Tisana alla calendula, un regalo di aprile


“Amore, quanto mi piace la primavera!!”, gli ho detto in un pomeriggio di metà aprile, abbracciandolo, col sole e il vento addosso, davanti all’immenso mare verde di grano agitato, con quello strano effetto slow-motion da sembrare quasi irreale. L’abbiamo attraversato tante volte, quel sentiero, ma proprio quel giorno abbiamo scoperto un nuovo piccolo angolo selvatico, nascosto dietro i capannoni agricoli e il vecchio podere abbandonato a metà percorso: calanchi, biancane, una distesa di artemisia cretacea che non c’era nemmeno bisogno di strofinare per avvertirne l’aroma penetrante (bastava il movimento del vento, per farlo spargere tutt’intorno, tante erano le piante sotto di noi), e un punto panoramico a picco sul calanco, tra piccoli meli in fiore e il giallo intenso delle crucifere in lontananza.

apríle lat. APRILIS, […] trae per alcuni origine dal gr. APHRÓS, spuma, donde secondo la favola nacque Venere, detta anche Afrodíte, alla quale era consacrato quel mese. Altri meglio derivano questo nome dal lat. APERÍRE, aprire, perocché esso schiudala terra a produrre erbe, biade e germi d’ogni frutto. […]; fig. Giovanezza.

Dal Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani

Aprile, quando finalmente l’inverno si fa davvero lontano, è puro amore: i bordi delle strade che si tingono del bianco degli ombrellini di Puglia, del giallo della senape selvatica e del rosso dei primi papaveri, ogni tanto accompagnati dal viola della salvia pratense e dei muscari, sullo sfondo verde dell’avena selvatica. Il tepore che arriva deciso già a metà mattina, il vento fresco che soffia ogni tanto, a rinfrescare la pelle colpita dal primo sole e a smuovere i soffioni del tarassaco e del senecio, le rondini che inaspettatamente irrompono nella piccola sala-cucina dalla finestra ancora non protetta dalla zanzariera, portando qualche secondo di puro e allegro caos. Le braccia che si scoprono, le spalle che si rilassano, la voglia di abbandonarsi al languore del lungo pomeriggio, e quegli uccelli che cantano anche la notte, li sento prima di andare a dormire, come fossero in pieno giorno.

Avevo dimenticato, fino alla scorsa settimana, il lato oscuro di aprile, il color rosso ruggine dei campi diserbati, quelle strisce di morte artificiale così anacronistiche in mezzo alla vitalità dirompente della rinascita primaverile. L’ho notato per primo nel campo di paulownia vicino casa, poi, quello stesso giorno, ho visto il trattore attrezzato per spruzzare erbicidi entrare nei campi proprio dietro al borgo dove abito. Me lo sono poi beccato in azione un tardo pomeriggio tornando verso casa in bici, controvento, accelerando a più non posso per lasciarlo dietro di me e non respirare ciò che stava spruzzando nel campo affacciato sulla strada. L’aridità di certa agricoltura, che nonostante la crescita del bio, certificato e non, va ancora per la maggiore, è sempre un colpo al cuore, ogni primavera.

Ma conosco i miei angoli incontaminati, non distanti da dove vivo, dove rifugiarmi e dove fare i miei raccolti selvatici. Come quella pieve abbandonata, affacciata sugli incolti in una vallata a scarsissima densità abitativa, quella che mi ha fatto scoprire una cara amica durante una passeggiata invernale lo scorso anno e dove, a sorpresa, ho trovato tanta, tanta calendula, accanto ai profumatissimi narcisi di gennaio. Ci sono tornata qualche giorno fa, in solitaria, a rifare scorta di fiori per il mio oleolito. Gli impegni di queste due settimane intense non volevano concedermelo, questo tempo, ma me lo sono preso, togliendone al sonno e trovandovi forse più rigenerazione rispetto allo starmene qualche ora in più sotto le coperte. L’aria non era propriamente fresca quel giorno, ma tutto intorno a me esplodeva di vita nuova, dalle fioriture nei prati, agli arbusti carichi di profumi e ronzii, fino alle giovanissime foglie pubescenti delle querce, le ultime a spuntare sui rami, tra tutti gli alberi che popolano questi boschi e radure.

Aprile sa come curare l’anima, e non soltanto quella: tante piante officinali dalle proprietà più disparate sono ora nel loro momento balsamico. La melissa, ad esempio, e il biancospino, in parte l’ortica e anche il tarassaco. E la calendula, che tra poco inizierà ad abbandonarci al caldo estivo, lei che ama il sole ma non lo sopporta in eccesso. Lì accanto al vecchio podere in rovina e sotto i due grandi ulivi ho approfittato, col massimo rispetto, della sua grande generosità, riempiendo le dita e le narici del suo aroma intenso e persistente. Delle sue tante virtù vi ho parlato anni fa, alla fine della vendemmia, e vi ho spiegato come prepararci un oleolito, che ho rimesso in macerazione da non molto.
Qualche fiore l’ho lasciato fuori dal grosso vaso riempito d’olio e l’ho voluto utilizzare in infuso, insieme ad alcune delle sue droghe sinergiche, che crescono in questo periodo: le foglie della malva, ad esempio, che potenziano le sue virtù antinfiammatorie, come anche i primissimi fiorellini di sambuco, sbocciati sulle piante più esposte alla luce vicino al paese. A loro ho unito della menta, rinfrescante e antispamodica, proprietà quest’ultima che condivide con la calendula. Una tisana di fiori e foglie fresche, dosati un po’ a occhio, che pur senza avere bisogni specifici da curare, come spasmi uterini o di altro genere e infiammazioni in corso, è stata la mia cura per delle giornate un po’ difficili, cariche di impegni e di emozioni, insieme alla raccolta e agli ultimi corsi.

Vi lascio qui il mio mix e anche una versione per poterlo replicare in maniera più precisa con droghe essiccate, in modo da poterla conservare e usare quando ne avete più bisogno. In fondo alla ricetta qualche appuntamento interessante!

// Tisana antinfiammatoria e antispasmodica alla calendula //

°° Ingredienti °°

Versione fresca:

  • 500 ml d’acqua
  • 10 fiori di Calendula arvensis (se usate la C. officinalis usatene 4 o 5)
  • 1 cucchiaio di fiorellini di sambuco (Sambucus nigra)
  • 1 cucchiaio di foglie di malva o malvone, spezzettate (Malva sylvestris, M. alcea o altre specie)
  • 1 cucchiaino di foglie di menta (Menta spicata, M. piperita o quella che avete a disposizione) spezzettate

Versione essiccata, da conservare e usare nelle dosi di 1 cucchiaio per tazza da 250 ml:

  • 40 g di fiori di calendula
  • 25 g di fiori di sambuco
  • 25 g di foglie e fiori di malva
  • 10 g di foglie di menta
Per preparare l’infuso procedete in questo modo, sia con le droghe fresche che con quelle essiccate: portate l’acqua al primo bollore, spegnete il fuoco e immergetevi le erbe; girate con un cucchiaio in modo da farle immergere per bene, poi tappate con un coperchio e lasciate in infusione per 10 minuti. Filtrate, strizzate bene il residuo e bevete a piccoli sorsi, trattenendoli un po’ in bocca.

A proposito di buona agricoltura, quella che non semina morte e sterilità insieme al cibo da raccogliere, vi segnalo una rassegna di documentari che sto contribuendo ad organizzare. Se abitate a Siena e dintorni potete venire alle proiezioni, tutte a ingresso gratuito. Se invece no, segnatevi comunque i titoli, che magari poi potrete vederveli a casa o in qualche altra proiezione in giro per l’Italia; sono in gran parte piccole produzioni indipendenti, che vale la pena sostenere. I film in programmazione (rispettivamente 8, 17 e 28 maggio) sono Con i piedi per terra, di Andrea Pierdicca e Nicolò
Vivarelli, Resistenza Naturale, di Jonathan Nossiter e Il tempo delle api, di Rossella Anitori e Darel di Gregorio. Qui più dettagli sugli eventi.

E a proposito, invece, di erbe, il corso di Asciano parte oggi pomeriggio, e sarà molto partecipato, contro ogni nostra aspettativa, viste le difficoltà organizzative e i ritardi nella promozione. Grazie a chi ci sarà! Questo vuol dire che se volete unirvi per il secondo incontro, che sarà sabato 19 maggio, potete farlo, scrivendo a [email protected]. Sabato 26 maggio invece ci rivediamo a Félsina, trovate più info nella pagina dei corsi e negli eventi su facebook.

6 commenti su “Tisana alla calendula, un regalo di aprile”

  1. Aprile e maggio sono mesi bellissimi, che ogni anno attendo con la stessa trepidazione, sapendo che non mi deluderanno. Non solo perchè hanno tra le vene la rinascita, ma perchè simboleggiano il calore che finalmente esplode libero, senza arrivare a bruciare come in estate. Sa essere delicato, quel calore. Sa accarezzare fiori e campi, parla con voce pacata e noi ascoltiamo cosa ha da dirci, come hai fatto tu, che hai raccolto e ascoltato tutto il suo giallo! Sai bene quanto ami le tisane, adesso inizio a gustarle anche fredde, proprio come facemmo insieme quando sei venuta qui sul mio balcone. E’ passato troppo tempo, Claudia, dovremmo rifarlo 😉

    1. Quando riuscirò a tornare a Roma mi sa che sarà già tempo di granita 🙂 Ma magari anche di una bella tisana fredda, come giustamente suggerisci! Difficile dire se abbia un mese preferito, ognuno sa farsi amare a suo modo…ma sì, per aprile e maggio ho un amore particolare anche io, che forse sovrasta tutti gli altri. Ora poi, dopo la pioggia, le fioriture sono ancora più brillanti!

  2. Ciao Claudia
    per la rassegna di documentari 8, 17 e 28 maggio
    Dato che non ho facebook, ti chiedo una gentilezza :
    è possibile sapere dove e a che ora ci saranno le proiezioni ?
    Grazie infinite,Cinzia

    1. Ciao Cinzia! Scusami, e anzi grazie per avermi ricordato che avrei dovuto aggiornare il post una volta uscite altre notizie sul web, più accessibili. L’ho appena fatto, ma ti metto anche qui nel commento il link che puoi visitare: https://www.mondomangione.it/2018/04/30/casca-mondo-casca-la-terra-seconda-edizione/. Ci vediamo lì, se ci sarai! Io presenterò l’evento del 17 e ci dovrei essere anche a quello dell’8, se mi fanno chiudere bottega in anticipo 🙂

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