele a rondelle sottili e mettetele da parte in una ciotolina bagnandole con succo di limone. Non lavate i fiori, ma coglieteli poco prima di unirli all’insalata.
Insalata selvatica del mio giardino 3Componete l’insalata mescolando le foglie, lasciandole intere se abbastanza piccole o tritandole grossolanamente se più grandi. Unite anche la radice di cicoria e condite con olio, aceto e sale. Come dicevo nell’articolo che precede questa ricetta, aggiungete tutto ciò che volete di non selvatico, come un avocado, dell’insalata dolce, del cavolo cappuccio tagliato a listarelle sottili.
Insalata selvatica del mio giardino 3Mescolate bene e aggiungete i fiori solo all’ultimo momento prima di servire, nell’insalatiera o direttamente sul piatto di ogni commensale.

Altre informazioni utili

Insalata selvatica del mio giardino 3Non è la prima misticanza selvatica che preparo su questo blog e non sarà certo l’ultima :). Se scorrete i post nella ricchissima categoria insalate ne troverete diverse, alcune di qualche anno fa decisamente bruttine, ma comunque buonissime, altre più belle, alcune composte di sole essenze spontanee, altre con aggiunte dall’orto.
Le mie preferite sono queste:
Insalata di spinacio selvatico Buon Enrico, arance e fiori d’acacia
Misticanza di foglie e fiori d’aprile, con foglie giovani di tiglio e fiori di lunaria
Misticanza d’inizio marzo con fiori di violetta e cardamine

Insalata selvatica del mio giardino 3Sto finendo di rileggere La Botanica del Desiderio di Michael Pollan, un libro che non mi stanca mai, come qualsiasi altra delle opere di uno dei miei autori preferiti in assoluto. È il primo suo libro che ho letto, diversi anni fa, e forse l’ho ripreso in mano perché non riesco a sopportare di dover attendere così tanto che esca il suo prossimo lavoro, previsto per luglio negli Stati Uniti e chissà quando in traduzione italiana. Si chiamerà This is your mind on plants, nell’edizione originale, e parrebbe essere, dalla descrizione che ho letto, una sorta di mix tra La Botanica del Desiderio, che esplora il rapporto di 4 piante con i corrispettivi 4 desideri umani, e il suo ultimo e bellissimo Come cambiare la tua mente, un grande studio culturale, scientifico ed esperienziale sulle sostanze psichedeliche. Maledetta attesa.
Nel frattempo vi straconsiglio tutta la sua bibliografia tradotta finora. Come vi consiglio tanti e tanti altri libri che trovate nella mia selezione di libri letti e consigliati, a tema cucina naturale, piante spontanee, botanica, giardino e consapevolezza alimentare. Di Pollan ho letto tutto il leggibile:
Una seconda natura
La botanica del desiderio
Il dilemma dell’Onnivoro
In difesa del cibo
Cotto
Come cambiare la tua mente

Insalata selvatica del mio giardino 3L’ultima aggiunta alla mia selezione di libri letti e consigliati, e qui invece si parla non di saggistica ma di cucina, è l’ultima fatica di Meret Bissegger, e del suo fotografo di fiducia Hans-Peter Siffert, La mia cucina di Primavera e di Estate, ancora edito da Casagrande. Ben 416 pagine dedicate agli ortaggi della bella stagione, dai più comuni ai più strani e meno conosciuti, con tanti approfondimenti, oltre alle ricette, sulle verdure stesse divise per famiglie botaniche e su chi le produce tramite un’agricoltura responsabile. Il suo primo libro La mia cucina con le piante selvatiche per me resta uno dei migliori in assoluto da consigliare a chi si avvicini al vastissimo mondo delle spontanee commestibili (ma anche a chi ci navighi già da un po’ o da molto), e non ho potuto fare a meno di avere subito nella mia piccola biblioteca, poco dopo la sua uscita nel 2014, La mia Cucina con le Verdure Autunnali e Invernali. Ora la trilogia è completa!
Ho sognato a lungo di poter partecipare a una delle tavolate, selvatiche e non, di Casa Merogusto, il regno di Meret in Svizzera, ma non ho mai avuto le risorse per farlo. E poi, fortuitamente, mi sono ritrovata a cucinare con lei lo scorso settembre, durante un incontro tra raccoglitori: è stato bellissimo vederla all’opera, non potrò mai dimenticare la sua magica valigetta zeppa di erbe aromatiche, semi e spezie, che credo porti con sé ovunque vada. E sono contenta che l’esperienza mi abbia confermato che dietro quei bei libri ci fosse una bella persona.
I libri, tutti e tre, non sono economici, ma non potrebbero mai esserlo, per l’enorme lavoro che c’è dietro, la ricchezza dei contenuti e la cura con cui sono stati redatti. Personalmente vi straconsiglio di investirci, se amate la buona cucina naturale: il vostro rispetto e la vostra passione per ortaggi, verdure ed erbe non potrà che essere nutrito ancora di più, come anche il vostro repertorio di ricette!

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6 commenti su “Insalata selvatica del mio giardino”

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