Insalatini di ravanelli con foglie di mirto e timo

Insalatini di ravanelli con foglie di mirto e timo 1
Inizio la filtratura dell’ultimo oleolito, dopo la lunga macerazione al sole. Alla calendula segue la camomilla, poi arriva l’iperico, e infine c’è lui, non oso dire il mio preferito ma potrei, l’elicriso.
Strizzo con forza il residuo di fiori impregnati d’olio torcendo il tovagliolo di stoffa; ciò che resta sulle mani lo lascio assorbire dalla gamba destra, fin giù alla caviglia, lì dove quella vespa mi ha punta l’altra mattina. L’odore mi resta addosso tutto il giorno, quell’odore tenace, deciso, penetrante, quell’odore capace di rapirmi il cuore e la mente.
Filtro di nuovo, attraverso una trama più fine. L’olio cade goccia a goccia nel vaso pulito.
I raccolti principali sono al sicuro ora; forse proseguiró con la lavanda, se il mio padrone di casa mi porterà anche quest’anno le sue potature. Intanto, quella malinconia da estate che si fa via via più buia mi assale già.

Luglio si è chiuso con nuove, violentissime piogge; tempeste di fulmini stavolta, dopo quelle di vento di qualche settimana prima, che, ho scoperto poi, sono state capaci di spezzare di netto il tronco niveo del pioppo bianco sull’argine vicino al recinto del pastore, e di ferire forse a morte quel vecchio cipresso scapigliato, vicino al mio campo preferito.
Violente, sì, ma rigeneranti, per i nostri corpi, fiaccati dall’ultima grande ondata di caldo, e per la terra, me lo dicono i tarassachi che stanno ributtando tenere foglie da insalata, dalla scorza dura del mio giardino.

Dopo le piogge, una volpina ha preso ad aggirarsi intorno alla curva appena prima del borgo dove vivo. Si apposta all’ombra del boschetto di acacie a bordo strada, a darsi qualche grattatina e guardarsi attorno, o ai margini del campo di girasoli, da cui si affaccia con quel suo musetto curioso. E’ insolitamente tranquilla al passaggio umano, ma entro certi limiti: se mi fermo e le parlo dal finestrino della macchina se ne sta lì, ad appena un paio di metri di distanza, mi guarda e si lascia guardare; se però accosto poco più avanti e scendo per avvicinarmi, si rifugia sotto i girasoli, e continua a osservarmi da lontano, al riparo degli enormi capolini ormai appassiti.
Nemmeno il tempo di farmi tentare dal pensiero romantico di addomesticarla, come nel racconto di Saint-Exupéry, che già si è dileguata, da giorni non la vedo più.

La fauna selvatica attrae e affascina, come quegli amanti sfuggenti, che concedono così poco di sé. Diversamente dalle piante, gli animali possono muoversi rapidamente e nascondersi, lasciandosi trovare per lo più soltanto dagli osservatori più pazienti e caparbi. Anche alcune piante sanno nascondersi bene e mettere alla prova la nostra tenacia, ma una volta scovate non possono balzare via e rifugiarsi nella tana :). Addomesticarle è stato ed è certo più semplice, grazie anche a cicli riproduttivi più rapidi e adattamenti più veloci.

Chi avrà pensato per primo di lasciar ingrossare e colorare la radice del Raphanus raphanistrum fino a farlo diventare il ravanello che conosciamo oggi, la subspecie sativus? Fatto sta che, da questa felice intuizione, è nato questo piccolo ortaggio, che, ho scoperto grazie al bel manuale di Grazia Cacciola L’Orto Naturale for Dummies, ha un ciclo di crescita brevissimo ed è tra i più facili in assoluto da coltivare, anche in vaso. Ebbene, sì, ci sono riuscita pure io. Dopo esperimenti falliti per errori da principiante (o piuttosto da ignorante), quest’anno ho raccolto i miei ravanelli. Non ne ho fatti una vagonata, preparando tanti vasi a scalare come suggerisce Grazia, ché piacciono solo a me e solo a piccole dosi, ma vi confermo che, se li ho raccolti io, potete farlo tutti.
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Ho voluto provare anche a conservarli, ma non erano abbastanza, così mi sono affidata a quelli variopinti e multiformi dell’Aia di Lola, che vi avevo già presentato qui. Insieme, i ravanelli formavano un bel mucchietto, ideale per quello che avevo in mente, ossia farci degli insalatini. Così vengono chiamati gli ortaggi a fermentazione breve (ma spesso anche quelli a fermentazione più lunga), molto semplici da preparare anche per chi non abbia grande dimestichezza coi processi fermentativi. Basta mescolare le verdure con del sale, metterle sotto pressione per poche ore perché tirino fuori i loro liquidi, poi conservarle in frigo e consumarle pian piano. Non svilupperanno tutti i benefici delle verdure fermentate più a lungo, ma saranno già arricchiti di sostanze probiotiche, mantenendo vitali vitamine ed enzimi.
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Usateli per guarnire insalate, come piccolo antipasto, nella farcitura di panini o piadine. Io ho scelto di aromatizzarli aggiungendo foglie di mirto, raccolte dalla pianta che ho scovato lo scorso anno, e di timo, oltre ai classici semi di senape, ma potete cambiare aromi oppure ometterli del tutto.

// Insalatini di ravanelli //

°° Ingredienti °°

  • un bel mazzetto di ravanelli
  • qualche foglia di mirto
  • due rametti di timo
  • 2 cucchiaini di senape in grani
  • acidulato di umeboshi q.b.
  • sale marino integrale
Insalatini di ravanelli con foglie di mirto e timo 4Mondate i ravanelli dalle foglie, che se ancora ben fresche potete usare per un pesto, come vi ho raccontato qui. Tagliateli a fettine molto sottili con una mandolina o con un affetta-tartufi, oppure a mano con un coltello affilato.
Insalatini di ravanelli con foglie di mirto e timo 4Salate i ravanelli e mescolateli con le mani, poi unite le foglie di mirto spezzettate, quelle di timo e la senape e mescolate ancora. Sistemateli in un vaso di vetro in modo da lasciare meno aria possibile tra le fette.
Insalatini di ravanelli con foglie di mirto e timo 4Ora sistemate un peso sui ravanelli in modo da schiacciarli per bene e farne fuoriuscire il proprio liquido. Io ho usato un barattolino di vetro con diametro poco più stretto rispetto al vaso dei ravanelli riempito di sassolini. Invece di riempirlo di qualcosa, potete mettere anche un altro peso in equilibrio (stabile :)) sul vasetto, tipo un mortaio o un barattolo pesante.
Insalatini di ravanelli con foglie di mirto e timo 4Lasciate fermentare per almeno 6 ore e fino a 16, poi unite poco acidulato di umeboshi, soprattutto se il liquido dei ravanelli non è abbastanza da coprire per bene i ravanelli, tappate il vaso e conservatelo in frigo fino a un mese. Se non avete l’umeboshi, potete usare anche salsa di soia, se vi piace, oppure acqua salata.

Altre informazioni utili

– I ravanelli potete ancora seminarli fino a novembre! E poi di nuovo a partire da marzo. Il periodo buono per coltivarli è tanto più lungo quanto breve è il tempo dalla semina alla raccolta, a volte appena 20 giorni. Io ho seguito i consigli di Grazia, come vi dicevo, e ne trovate tanti altri nel suo L’Orto Naturale for Dummies, zeppo di informazioni e molto completo, per coltivare tutti i principali ortaggi in terra e in vaso.

– A proposito di raccolte selvatiche invece, se avete la fortuna di imbattervi nell’antenato del ravanello, il Raphanus raphanistrum già citato nell’articolo, non lasciatevelo scappare (sarà facile, non è una volpe :)). Io non l’ho finora mai trovato, ma so che le sue foglie sono tra le più buone e saporite tra tutte le crucifere selvatiche, crude o cotte. Potete mangiarne anche radice e fiori.

– Alla fine un altro oleolito, quello di lavanda appunto, l’ho messo a macerare, appena dopo aver scritto questo post. Mi ha invitata a raccogliere Pamela, di Amelia Petit Maison, che avevo già ho citato nel mio articolo della scorsa settimana. Non riuscite a reperirne i fiori? Provate a scrivere a lei e ordinatene qualche sacchetto, insieme magari a un cofanetto confezionato a mano con tutti i suoi prodotti a base di lavanda. Guardate qui che belli che sono.

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