Misticanza d’erbe saltata in padella


I pruni sono ormai sfioriti da tempo, in una pioggia leggera di petali rosa portati nell’aria da un soffio di vento delicato. Lo sfiorire, per un albero, ha un’accezione ben diversa da quella che ha per noi umani; lo sfiorire, per un albero, è ben distante dal decadere, è promessa di nuova vita. I calici dei fiori si ingrossano, gravidi, segno che i fiori hanno svolto il loro ruolo, che l’impollinazione è avvenuta e che ci saranno presto i frutti, preziosi scrigni che portano in sé la nuova generazione.

Da brezza gentile, il vento si è trasformato in bufera. L’ho percorsa in tutte le direzioni, sentendola soffiare forte alle spalle, come un sostegno inaspettato che rende leggeri e veloci i passi, e poi ostile, in pieno petto e in pieno viso, a ostacolare il cammino, a rendere ogni movimento una battaglia da vincere.
Poi, finalmente, è arrivata la pioggia, a dare sollievo alla terra riarsa. Da lì, tutto è esploso così velocemente da rendere impossibile lo stare al passo con la rinascita, il riuscire a osservare tutto con la calma che vorrei.

Il periodo di maggior vigore della natura coincide sempre con quello in cui sono in assoluto più impegnata e in difficoltà sotto tanti aspetti. Mi sento ogni volta come una madre che si perde il meglio della crescita dei suoi piccoli, incastrata nei propri doveri e personali disastri. Vorrei fermarmi di più ad osservare, a raccogliere, a studiare, anche a fotografare e scrivere, ma la primavera, come al solito, mi ha travolta. Va troppo veloce per me, per come sono ora.
I bordi delle strade sono già tinti di quel misto di giallo, viola e bianco che inizia a odorare di maggio. Mancano solo il rosso, quello dei papaveri, a completare la tavolozza, ma li vedo, sono pronti ad unirsi alla celebrazione, sono cresciuti moltissimo da quando ho pensato che wow, messi così su questo terrapieno nuovo, senza altre erbe intorno, soli sulla terra, fossero perfetti da fotografare per fare finalmente quel post monografico che pensavo. Ma ora sono quasi in fiore e di erbe intorno ne hanno tante altre.
Mentre guido verso Firenze per un incontro di lavoro, i lati della statale sono invasi di lunaria in fiore. Un vero spettacolo di colore, da rotolarcisi dentro. Al ritorno, alla stessa altezza, il parabrezza viene invaso da una fitta neve, quella che i pioppi hanno già iniziato a liberare nell’aria. Da me invece, è ancora presto, hanno appena tirato fuori le prime foglioline argentee accartocciate, mentre ai loro piedi, ai margini del bosco, l’alliaria è in piena fioritura.
Percorrendo la strada che dal parcheggio mi porta in centro città, costeggio il giardinetto di una casa sfitta, con l’erba alta, le piante libere di fiorire e creare il loro perfetto equilibrio. C’è tanto aglietto selvatico in fiore, l’Allium neapolitanum, bello, candido e allegro. Al ritorno non posso fare a meno di coglierne un po’, per portarne qualche stelo sulla mia tavola, in un vaso improvvisato. Quella vista mi dà gioia, e so che durerà a lungo.

Mi càpita più spesso ora di guardare le piante a bordo strada che in pieno campo, ma non del tutto. Quando lavoro da casa, il tempo per portare Urano a fare una corsa lo trovo sempre, e a quel punto anche la raccolta, ogni tanto, riesce a trovare spazio. Il tempo e la testa di farne piatti originali ed elaborati invece no, mi mancano proprio, ma è sempre così necessario? Non sono una chef, solo una persona che ama cucinare e soprattutto mangiare bene, da ogni punto di vista. Quando lo spazio per cucinare è poco, mi resta il mangiare bene, e le misticanze crude o cotte, in primavera, sono tra i modi più semplici per portare buon cibo in tavola. Tante erbe adesso sono già parecchio cresciute, e il cotto spesso si impone sul crudo, come oggi. Raccolgo solo quello che mi serve, pulisco in campo, cuocio rapidamente. Incredibile, ci scappa addirittura una foto! E un articolo da pubblicare :).

Scelgo il papavero, perché è il suo momento. La cicoria, perché non può mancare. La radicchiella vescicaria, per l’abbondanza e perché sta per andare in fiore. Qualche foglia di piantaggine, che ultimamente l’ho un po’ trascurata. Qualche crespino, per bilanciare l’amaro insieme al papavero.
Avrei potuto fermarmi a tre varietà, ma vengo sempre trascinata dall’entusiasmo di fronte all’abbondanza; ad ogni modo, in cucina come nella composizione di tisane, non amo mischiare troppe specie di piante, mi pare si perda un po’ il loro sapore peculiare o la loro efficacia.
Ricapitolando con i nomi botanici, il mio mix l’ho composto con:

ERBE AMARE:

Cichorium intybus
Crepis vescicaria
Plantago lanceolata

ERBE “DOLCI”:

Papaver rhoeas
Sonchus asper

Il vostro può essere diverso, a seconda di quello che trovate. Personalmente dò prevalenza alle erbe amare, bilanciandole con poche dal sapore più delicato. Ecco qualche possibile sostituzione, per misticanze cotte:

ERBE AMARE:

Qualsiasi altro genere di radicchiella (Crepis sp.), aspraggini (Helminthotheca echioides e Picris hieracioides), tarassaco (Taraxacum officinale), erba di Santa Barbara (Barbarea vulgaris), boccione (Urospermum dalechampii).

ERBE “DOLCI”:

Silene bianca (Silene latifolia), ortica (Urtica dioica), vetriola (Parietaria officinalis), qualsiasi altro genere di crespino (Sonchus sp.), rapini selvatici (Sinapis arvensis), borragine (Borago officinalis), viperina (Echium vulgare), borsa di pastore (Capsella bursa-pastoris), malva (Malva sylvestris).

Sono solo dei suggerimenti, che non esauriscono le possibilità.
Ho riempito il cestino in fretta, che quando le rosette sono ormai cresciute fare un raccolto abbondante è un attimo. L’ho poggiato a terra a metà del campo e ho dato più energia a Urano, che è contento solo quando ha l’attenzione tutta per sé. Il vento è cambiato all’improvviso, scompiglia i soffioni dei tarassachi, che riempiono il campo, a centinaia, di ovatta candida, tra il giallo acceso delle radicchielle. La pioggia sta arrivando; nel pomeriggio, il primo temporale di questa primavera giocherà a lungo con i raggi del sole.

Altre occasioni per stare a contatto con le erbe per fortuna le ho, e sono i miei corsi, con relativi sopralluoghi. Sabato scorso c’è stato il primo incontro di quello ad Asciano, con passeggiata e laboratorio erboristico. Eravamo al completo, un bellissimo gruppo variegato. Per l’incontro di maggio c’è ancora qualche posto, i riferimenti li trovate nella pagina corsi qui sul blog e nell’evento facebook.

Vi invito soprattutto ad esserci domenica 5 maggio ad Archeologia Arborea, a Lerchi, vicino Città di Castello (PG). Sarà una giornata speciale, in un posto ancora più speciale, a sostegno di un progetto che ha un enorme valore, insieme a tanti altri sparsi per il mondo, per la conservazione della nostra biodiversità agricola, che ha subito perdite enormi nel corso degli ultimi 70 anni. Osservare la diversità selvatica passeggiando tra meli, peri, susini, fichi, peschi e non solo dai nomi ormai sconosciuti ai più sarà una bellissima esperienza; lo sarà certamente per me, spero anche per voi! Come sopra: i riferimenti li trovate nella pagina corsi qui sul blog e nell’evento facebook.

Prima ancora, vi aspetto come ogni anno a Chiusure, alla festa del carciofo. Sarò presente con tre passeggiate, il 25, 27 e 28 aprile mattina. Non so ancora darvi molti riferimenti, che ne sono un po’ all’oscuro pure io :). Ma seguite la pagina facebook della festa, la trovate qui, forse uscirà una locandina a un certo punto.

Presto aggiornerò il sito anche con altri appuntamenti, restate connessi. E intanto, saltatevi in padella queste erbette con un aglio degno di questo nome, un pizzico di peperoncino e olio buono in quantità.

// Misticanza d’erbe saltata in padella //

°° Ingredienti °°

  • un bel cesto di erbe selvatiche da cuocere (leggete il post per più dettagli sul mio mix)
  • 1-2 spicchi d’aglio
  • peperoncino a piacere
  • olio e.v.d’oliva
  • sale marino integrale
Tagliate via il colletto dalle erbe, poi lavatele più volte fino a vedere l’acqua limpida. Nel frattempo mettete sul fuoco una pentola capiente con poca acqua.
Mettete le erbe in pentola e tappate con un coperchio: appassiranno pian piano col vapore. Cuocetele per 10-15 minuti, poi scolatele e fatele intiepidire.
Strizzatele bene con le mani formando le classiche pallette, che se non mangiate tutte potrete conservare in frigo per qualche giorno, o in freezer per qualche mese. Scaldate olio generoso in una padella e fatevi imbiondire l’aglio tagliato in quarti e un pezzetto di peperoncino secco.
Eliminate aglio e peperoncino e mettete le erbe in padella, dopo averle grossolanamente tritate. Salate, saltate per 2-3 minuti e servite con un filo di olio a crudo.

4 commenti su “Misticanza d’erbe saltata in padella”

  1. Mi ritrovo sempre nei tuoi post… tempo zero, idee tante, problemi e e caos lavorativi e famigliare pure troppi, voglia di fermarsi tanta!
    La misticanza non manca mai in questo periodo dell’anno, peccato che devo ripiegare più sul dolce per via dei bambini!
    Buona primavera!

    1. E’ un male comune, purtroppo ;). Ma incredibilmente ho già in cantiere il prossimo articolo…e ci sarà una misticanza dolce!
      Buona primavera a te, ti auguro un po’ di quiete almeno in questi giorni festivi, un abbraccio!

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