Malva – Proprietà, utilizzi, raccolta ed essiccazione

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Per un certo tempo, quando ho iniziato a interessarmi allo studio e agli utilizzi delle piante spontanee, la malva, seppur così comune, non è rientrata nei miei interessi. Forse perché fin troppo comune, appunto, priva, rispetto ad altre specie che scoprivo nel tempo, di quel fascino proprio dello sconosciuto, o del lontano ricordo che riaffiora alla memoria, a cui non sapevo e non so tuttora resistere.
Così diffusa anche nella mia vecchia città, tra i marciapiedi, nelle aiuole trascurate ai margini delle strade, nei parchi pubblici, in mezzo alla sporcizia o nei giardini, l’ho trascurata a lungo come fosse cosa già vista, scontata, di poco valore rispetto ad un luppolo selvatico o ad una camomilla spontanea. Forse, anche se non lo ricordo, era ben presente anche nel mio archivio inconscio delle estati passate coi nonni in Molise, ché mi si dice che nonna fosse solita raccoglierla e cucinarla, in frittata e non solo. Povera malva, proprio lei che si impegnava così tanto per farsi guardare, spuntando copiosa anche nel mio giardino.

Ma questa trascuratezza non poteva durare a lungo. L’ho vista, a un tratto, e mi è parso come di conoscerla davvero per la prima volta, come qualcuno che ha sempre frequentato i tuoi stessi giri ma che nessuno ti ha mai presentato, a cui finalmente stringi la mano e di cui scopri, chiacchierandoci, che ha una personalità tutt’altro che scontata e che avete un sacco da dirvi.
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Siamo nel momento buono per la raccolta della malva, una pianta umile ma piena di virtù, tra le più utilizzate da sempre in fitoterapia e in cucina. La specie più comune, che cresce più abbondante nei luoghi frequentati dall’uomo, è la Malva sylvestris, ma tantissime altre specie di malva possono essere utilizzate negli stessi modi (dalle mie parti – campagna senese – incontro spesso la bellissima Malva moschata, ma non in quantità sufficienti da farne un raccolto).

È una pianta biennale o perenne che si può trovare praticamente tutto l’anno, grazie alla sua resistenza al freddo invernale, ma il cui tempo balsamico, quando i principi attivi sono più concentrati, è quello della prima fioritura, tra fine maggio e inizio luglio; la malva continuerà comunque a fiorire fino ai primi veri freddi, anche fino a novembre-dicembre.
La Malva sylvestris tende ad avere portamento strisciante, soprattutto nei luoghi frequentati dall’uomo, per adattarsi al calpestio. Può comunque alzarsi di più da terra, quando ne ha la possibilità, soprattutto quando cresce in campi poco disturbati o quando deve competere per la luce con l’erba alta. La scorsa estate l’ho raccolta nei solchi di scolo in un campo coltivato a grano Senatore Cappelli, subito dopo la mietitura: per raggiungere meglio la luce in mezzo alle spighe le piante si erano alzate un bel po’, e i rametti più alti superavano abbondantemente il metro.
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Al di là degli ambienti cittadini che dicevamo, la malva cresce ai bordi delle strade, tra ruderi e macerie, in prati incolti, ai margini di terreni coltivati e nei pressi delle abitazioni, fino a un’altitudine di 1500 metri circa.
È davvero semplice da riconoscere: difficile confonderne le foglie, dalla caratteristica forma palmata e dai margini arrotondati, di un bel verde scuro, e soprattutto i fiori, dal colore così peculiare da essere considerato una tinta a sé, il color malva, appunto. È un rosa-lilla, venato da linee tono su tono più scure che si congiungono sfumandosi sul punto di attaccatura dei petali al calice. Questi bei fiori a 5 petali bilobati, pressoché inodori, sono disposti singoli o in mazzetti all’ascella delle foglie, lungo tutto il fusto.
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È pianta commestibile, tra le più utilizzate e versatili. Si usa un po’ tutto, in particolare le foglie prima della fioritura, che hanno un sapore delicato e sono utili a smorzare l’amaro di altre erbe come piantaggine, cicoria o aspraggine. Quando sono giovani e tenere, si aggiungono anche alle insalate, ed essendo presenti per buona parte della stagione fredda, sono un ingrediente molto apprezzato per zuppe, minestroni e vellutate. Le foglie sono ricchissime di mucillagini, sostanze che tendono a formare un gel a contatto con l’acqua, proprietà di cui parleremo anche per l’uso officinale: grazie a questa caratteristica, la malva è utile per rendere più dense le zuppe e si presta molto bene alla preparazione di risotti. Usandola come verdura cotta, questa consistenza potrebbe non essere apprezzata, ma può essere neutralizzata aggiungendo un pochino di pangrattato quando la saltate in padella, come suggerisce il bravo Adolfo Rosati nel suo Riconoscere e Cucinare le Buone Erbe, il manuale più ben fatto che ho trovato finora sulle piante commestibili e che consiglio a chiunque mi chieda da quali libri iniziare. Sempre da Rosati ho appreso l’uso commestibile del midollo dei fusti, che non ho ancora sperimentato, e dei piccoli frutti che compaiono a fine estate, delle specie di bottoncini schiacciati, che molti partecipanti ai miei corsi hanno riconosciuto come un loro cibo d’infanzia, di cui non avevano perso il ricordo, ma che non sapevano ricondurre alla pianta giusta (ho visto dipingersi sorrisi nostalgici su più di un volto, alla scoperta dei frutti di malva :)). Questi fruttini possono essere mangiati crudi, anche direttamente in passeggiata, o cotti in padella. E un loro uso singolarissimo è quello di prepararci dei dolcetti, unendoli ad albumi d’uovo e zucchero, antenati dei moderni marshmallow, che devono il loro nome all’appellativo comune inglese di un’altra malvacea, l’Althaea officinalis; per farli si usava principalmente la radice di questa pianta, ma erano molto usati anche i fruttini di malva (il cui nome comune inglese è mellow).
E infine si usano i fiori! Quei comunissimi fiorellini di cui ho improvvisamente scoperto la bellezza, e che ora aggiungo volentieri a insalate e a diversi piatti estivi.

Come dicevamo, la malva conosce un uso non solo commestibile, ma anche officinale molto antico. La sua ricchezza di mucillagini, dei polisaccaridi che si gonfiano a contatto con l’acqua formando soluzioni viscose, la rendono un emolliente universale, sia per uso interno che esterno. Questo vuol dire che il suo utilizzo è indicato ogni volta sia presente uno stato infiammatorio da lenire, che sia cutaneo, intestinale, esofageo, vaginale, gastrico, gengivale, oculare. Si dice che la malva sa sempre da che parte andare a svolgere il suo effetto curativo a seconda di dove c’è bisogno di lei, che siano le mucose dello stomaco o quelle della gola o ogni altra, che riveste di un film protettivo e lenitivo. Un infuso o un decotto di foglie e fiori di malva è utilissimo nel caso ci fosse bisogno di calmare la tosse e lenire le infiammazioni delle vie respiratorie, ma anche dell’apparato digerente e urinario, ad esempio in caso di cistite. É poi molto indicato per fare degli sciacqui in caso di afte e stomatiti e in generale di tutte le infiammazioni della bocca, delle gengive e della lingua, ma anche da usare per sciacqui oculari o per impacchi su dermatiti e gonfiori della pelle. Potete bere infusi di malva anche in caso di colite ed enterite o di stitichezza: le mucillagini svolgono anche anche la funzione di ammorbidire le feci e di favorire la peristalsi, il che fa della malva un rimedio popolare molto conosciuto per questa problematica. È un regolatore e lenitivo intestinale in genere, utile anche, all’opposto, in caso di diarrea. Si usa da sempre per clisteri, ma anche per irrigazioni vaginali, grazie al suo effetto protettivo sulle mucose femminili, di cui lenisce pruriti e irritazioni.
Con quel che resta dei decotti, si possono fare cataplasmi per uso esterno, utili a lenire le infiammazioni della pelle, a velocizzare la scomparsa dei brufoli, a lenire i dolori di artrite e gotta.

Questo suo effetto emolliente universale ha portato Ferdinando Alaimo, nel suo affascinante Erboristeria Planetaria, a collegare la pianta alla Luna, che governa le acque e i liquidi corporei, e all’amore materno, come conferma anche Alfredo Cattabiani in Florario. In tempi antichi, Plinio il Vecchio la ribattezzò Omnimorbia, rimedio per tutti i mali, sostenendo per per tenere lontana ogni malattia bastasse berne il succo ogni giorno. C’era chi la usava per riprendersi da nottate di orgie ed eccessi (Marziale), chi la apprezzava così tanto da farne indigestione (Cicerone), ma pure chi la disprezzava, per esempio Giberto Scotti, che scrive nel suo Flora Medica della Provincia di Como, nel 1872: “Con buona pace di Esiodo e di Pitagora, noi confessiamo di avere ben poco rispetto per la malva. e di tenerla come l’erba più scipita e più melensa di tutta la farmacologia botanica. Come verdura da tavola è appena degna dei Trappisti: in decotto o in cataplasmi non è buona ad altro che a dar clisteri e macerar burganze (credo che le burganze siano i geloni, ndr.): e quando si vuole batezzar qualcuno da insignificante, da inetto, da buono a nulla lo si chiama proverbialmente unguento malvino”. Povera malva!! Anche il Segreti e Virtù delle Piante Medicinali dice che la malva ha “sapore scipito”: che si siano ispirati a Scotti? Io la trovo così buona!

Tra gli usi magico-rituali c’era quello di legare un sacchettino di semi di malva al braccio per scacciare la gonorrea, quello di avvolgere la radice in una panno di lana scura e portarla addosso per guarire le affezioni delle mammelle, e quella di tenere legate tre radici vicino al sesso, uso, se ho capito bene, riservato alle donne, che ne stimolava fortemente il desiderio.
La malva è tutt’altro che afrodisiaca, come si comprese dal medioevo in poi, favorisce anzi calma e mansuetudine. Un riscontro invece si ritrova nel significato che le si attribuiva secondo la teoria delle segnature: il rosa della malva richiamava quello delle nostre mucose, che dunque era la pianta più adatta a curare; in questo caso, niente di più vero.

Oltre alle mucillagini i suoi elementi caratterizzanti sono tannini, flavonoidi e antociani (sostanze antiossidanti), oltre a sali minerali e vitamine.

Come raccoglierla e conservarla

La raccolta delle foglie per uso commestibile va fatta prima della fioritura, a partire da quando la pianta ricomincia a vegetare a fine inverno, o quando la trovate disponibile. I fiori e i frutti si raccolgono quando compaiono, i frutti prima che siano troppo duri.

Le foglie e i fiori per uso officinale, come già accennato a inizio post, si raccolgono preferibilmente da fine maggio a inizio luglio, ma potete raccogliere durante tutta l’estate e sono facili da trovare in diversi altri momenti dell’anno. Potete raccogliere solo fiori, se volete, ma l’ideale è raccogliere fiori e foglie insieme, dando se possibile un po’ più di spazio ai primi. Le foglie sono spesso piene di buchini, immagino piacciano anche a diversi insetti, ma non credo che questo ne comprometta le proprietà. Vanno però evitate se presentano macchie color ruggine, che segnalano la presenza di un fungo che la malva la ama così tanto da portarsela nel nome, il Puccinia malvacearum. Per mia esperienza, purtroppo, il fungo appare spesso, ma soprattutto in annate particolarmente umide. Non ho notizie che mi confermino una sua tossicità, al momento, ma se potete raccogliete da piante sane.
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Raccogliere in un luogo pulito è piuttosto importante per la malva, che tende ad assorbire con facilità sostanze inquinanti, come i nitrati contenuti nei fertilizzanti chimici e non solo. Vista la sua abitudine a crescere un po’ ovunque, prestateci particolare attenzione.

I fiori vanno recisi alla base del calice, le foglie staccate dalla pianta senza il picciolo. Come per ogni raccolta, ci vuole pazienza; io personalmente preferisco raccogliere direttamente le parti che mi interessano prelevando da più piante diverse, senza recidere la pianta intera, ma se trovate davvero tanta abbondanza o se la malva magari la coltivate in giardino, potete recidere le cime fiorite e fogliute e poi, con la sedia della nonna fuori dalla porta di casa, isolare i fiori e le foglie dagli steli, lasciando anche che tutti i vari insettini presenti abbiano il tempo di andarsene da qualche altra parte.
Non lavate assolutamente i fiori; potete invece, se volete, lavare le foglie e asciugarle con una centrifuga da insalata. Il tutto va essiccato all’aria in un luogo caldo e ombreggiato al riparo dall’umidità, dentro cassette della frutta foderate di carta del pane o su graticci a trama fitta. I fiori, dal loro bel rosa malva, con l’essiccazione arriveranno ad assumere un colore blu-violetto. In 5-6 giorni dovrebbero essere secchi, ma verificatene la “croccantezza”; io uso un essiccatore elettrico a 40°, le foglie sono pronte dopo 18-20 ore, i fiori hanno bisogno di qualche ora in più.
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Una volta essiccati, conservate il misto di fiori e foglie in barattoli di latta o in vasi di vetro al riparo dalla luce, oppure in sacchetti di carta, in un luogo asciutto. Per preparare un infuso usate 1 cucchiaio di malva essiccata per tazza, lasciandola in infusione 10-15 minuti in acqua bollente.
Leggo nel manuale di Sarandrea e Culicelli “Dall’Abete allo Zafferano” che la preparazione migliore è una macerazione al 5% di 5 ore in acqua tiepida. O un decotto sempre al 5%, facendo bollire per 10 minuti. Vedo consigliato il decotto in molti manuali, nonostante sia di solito usato per parti più coriacee, come semi e radici: probabilmente è più efficace per l’estrazione delle mucillagini.
Evitate l’estratto alcolico: le mucillagini sono solubili solo in acqua. Che io sappia sono anche poco solubili in olio: evitate quindi oleoliti e unguenti, meglio impacchi e cataplasmi, per l’uso esterno.
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Altre informazioni utili

Malva - Proprietà, utilizzi, raccolta ed essiccazione 6Questo articolo è stato pubblicato in origine diversi anni fa, per la precisione l’8 luglio 2013. Per questo vedete qui sotto commenti vecchissimi, risalenti appunto alla prima pubblicazione. Come molti vecchi articoli, scritti sempre con tanta passione ma in modo molto diverso e meno approfondito rispetto a come cerco di fare ora, mi sembrava rendesse poco giustizia alla pianta e desse informazioni un po’ troppo scarne, così ho deciso di ripubblicarlo, rivedendolo completamente e sconvolgendolo un po’, sorte che credo toccherà a diversi altri, soprattutto tra quelli dedicati alle piante spontanee. Le foto sono scattate tutte allora tranne la seconda, fatta stamattina. Spero questo rimaneggiamento sia utile a chi conosceva già il vecchio articolo e ai nuovi che arriveranno!

Malva - Proprietà, utilizzi, raccolta ed essiccazione 6Ricette con la malva ne ho proposte diverse qui sul blog, dal 2013 a oggi. Di certo ne seguiranno ancora, ma per adesso vi rimando a queste:
Insalata di patate e pomodori con portulaca e pesto selvatico di tarassaco e malva
Zuppa di erbe selvatiche di fine estate con avena e pomodorini confits
Tisana antinfiammatoria e antispasmodica alla calendula (e malva :))
Misticanza d’erbe saltata in padella (qui la malva è suggerita come alternativa)
Focaccia alle erbe selvatiche

Malva - Proprietà, utilizzi, raccolta ed essiccazione 6Era da molto che non consultavo Erboristeria Planetaria di Ferdinando Alaimo, e devo dire che è sempre una ri-scoperta piacevolissima. È una bellissima lettura per chi sia attratto dalla simbologia delle piante e dal loro legame con la mitologia e la tradizione. Me lo consigliò anni fa una delle mie più care e longeve amiche, che condivide con me la passione per lo studio della botanica e degli usi delle piante spontanee. Non posso che consigliarlo anche io a mia volta, è davvero interessante!

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12 commenti su “Malva – Proprietà, utilizzi, raccolta ed essiccazione”

  1. questa volta ce la faccio! sono in montagna e qua sotto ho un terreno scosceso che pullula di piante di malva altissime (senza contare tutte quelle piccoline che sbucano qua e là nel prato di casa). ti dirò di più: è appena piovuto! deliziosa spruzzatina temporalesca seguita da cielo ceruleo. e ho appena finito di essiccare i petali di rosa (una barocchissima, profumatissima chinensis color borgogna che vanta almeno una sessantina d’anni, orgoglio della nonna)! e ho appena trapiantato una piantina di fragolina di bosco scovata dal signor Andrea (quello che regalò dominio e template) sempre là, dove cresce la malva. sono troppo soddisfatta. :3

    1. Claudia_GranoSalis

      Beh, la condizione è proprio perfetta direi…pure il temporale estivo! Capisco la tua soddisfazione…e invidio la fragolina di bosco!

  2. Ciao Claudia, un post più che esaustivo sul come non restare mai più senza malva! Proprio oggi, infatti, sul mio blog ho pubblicato una ricetta dove la uso per una ricetta e non ho potuto fare a meno di citarti, spero non ti dispiaccia! Intanto, è davvero un piacere averti incrociato per le vie del web, il tuo blog è davvero molto interessante e bello 🙂 A presto

    1. Claudia_GranoSalis

      Ciao Marianna, benvenuta! Sono tutt’altro che dispiaciuta per la citazione, sono andata ora a leggere il post scoprendo anche il tuo bel blog, che inizierò a tenere sott’occhio 🙂

      La malva è una pianta meravigliosa, e con questo tuo commento mi ricordi che devo sbrigarmi ad andare a raccoglierla, che l’estate è agli sgoccioli…

      Grazie mille per i tuoi complimenti, li apprezzo molto!

  3. La malva ha un fiore che mi è simpatico! e mi piace molto nelle tisane. Se la trovassi spontanea sui prati, mi piacerebbe coglierla e assaggiarla in insalata, ma mi devo accontentare di quella secca acquistata in erboristeria. Qualcuno prima o poi aprirà un “erbivendolo” in città!?! 😀
    baci MARI

    1. Claudia_GranoSalis

      Io devo confessare che la malva non era tra le mie piante preferite prima di conoscere meglio questa pianta…ora la adoro! Quei fiori sono davvero stupendi. Anche in insalata è molto buona, io aggiungo spesso fiori e foglie, e anche le foglie cotte sono ottime, ad esempio da aggiungere a foglie più amare come la cicoria o la piantaggine. L’erbivendolo in città ci vorrebbe davvero! Ma la pianta è comunissima anche nei giardini, se hai qualche amico o parente con un pezzetto di verde davanti casa ti consiglio di andare a sbirciare, qualche semino ci arriva sempre 🙂
      Baci!

      1. Buon giorno. La malva essiccata si deve (sbriciolare ?)quando è secca al punto giusto!
        Grazie ????

        1. Non è chiarissima la punteggiatura, ma credo fosse una domanda, giusto? 🙂 Io di solito la lascio intera una volta essiccata e la sbriciolo al momento con le mani, quando la utilizzo per l’infusione.

  4. Ivana Rebecchi

    Ma la malva si può raccogliere anche a fine ottobre? Nei prati vicino a casa mia ora è stupenda!

    1. Sì Ivana, certamente! Non è propriamente il suo tempo balsamico, ma va benissimo. Anche io a inizio autunno la ritrovo spesso bella rinvigorita.

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