Iperico e olio di iperico – Riconoscimento, raccolta, proprietà e preparazione dell’oleolito

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La prima decade di giugno è pura magia. Nel giro di pochi giorni il paesaggio cambia in modo repentino, in un’impeto ansioso di lasciarsi l’infanzia primaverile alle spalle e correre verso la pubertà estiva, carica di sensualità, di progetti, di vita esplosiva che matura veloce avvolta nel languore, verso l’età adulta. Anche osservando il paesaggio giornalmente, è come ci si svegliasse di colpo ad una realtà mutata, dove il verde è divenuto oro, esaltato dai lunghi tramonti.

L’estate inizia ben prima del solstizio, così come la primavera si palesa, a sguardi attenti, ben prima dell’equinozio. È qui già ora,  si rivela nelle precoci fioriture delle scabiose, nei boccioli delle carote, nei colori delle centauree più intraprendenti e nel turgore dei carciofi selvatici. Così come nei primi fiori di iperico, il fiore del sole, della luce e della sua celebrazione, che qui comincia spesso a sbocciare già verso metà maggio, se la primavera è stata calda.

Iperico e olio di iperico - Riconoscimento, raccolta, proprietà e preparazione dell'oleolito 1
L’iperico è una pianta perenne che si lascia trovare facilmente, in campagna come in città, in pianura come in montagna, considerata addirittura infestante, in certi contesti, per la sua facilità ad attecchire in ambienti diversi e su terreni smossi. Facile da individuare, sì, ma per esperienza non sempre negli stessi luoghi. Raccolgo fiori di iperico ogni anno da almeno 10 anni, e ogni estate mi ritrovo a tornare nei luoghi dell’anno prima e a non ritrovarlo più. Trovandomi costretta così a iniziare di nuovo la ricerca, magari nel posto di un paio di anni prima, da dove era puntualmente sparito l’anno successivo, o in un posto ancora nuovo. In ogni caso, non è difficile alla fine ritrovarsi davanti a una bella colonia abbondante, magari in un oliveto, dove ho raccolto quest’anno, in un noceto, dove è capitato l’anno passato, ai margini di un campo coltivato a foraggio, in cima all’argine del fiume, quando il fieno viene tagliato.
Basta mettere un radar mentale verso la fine di maggio, che gridi “iperico!” alla vista del 5 petali dai margini puntinati e dei lunghi stami giallo intenso.

Certo non sono nella prima decina dei fiori più belli della stagione (vogliamo mettere con l’eleganza di visnaghe e ridolfie? Con la grazia di un fiore di cicoria o di carota? O ancora con le imponenti infiorescenze acerbe degli scardaccioni?) ma sono piacevoli alla vista e soprattutto molto facili da distinguere. Hanno un portamento discreto, crescono fino a massimo un metro di altezza; da uno stelo centrale, leggermente lignificato alla base, partono coppie di rametti fogliari opposti, coppie che si dispongono più o meno perpendicolari tra loro lungo lo stelo principale. In cima agli ultimi rametti apicali si formano corimbi di fiori gialli, a 5 petali, con lunghi filamenti al centro. Sia i petali dei fiori che le foglie sono contornati da minuscole ghiandole scure, che appaiono alla vista come piccoli forellini (da qui il nome della specie perforatum).
Un buon modo per essere certi di riconoscere l’iperico, che resta comunque tra le piante più facili da distinguere, è di stropicciare tra le dita qualche fiorellino: si tingeranno leggermente di rosso scuro, la stessa tinta che regala un raccolto di fiori a scopo medicinale. Quelle ghiandole intorno ai petali sono infatti minuscole ampolle che contengono le principali sostanze funzionali della pianta, ipericina e iperforina, che rompendosi rilasciano il loro colore, sulle dita, nell’olio in cui verranno macerati, in una tintura madre.

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L’iperico è una pianta indigena qui da noi, ma si è diffuso in ogni parte del mondo. Dà il nome alla famiglia di cui fa parte, quella delle hypericaceae, e cresce dal piano fino ai 1600 metri.
Può fiorire da aprile ad agosto, a seconda di latitudine e altitudine, tradizionalmente però viene raccolto al solstizio d’estate, il 21 giugno, o a cavallo di San Giovanni, il 23-24 giugno. Nell’Europa pagana pre-cristiana era il periodo in cui si celebrava il principio femminile, l’energia della terra, la fertilità e l’abbondanza, così come veniva celebrato durante il solstizio d’inverno il principio maschile e l’energia del cielo. Col sovrapporsi della tradizione cristiana a quella pagana, i rituali legati al solstizio d’estate sono stati proibiti, ma continuavano ad essere praticati, osteggiati dal clero. Fino a che invece di combatterli ha deciso di sfruttarli a proprio vantaggio, collegandoli a simboli cristiani: l’acqua magica della notte solstiziale viene associata al simbolo del battesimo, l’olio rosso di iperico, il sangue di Prometeo, diventa il sangue di San Giovanni.

Da quel momento l’iperico è chiamato anche erba di San Giovanni, non solo per il periodo di raccolta ma anche perché particolarmente legato ai rituali solstiziali, cristianizzati. Erba scacciadiavoli per eccellenza, veniva raccolto durante la notte del 23 giugno per tenere lontano il maligno in ogni sua rappresentazione, se ne intrecciavano corone da indossare sulla testa durante le danze intorno ai grandi falò che si accendevano quella notte, e da gettare poi nel fuoco o sopra i tetti delle case, per proteggerle dai fulmini e da altre sventure.

Le erbe raccolte durante la notte di San Giovanni si credevano dotate di poteri magici, o comunque si riteneva che le proprietà terapeutiche fossero potenziate dalle energie solstiziali. Non a caso proprio il 23 o 24 giugno a Roma, davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano, si è svolto per secoli un grande mercato di erbe medicinali, tenuto in grande considerazione fino a epoche recenti. Ho parlato meglio delle tradizioni simboliche legate all’iperico nell’articolo dedicato all’Acqua di San Giovanni, la preparazione rituale più conosciuta collegata a questo periodo, e in quello sulla tintura madre di iperico.

Come preparare l’oleolito

Notte magica per la raccolta delle erbe, quella del 23 giugno, grazie alla rugiada, la cosiddetta guazza di San Giovanni, che avrebbe conferito poteri particolari ai fiori. Ma che farà irrancidire il vostro olio, se volete prepararci un oleolito come vi spiego qui di seguito ;).

L’acqua è infatti acerrima nemica dell’olio e della sua conservazione nel tempo, motivo per cui raccogliere fiori asciutti, per la preparazione dell’oleolito, è decisamente una buona idea. Il momento migliore è a metà mattina, quando il sole ha già asciugato l’umidità notturna ma senza ancora aggredire la fioritura con un calore eccessivo. Va bene anche raccogliere quando fa più caldo, ma di certo non di notte o all’alba, quando la pianta è umida.

Per fare l’oleolito si utilizzano i fiori della pianta, freschi di raccolto, ma anche qualche fogliolina è benvenuta. La cosa più semplice è recidere le sommità fiorite con delle forbicine o con le dita, selezionando quelle più belle e lasciando i boccioli chiusi sulla pianta, perché continui a fiorire a beneficio degli impollinatori e della progenie della pianta stessa.

Io raccolgo usando direttamente il vaso che userò per la macerazione, in modo da regolarmi con la quantità. Va riempito per circa 3/4 della sua capienza, senza pressare i fiori. Tornata a casa stendo i fiori su un graticcio o su uno o più piatti, per farli asciugare un pochino e lasciar scappare ragnetti e insetti vari. Li lascio lì massimo per mezza giornata, poi li rimetto nel vaso.
A questo punto si versa l’olio a coprire completamente i fiori, fermandosi a un paio di centimetri dal bordo. La preparazione tradizionale vorrebbe l’olio d’oliva, che è assolutamente adatto per la preparazione, ma avendo sperimentato entrambi preferisco nettamente l’olio di girasole, biologico ed estratto a freddo, che dà come risultato un oleolito più leggero sulla pelle e meno aggressivo nell’odore. Potete usare anche oli cosmetici, come olio di mandorle, o un buon olio di sesamo, ma la spesa aumenterà: il girasole resta l’alternativa più economica.

Il vaso, o i vasi se ne preparate parecchio, va esposto alla luce diretta del sole per circa un mese. Io di solito lo macero per 28 giorni, un ciclo lunare, ma se è un’estate particolarmente nuvolosa o piovosa gli lascio qualche giorno in più, anche una settimana. Già dopo i primi giorni, vedrete l’olio tingersi di un intenso rosso rubino, un colore davvero bello.

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Iperico in macerazione giorno 1
Iperico e olio di iperico - Riconoscimento, raccolta, proprietà e preparazione dell'oleolito 4
Iperico in macerazione giorno 4

Non chiudete il coperchio sul vaso in maniera ermetica, durante la macerazione, ma lasciatelo appena poggiato sul vaso, per consentire all’eventuale umidità di uscire. Se tenete il vaso all’aperto, portatelo dentro casa per la notte, e tenete d’occhio il meteo per evitare di esporlo alla pioggia. Se è un mese particolarmente caldo, meglio metterlo al sole la mattina presto e toglierlo verso le 12 o le 13, in modo da evitare il sole più violento. Se fate l’intera macerazione dentro casa, preferite esporre il vaso sul davanzale di una finestra esposta ad est, che prenda il sole del mattino, altrimenti arrangiatevi col sole che avete, andrà bene.

Importante mescolare almeno una volta al giorno, ma se potete anche due. Indispensabile se usate fiori freschi, come nel caso dell’iperico (più in basso parlo della questione fiori freschi o secchi nella preparazione generale dell’oleolito). Mescolare scongiura il rischio che si formi muffa, quindi è davvero molto importante farlo. Usate un cucchiaio ovviamente asciutto, d’acciaio, di legno o come vi pare. A inizio macerazione i fiori tenderanno a salire in alto, ma col passare dei giorni si depositeranno più verso il basso. I fiori di iperico sono leggeri e poco consistenti, mescolarli è molto semplice, di più rispetto a elicriso, camomilla o lavanda.

Passato il periodo di macerazione l’olio va filtrato e travasato in bottigliette o barattoli di vetro scuro (anche chiaro, ma poi conservateli al buio), che andranno poi conservati in un luogo fresco. Si filtra almeno due volte, condivido il mio metodo: la prima tramite un colino a maglia molto fine foderato con un tovagliolo di stoffa, da poggiare un un vaso pulito e perfettamente asciutto; si versa tutto l’olio con i fiori e si strizza bene il residuo nel tovagliolo per liberare tutto l’olio di cui sono impregnati. La seconda la faccio usando un imbuto da conserva, quello col foro largo, poggiato su un altro vaso sempre pulito e perfettamente asciutto; dentro ci poggio un filtro da caffè americano e merso olio fino a dove posso. Il filtro farà passare l’olio goccia a goccia, ogni tanto rabboccate e fate altro finché la filtratura sarà completa. Alcune volte bastano queste due filtrature, molto spesso però l’olio è ancora torbido e ne faccio una terza, sempre col filtro da caffè, fino a ottenere un olio perfettamente limpido e senza alcun residuo sul fondo.

Se fate una macerazione come si deve e filtrate con attenzione, non ci saranno residui acquosi, ma per esserne totalmente sicuri vi suggerisco un metodo che ho trovato girovagando in internet, il cosiddetto metodo della bottiglia. Io l’ho seguito un paio di volte, ma non mi è uscita una goccia d’acqua, quindi ho smesso :). Se volete provare la procedura è in questo blog.

Fiori freschi o fiori essiccati? Esporre alla luce o coprire con una stagnola? Queste le domande più gettonate sulla preparazione degli oleoliti, e che mi facevo anche io al tempo della prima versione di questo articolo, pubblicato in origine il 2 luglio 2014, ma successivamente rivisto e aggiornato a luglio 2021.

Sull’iperico in verità non ho mai avuto dubbi, perché tutte le fonti concordano: fiori rigorosamente freschi e esposizione alla luce, altrimenti l’olio rosso così rosso non sarà. Negli anni e seguendo diversi insegnamenti da maestri erboristi, fitopreparatori e spagirici, oltre ad aver divorato libri, ho scelto di fare lo stesso per tutte le altre piante che macero. Uso sempre fiori freschi, se posso, e per fortuna posso quasi sempre. Sono più rischiosi, perché l’acqua presente nella pianta rischia di favorire la proliferazione di muffe, ma il fiore fresco è più potente. E se si fanno le cose con cura, la muffa non ci sarà. La pianta essiccata, tranne nel caso dell’iperico, può essere sempre usata con ottima efficacia, e la preparazione sarà meno soggetta a incidenti di percorso, ed è infatti il metodo che suggerisco a chi è agli inizi.
E allo stesso tempo ho scelto di esporre ogni pianta non solo al calore ma anche alla luce. Niente stagnola sui miei vasi, ma nulla toglie che possa avvolgere i vostri e dare comunque un ottimo risultato.
L’importante in ogni caso è…mescolare ;).

Proprietà dell’oleolito

L’olio che ricaverete è per uso esterno. Sarebbe il miglior vettore per l’iperico anche per uso interno, dal momento che le sue sostanze funzionali sono particolarmente liposolubili, ma macerando fiori freschi in olio potrebbe svilupparsi il botulino, quindi va evitata l’assunzione per via orale.

Le proprietà terapeutiche dell’olio rosso di San Giovanni per uso esterno, tramite massaggio sulla pelle, sono soprattutto cicatrizzanti, antinfiammatorie e antisettiche, si usa sulle scottature solari, sulle ustioni di primo grado, su piaghe, ferite, ulcere, eritemi. Mentre promuove il processo di riparazione della pelle, lenisce il dolore spesso causato dalla ferita in questione; per mia esperienza, cicatrizza in fretta e senza lasciare segni. Si usa anche per sciogliere contratture muscolari e articolari, come in caso di dolori della gotta e di sciatica. É lenitivo per la pelle dei neonati arrossata dai pannolini o da altre cause e per le irritazioni da rasatura o depilazione. Stimolando la ricostruzione cellulare è un buon antirughe, da applicare sulla pelle del viso da solo o anche in unione ad altri oli sinergici.

Molto utile in estate contro le punture di zanzara: appena iniziate a sentire il prurito, un po’ di olio di iperico massaggiato sul pizzico può essere immediatamente risolutivo. Per mia esperienza funziona anche sulle punture di ape, ma non su quelle di vespa, a cui sono particolarmente sensibile (per altri magari funziona). Viene usato anche per striciature di medusa, ma sono ben contenta di non averlo ancora sperimentato per l’evenienza. Per le punture di zanzara vale la pena preparate un piccolo vasetto di olio apposta per questo scopo, aggiungendoci volendo anche 5-7 gocce di olio essenziale di lavanda, che pure è utilissima contro le punture di insetti.

Insomma, di ragioni per avere una boccetta di olio di iperico in casa ce ne sono un bel po’: immancabile in ogni cucina, amatoriale o professionale, in orti e giardini, in una casa al mare come doposole, da portare con sé in estate, magari trasformato in unguento, per fronteggiare le invasioni di zanzare e insetti molesti.

Uso interno

Le proprietà dell’iperico non finiscono qui: come dicevamo l’oleolito è per uso esterno, ma infusi ed estrazioni alcoliche permettono invece l’uso interno. La preparazione più adatta è la tintura madre, che ho preparato anche qui sul blog, ed è conosciuta da qualche decennio soprattutto per le sue proprietà antidepressive e stabilizzanti dell’umore, ma non solo. L’articolo dedicato all’uso interno e alla sua preparazione lo trovate in questa pagina (mea culpa, è un articolo incasinato e da aggiornare, lo faccio al più presto!), insieme ad altre storie e leggende sull’iperico e ad altre nozioni su riconoscimento e raccolta.

Altre informazioni utili

Iperico e olio di iperico - Riconoscimento, raccolta, proprietà e preparazione dell'oleolito 5Come ho già accennato all’interno dell’articolo, questo post è stato pubblicato in origine il 29 luglio 2012, e successivamente rivisto e corretto a inizio luglio 2021. Dopo tanto tempo ed esperienza in più, e avendo molto cambiato il mio modo di scrivere e approfondire gli argomenti, era davvero necessario dargli una rinfrescata, anche se mi spiace sempre eliminare pezzi di scritti passati. Penso però che sia più importante dare informazioni il più possibile complete e utili. I commenti che seguono, fino a quello postato il 16 gennaio 2021, sono riferiti alla vecchia versione, che comunque sempre di olio di iperico parlava :).

Iperico e olio di iperico - Riconoscimento, raccolta, proprietà e preparazione dell'oleolito 5Da diversi anni produco oleoliti da piante raccolte allo stato selvatico qui in bassa Toscana, li imbottiglio e su richiesta li vendo e spedisco in tutta Italia. Se vi interessa qualcosa scrivetemi a [email protected], produco oleoliti e unguenti di iperico, calendula, elicriso, camomilla e lavanda.

67 commenti su “Iperico e olio di iperico – Riconoscimento, raccolta, proprietà e preparazione dell’oleolito”

  1. Mi prenoto per un vasetto in regalo!! Come sai mi avrebbe fatto comodo qualche settimana fa dopo la gita al lago..

  2. Un erborista di Pordenone con cui l’anno scorso, in settembre, ho fatto un’uscita per conoscere le erbe del territorio mi ha detto che l’oleolito di iperico è ottimo anche per uso interno, per tutti quegli usi che hanno reso celebre questa pianta: antidepressivo, stabilizzante dell’umore, depuratore del fegato, ecc…del resto un’azienda italiana di prodotti fitoterapici produce delle gellule composite per uso interno di varie piante, tra cui l’iperico, fatte di olio di semi di girasole.

    Complimenti per il blog!

    1. Claudia_GranoSalis

      Ciao Luca, grazie per i complimenti!
      In effetti anche io avevo letto di queste altre applicazioni dell’iperico, soprattutto come antidepressivo, ma a quanto ne so per uso interno, più che l’oleolito, si usano i fiori essiccati, sotto forma di infusi o di estratto secco con cui fare compresse. Tu sai se direttamente l’oleolito si può aggiungere ad altre preparazioni per uso interno? O si può proprio assumere a cucchiaini da solo? Grazie dell’intervento, mi interessa approfondire.

      1. Anche io credevo lo stesso, ma questo erborista che ha circa 80 anni ed ha una parte attiva nell’Unione Erboristi Italiani mi ha detto che l’oleolito può essere assunto da solo con un cucchiaino…ci provo questo inverno, per tirarmi un po’ sù, con il macerato che ho preparato ieri che era S.Giovanni 🙂

        1. Claudia_GranoSalis

          Grazie Luca, abbiamo trovato un’altra applicazione dell’oleolito! Buono a sapersi.
          Posso aggiungere invece, sempre per quanto riguarda invece le applicazioni esterne, che è ottimo anche per i cani. Il mio ha avuto di recente una brutta irritazione sull’inguine, con rossore forte e lacerazioni, ho iniziato a applicargli l’olio di iperico la sera e piano piano è regredita, fino a guarire completamente.

            1. Claudia_GranoSalis

              Lo è…credo che non sia a caso che sia la pianta centrale nei rituali del solstizio, insieme all’artemisia.

      2. Francesco Torrigiani

        L’uso interno non è sicuro perchè la procedura di preparazione dell’oleolito è a rischio botulino. Quindi una cosa è un prodotto acquistato in erboristeria e preparato da un professionista, altro è il fai da te. Lo faccio spesso anche io, ma per uso rigorosamente esterno. Non rischiate, il botulino è molto pericoloso.

        1. Ciao Francesco, ti ringrazio molto per questo tuo commento…è da molto tempo che devo aggiornare questo vecchio post, ho imparato nel tempo che in effetti l’uso interno degli oleoliti non è affatto appropriato proprio per le ragioni che spieghi anche tu. Ne parlavo proprio al gruppo nella passeggiata di riconoscimento che ho guidato oggi, osservando insieme l’iperico e parlando della preparazione dell’olio rosso. Purtroppo il tempo per stare dietro a tutto è sempre poco e ho procrastinato un po’ troppo la cosa, ma questa settimana lo aggiorno senz’altro, grazie di avermelo ricordato!

      3. Salvatore Gentiluomo

        Aiuto ho notato della muffa nella preparazione dell’olio. La cosa strana è che si è formata quasi in profondità, cosa devo fare? faccio in tempo a recuperarla?

        1. Eh, difficile 🙁
          Ti direi di provare a filtrarlo senza mescolarlo prima, cercando di lasciare tutti i residui sul fondo. Ne butterai un po’, ma magari il resto è salvabile!

  3. splendido. sono letteralmente affascinata dall’universo delle erbe e dei fiori, sia ad uso culinario che terapeutico e come te smanio dalla voglia di approfondire le mie conoscenze (pressoché nulle) in merito. per altro può sembrare cosa insignificante, ma io sono rimasta piuttosto colpita dal leggere di essere nata in un giorno, il 20 giugno, dalla carica simbolica tanto forte (probabilmente già lo sai, ma il solstizio d’estate oscilla tra il 20 e il 21 giugno, a seconda degli anni). è una scoperta molto interessante, ti ringrazio per avermi catturata, al solito, con i tuoi contenuti ricchissimi.

    P.S. io abito quasi in campagna e ho anche una casa in montagna che raggiungerò a breve: non è che mi daresti una mano a capire dove posso provare a cercare l’iperico? ci sono luoghi che predilige che potrebbero quindi facilitarmi l’impresa?

    1. Claudia_GranoSalis

      Ciao Haru!
      In effetti è un bellissimo periodo per nascere, nel momento di più grande energia del sole e di maggiore abbondanza della natura.
      Per quanto riguarda l’habitat dell’Iperico, cito direttamente dal mio librino sulle erbe selvatiche: “É spontaneo e comune nei prati e nei campi abbandonati, lungo le strade e i sentieri, sulle scarpate e, in generale, nei luoghi caldi e asciutti dalle coste alla fascia montana”. In effetti, l’ho notato proprio stamattina, cresce nel bosco dietro casa mia solo in un punto, che è quello in cui l’ombra degli alberi si dirada e la luce del sole arriva diretta, quindi il punto più caldo e asciutto del bosco. L’anno scorso invece l’ho raccolto in uno spazio aperto, tra i cespugli che dividevano un sentiero da un campo di grano. Adesso è proprio il suo momento, ma di certo se sali in montagna la fioritura sarà più tardiva.

  4. Ciao, scrivo per un consiglio: un paio di settimane ho cominciato anch’io a preparare quest’olio, ma solo ora ho scoperto che di tanto in tanto il vasetto va aperto e mescolato: dici che ho compromesso la qualità dell’olio o posso ancora recuperare? Ogni quanto è il caso di mescolare?
    All’aspetto mi sembra tutto nella norma. Non so se questo possa cambiare le cose, ma considera che i primi giorni, su consiglio di un altro sito, ho tenuto il vasetto senza coperchio ma protetto da una garza per far evaporare eventuale acqua.

    1. Claudia_GranoSalis

      Ciao Arianna! Tranquilla, non credo proprio che il risultato sia compromesso…si consiglia di norma di mescolare giornalmente, o comunque di tanto in tanto, per favorire il rilascio dei principi attivi e per evitare la formazione di muffe sui fiori in superficie, che magari potrebbero non essere completamente coperti dall’olio, ma questo accade molto di rado. Se alla vista e all’odore ti sembra tutto a posto, di certo lo è. La preparazione è molto semplice e credo sia davvero difficile che qualcosa vada storto 🙂 Il fatto di tenere la garza nei primi giorni di sicuro avrà fatto evaporare un po’ d’acqua, il che è un bene. Ti consiglierei di continuare l’esposizione mescolando ogni giorno e tenendo il coperchio solo poggiato sul vasetto. Se vuoi, in fondo al post, appena prima dell’ultima immagine, c’è un link a una procedura che dovrebbe servire ad eliminare l’acqua residua nell’oleolito. E se ti interessa lunedì pubblicherò un post che riguarda anche gli usi interni dell’iperico.
      A presto!
      Claudia

      1. Scusa, mi sono dimenticata di rispondere! Alla vista mi sembra tutto normale, ma l’odore non so come dovrebbe essere, quindi non sapirei fare il confronto :/
        Grazie mille per i vari suggerimenti e link interessanti, penso proprio che comincerò a seguire il tuo blog regolarmente 🙂

        1. Claudia_GranoSalis

          Difficile descriverti come dovrebbe essere l’odore…però l’importante è che non sappia di muffa o di rancido!
          Grazie a te del contributo alla discussione, sei la benvenuta! Ah, e il post sulla tintura madre di iperico, che poi ho pubblicato, lo trovi qui: https://granosalis.org/tintura-madre-iperico/

          A presto!

  5. Questo olio lo conosco per via dei miei parenti siciliani (suocera e zie) che lo producono fin da quando erano giovani e l’hanno sempre utilizzato per tutte le piccole grandi ferite e problemi di pelle.
    Qualche anno, quando lo sentii nominare per la prima volta, ero un po’ scettica ma da quando, per ben due volte mi ha guarita da un principio di infezione sono diventata anch’io una fan di questo olio! Davvero portentoso!!

    1. Claudia_GranoSalis

      E’ purtroppo normale essere scettici riguardo ai poteri curativi delle piante per la mia (anche tua?) generazione e anche per quella precedente…il boom economico ci ha portati tutti alla fede nel sintetico, facendoci dimenticare che gli stessi principi attivi sintetici dei farmaci allopatici altro non sono che riproduzioni in laboratorio di principi attivi vegetali! Ma come ben dimostri tu, basta sperimentare per rendersi conto che non è questione di fede, le piante curano davvero 🙂
      Ciao Valeria, e grazie del tuo commento!

  6. Sei fantastica. Sono felice de essere “caduta” su questo blog. Mi sto piano piano avvicinando al mondo delle piante e tu sei un valido aiuto.

    1. Claudia_GranoSalis

      Bendis, ma grazie di questo tuo commento! Sono felicissima di poterti essere utile in questo tuo percorso 🙂

      1. Ciao, mi piace molto quello che hai scritto, io volevo dirti che con l’olio di iperico ho curato una ustione di terzo grado. Della ferita non è rimasto quasi segno..
        È una pianta miracolosa.

        1. Grazie mille Alice, e grazie ancor di più per la testimonianza. Tante persone non credono nel potere curativo delle piante, ma tu dimostri che non è questione di crederci o no, semplicemente funzionano 🙂

  7. Ciao stamattina volevo apprestarmi a raccogliere l’iperico poi cercando le ultime informazioni tecniche sono imbattuto nel tuo blog, comunque complimenti per le informazioni la ricerca e la simpatia.
    Una domanda ,l’iperico che ho avvistato è gia’ bello fiorito e in parte sta appassendo, quindi poichè ormai i tempi sono pazzi,non so se mi conviene aspettare al 20 giugno per raccoglierlo oppure farlo adesso,temo che per quella data si secchi tutto.
    Faro’ sia la tintura madre che l’oleolito.
    La mia intenzione era di fare una preparazione spagyrica ma è troppo
    impegnativa.
    La pressatura con mortaio è indispensabile prima di immergere i fiori nella soluzione idroalcolica?
    Grazie
    Dome

    1. Ciao Domenico, grazie mille!
      Per rispondere alle tue domande: sì, non aspettare, la fioritura varia molto a seconda della zona e delle condizioni climatiche; il periodo è molto esteso, e potresti ritrovarne anche a cavallo del solstizio, ma meglio evitare di restare senza 🙂
      La preparazione spagirica è in effetti piuttosto laboriosa, pare però che gli oleoliti si conservino tantissimo! Io non ho ancora mai provato, sarà che l’elemento fuoco non lo amo molto, ma prima o poi mi cimenterò.
      La contusione dei fiori per l’estratto idroalcolico non è indispensabile, perchè tutto sommato sono molto delicati e cedono facilmente, ma tendono ad assorbire molto liquido, in una tintura da pianta fresca ti ritroverai con i fiori praticamente impregnati di solvente, non a mollo, quindi non è molto facile girare il composto. Il fatto di pestarli un pochino ti aiuta a ridurli di volume e quindi a facilitare l’amalgamarsi dei fiori col solvente, e a facilitare il rilascio di principi attivi, ma puoi anche evitare se vuoi. Se vuoi pestarli però fallo direttamente nel contenitore che userai per la macerazione, in modo da non disperdere sostanze.

      1. Grazie Claudia! per oleoliti ti riferisci alla soluzione spagyrica?
        Io ho letto e mi hanno detto che è molto piu’ potente e agisce anche sui corpi sottili, riesce a prendere tutto il potenziale della pianta.
        Il problema è procurarmi l’alcool tartarizzato, in cui si metteranno i fiori in ammollo invece che nell’alcool da cucina come per la tintura, poi bisogna bruciare tutta la pianta dopo il periodo dell’ammollo e buttare le ceneri dentro infine preparare due damigiane da mettere una sopra l’altra dove avviene la vera alchimia.
        Sai per caso come procurarmi questo alcool tartarizzato?
        Se riesco a organizzarmi la faccio,s eno faccio tintura madre.

        1. No, non so dove puoi procurartelo e in effetti non conosco quella preparazione di cui parli…mi riferivo alla preparazione spagirica dell’oleolito, in cui una volta finita la macerazione, la pianta residua, anziché essere gettata, viene bruciata (il processo di calcinazione) e poi aggiunta all’olio ottenuto sotto forma di cenere finissima, che si lascia depositare sul fondo.

          1. Ne parlano qui:
            http://www.herboplanet.eu/pagine.asp?id=15

            Comunque ho letto e non potrei procurarmelo quest’alcool tartarizzato quindi niente procedura spagyrica.
            Oppure potrei fare la procedura ma senza l’alcool tartarizzato ma non so se è la stessa cosa.
            Oppure fare semplicemente la tintura madre,pero’ secondo te invece di tenerla al buio la potrei mettere al sole?
            Grazie

          2. Altre due cose, come mai l’oleolito si deve esporre al sole mentre la tintura madre deve stare al buio o posto con scarsa luce?
            L’acqua per la soluzione idroalcolica per la tintura madre deve essere per forza distillata o va bene anche un acqua in bottiglia?

            1. La tintura madre non va esposta al sole, non so come funziona per la preparazione spagirica, ma quella classica fititerapica va macerata al buio. L’acqua non necessariamente distillata, se ne usi una in bottiglia meglio a basso residuo fisso. Per l’oleolito: la luce solare favorisce la cessione dei principi attivi nell’olio, anche se può essere suffucente anche solo il calore. Io preferisco esporre anche alla luce. L’estrazione in alcool invece riesce meglio al buio.

    1. Il fatto di non pressarli ti evita di avere una concentrazione troppo alta di fiori, che aumenta il rischio che l’olio non riesca a coprirli bene, con relativa formazione di muffe…se la pianta affiora in superficie è molto facile che succeda, soprattutto con pianta fresca!

      1. Ne ho presa una buona mi è costata un botto ,il residuo fisso è di 145mg/l volevo trovare la distillata ma al supermercato non la vendono trovi solo quella demineralizzata.
        Comunque Maria Treben invece nel suo libro ” La salute dalla farmacia del Signore” libro che ha ispirato molta gente, la tintura madre la mette al sole boh 😀

        Ecco il passo:Tintura d’Iperico: In un litro di acquavite si mettono a macerare due manciate di fiori colti sotto il
        sole, lasciando quindi riposare la bottiglia per tre settimane al sole o vicino ad
        una fonte di calore.

        Comunque invece per la tintura si devono pressare un po’ i fiori giusto?
        Spero venerdi mattina di andare oggi ho preso anche l’olio di girasole bio, cosi’ faccio tutte e due le cose tintura e oleolito.
        Grazie per tutte le info e per il tuo blog, sei gentilissima,se non hai il libro della treben te lo passo io.

        1. Grazie Domenico! Anche per l’offerta del libro: ce l’ho, in verità, ma non l’ho ancora letto…è che ce l’ho in pdf, e io sul pc non leggo tanto volentieri, ce l’avessi avuto in cartaceo l’avrei già divorato. Ma prima o poi mi ci metto 🙂
          Esistono tante modalità di preparazione a seconda delle tradizioni, io per la tintura mi baso sulla farmacopea ufficiale, senza però disdegnare altre versioni, come quella della Treben. Ti direi: fai come credi sia più giusto, a seconda di quelli che sono i tuoi studi. Io ad esempio espongo tutti gli oleoliti alla luce solare nonostante si dica che solo l’iperico va esposto alla luce, gli altri soltanto al calore, mettendoli in un vaso scuro o foderando i vasi con carta stagnola. Questo perchè mi fido molto di un mio maestro che ha sempre proceduto in quest’altro modo. E sulla mia pelle le preparazioni funzionano 🙂 Quindi tutto sta nell’esperienza, credo, prove ed errori e tanto studio.

          1. Quindi l’oleolito lo metti al sole in barattolo di vetro scuro? io ho letto di esporlo alla luce del mattino fino alle 12 che non è troppo forte ma non ho letto di metterlo in barattolo scuro o ricoperto da carta stagnola

  8. Allora,operazione conclusa 🙂 ho raccolto circa 280 grammi di fiori da cui di scarto saranno stati un 100 grammi perchè con la forbice ho tagliato i fiori sullo stelo piu’ altri residui di fiori secchi erbaccia ecc.
    Ho fatto sia la tintura madre rispettando i tuoi calcoli, e grazie per averci agevolato cosi’ tanto il lavoro, erano 100 gr destinati alla tintura, ma per non rifare i calcoli ho usato i tuoi, con 90 grammi :-), il resto li ho usati per fare l’oleolito(ho usato per la maggiore olio di semi di girasole bio e un po’ di olio di semi di lino), che sto esponendo al sole un po’ la mattina, perchè arriva tardi sul mio balcone il sole, un po’ il pomeriggio, ma senza coprire con la carta stagnola e in barattolo normale trasparente.
    E’ stata una bella faticaccia tagliare i fiori con le forbici per non toccarli, e poi scartare lo stesso cercando di non toccarli, diciamo il lavoro maggiore è quello perchè con le mani sarebbe tutto piu’ semplice.
    Alla fine mi sono ritrovato nella stanza mezza fauna insettifora del campo 😀 e ho dovuto pulire per un bel po’ tra la cucina e la stanza ma sono soddisfatto, speriamo che proceda tutto bene, se potessi allegare delle foto qui te li farei vedere.
    Grazie ancora di tutto sei stata fondamentale e gentilissima un abbraccio virtuale! 😉

    1. Che bello Domenico, sono contenta del tuo raccolto e delle tue preparazioni! Sì, ci vuole un po’ di cura, ma la soddisfazione poi è sempre tanta, ripaga di tutti gli sforzi 🙂
      Un abbraccio virtuale a te!

      1. Domenico Teodorici

        Ne feci una quantita’ industriale di oleolito due anni fa ne ho dato a tanta gente e ne ho ancora 🙂 non lo uso molto

  9. La mia insegnante di erboristeria usa sempre fiori freschi per fare l’oleolito e attorno al vaso mette un tovagliolo di carta prima di esporlo al sole per creare un leggero filtro ma senza oscurare 😉

  10. Ciao Claudia,
    io mi ero interessato all’argomento perché avendo avuto un’infezione a una mano, girando su internet avevo visto che l’olio di iperico per uso topico (qualcuno dice che si può usare anche per uso interno), ha proprietà antimicrobiche, che potevano interessarmi. Ho comprato un flacone in erboristeria, forse di scarsa qualità (e non costa poco!). Quando poi ho visto pochi risultati ho dovuto ricorrere a un farmaco antibiotico.
    Poi ho letto la parte in cui tratta dell’olio di Iperico, che ho trovato molto interessante:
    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Olio_di_iperico
    (mi sono anche letto i rimandi delle note, in particolare ho scaricato i 2 pdf in inglese:
    http://www.nononsensecosmethic.org/wp-content/uploads/2015/12/Analysis-and-stability-of-the-constituents-of-St.-Johns-wort-oils-prepared-with-different-methods.pdf
    e
    http://www.nononsensecosmethic.org/wp-content/uploads/2015/12/planta-medica-hypericum1.pdf ), da cui evinco che la materia della preparazione dei cosiddetti oleoliti (e magari non solo di questo tipo di preparazione), è oggetto farmacopeico, quindi dettato da protocolli, procedure e costituenti ben studiati, per ottenere un prodotto che corrisponda a certi requisiti. Ciò detto, insomma, non è per niente facile cimentarsi nella produzione di oleoliti in particolare.
    Hai tutta la mia stima.

    1. Ciao Bruno,
      il mio si è sempre rivelato molto efficace, riuscendo anche a cicatrizzare rapidamente brutti tagli senza lasciare segni. Come antinfiammatori ci sono diversi altri oleoliti che possono essere utili, come l’elicriso o la calendula, che usati in sinergia con l’iperico potrebbero magari rivelarsi più efficaci. Certo, comprandolo non sai con certezza come sia stato preparato, e come è ben spiegato in uno dei due studi che citi, la modalità di preparazione influisce molto sull’efficacia e la stabilità delle sostanze contenute. Far da sé, quando si può, è sempre la soluzione migliore!
      Grazie per la stima 🙂 ma in realtà non seguo i dettami della farmacopea ufficiale in questa preparazione. Non peso le piante ma faccio gli oleoliti a copertura (riempio un vaso fino a 2-5 cm dal bordo e ricopro d’olio), come mi ha insegnato un bravissimo fitopreparatore con anni di storia familiare alle spalle e come mi suggerisce la mia esperienza. Ma la procedura non è poi così diversa, ed è molto semplice, davvero alla portata di tutti!
      Grazie degli spunti di approfondimento, buona giornata.

      1. Grazie Claudia, per lo scambio di informazioni. E approfitto per aggiungere che, sempre leggendo qua e là, parlando di prodotti cicatrizzanti naturali, forse il più potente è il miele (ancora meglio il pregiato di Manuka), che mi ha tenuta buona un infiammazione per qualche giorno (salvo poi usare, come ti dicevo, il Gentalyn Beta; e leggevo anche di proprietà simili dell’olio essenziale di limone.
        Poi come azione di contrasto ai batteri,sembrerebbero efficaci anche aglio e cipolla. Ma chissà cos’altro ci riserva là natura …

        1. P.S.
          1) (l’olio essenziale di limone puro al 100%)
          3) quando si usa l’iperico topicamente, bisogna tenere conto della sua azione foto-sensibilizzante, proteggendosi dai raggi solari
          2)nel flacone di olio di iperico che avevo acquistato c’è un ingrediente in più: Tocopheryl Acetate, forse un conservante

          1. Sì, è vitamina E, un antiossidante liposolubile. Non sono espertissima di INCI e lettura delle etichette cosmetiche, quello che uso io per i miei oleoliti è indicato solo come Tocoferolo non so quale sia la differenza della forma acetata. So però che è di derivazione naturale (vegetale).

            1. Claudia ,
              Grazie tanto dall'”imbocco”. Sì appunto l’acetato di tocoferolo sembra essere una delle versioni del gruppo del gruppo della vitamina E che appunto sono tocoferoli . quindi in questo caso lavorerebbe in sinergia con con l’olio dell’olio di iperico e proteggendo dai raggi ultravioletti come appunto dice questo estratto da Wikipedia:
              “[…]Si ritiene che vi sia una lenta idrolisi
              dell’acetato una volta che viene assorbito nella pelle, dando origine al tocoferolo e offrendo protezione contro i raggi ultravioletti[…]”.
              Aggiungo poi che tra le varie proprietà dell’olio di iperico sembra che sia molto efficace contro la psoriasi Io ne ho un pó a livello pettorale e quindi vorrò usarlo.
              Grazie

  11. Carlo Zampelli

    – L’Oleolito di Iperico dal caratteristico colore rosso acceso conferitogli dall’ipericina, è un preziosissimo rimedio naturale, vero e proprio toccasana nella cura di tutti i problemi della pelle, oltre ad espletare importanti proprietà antinfiammatorie e analgesiche… –
    … In particolare il principale attivo con una forte azione fotosensibilizzante, l’ipericina, presente in quantità significative nella pianta durante la stagione della fioritura, nel tipico olio di iperico è praticamente assente. Infatti anche la protoipericina che esposta alla luce forma ipericina e pseudoipericina in poco tempo degrada e si attribuisce ai suoi prodotti di degradazione la colorazione rossa dell’olio. La maggioranza delle analisi di olio di iperico prelevato dal mercato o realizzato con metodiche tradizionali non rilevano la presenza di ipericina ed alcune ne rilevano concentrazioni molto bassa, variabili da 0,1 a 6,6 ppm.
    Anche i floroglucinoli in particolare l’iperforina e adiperforina, a cui si attribuiscono l’azione antimicrobica ed antinfiammatoria, presenti in quantità significative nella pianta, degradano rapidamente se esposti a luce o calore. L’iperforina, rintracciata nell’olio appena prodotto anche in concentrazioni dell’ordine del 0,6%, degrada in furoiperforina e ossi-iperforina, sostanze farmacologicamente meno attive, se esposta all’aria ed alla luce per pochi giorni. Analisi di olio di iperico prelevato dal mercato o realizzato con metodiche tradizionali rilevano concentrazioni di iperforina molto variabili, quando viene rintracciata: da 0,977ppm in campioni prelevati dal mercato a 91ppm in prodotti realizzati in laboratorio con 6 mesi di conservazione.
    – Che cosa ne pensi? –
    Ciao, Carletto

    1. Ciao Carletto!
      Grazie del commento. Non ho notizie precise in merito, quello che so è che anche un bravo erborista con cui ho studiato mi confermava la pressoché nulla azione fotosensibilizzante dell’oleolito, cosa che ho potuto riscontrare diverse volte su me stessa applicandolo e poi esponendo le parti al sole, azione che invece può essere riscontrata in caso di assunzione per via interna di preparati a base di iperico, nel cui caso è meglio non esporsi al sole.
      Per il resto quello che posso dire, al di là di ogni analisi, è che in qualche modo l’oleolito ha un’azione terapeutica. Ho riscontrato per sperimentazione personale la sua efficacia in questi casi:

      – azione lenitiva e antinfiammatoria su punture di piccoli insetti, come le zanzare, di cui annulla nel giro di pochi secondi il prurito.
      – azione lenitiva e antinfiammatoria su punture su punture di api (scomparso il bruciore in pochi minuti). Meno efficare su punture di vespa.
      – azione cicatrizzante su brutte ferite, con rimarginazione rapida senza cicatrici residue.
      – azione lenitiva e riparatrice sulle scottature.
      – azione lenitiva sugli arrossamenti da pannolino, per testimonianza di mio fratello e del culetto di mia nipote :).
      – azione lenitiva e antinfiammatoria sugli arrossamenti post-epilazione.
      – azione decontratturante tramite massaggio.

      A questo punto non so bene, farmacologicamente, in che modo agisca, quello che so è che agisce! Di certo un fitocomplesso, l’insieme di sostanze presenti in una pianta usata integralmente tramite varie forme estrattive, va oltre l’efficacia dei singoli principi attivi. Mi piacerebbe ci fosse qualche erborista d’esperienza a proseguire la discussione, ma non sono sicura siano qui a leggere :).

      1. Ciao,
        – … di certo un fitocomplesso, l’insieme di sostanze presenti in una pianta usata integralmente tramite varie forme estrattive, va oltre l’efficacia dei singoli principi attivi. –
        Su questo mi trovi d’accordo, anche perchè altrimenti non si spiegherebbe la reale efficacia delle erbe medicinali. Un esempio per tutti : è stato ricreato in laboratorio un vino nel rispetto di ogni singolo componente chimico e di ogni singola percentuale con lo spendido risultato che, alla degustazione, a tutto assomigliava tranne che al vino :).
        Detto questo vado ad esporre alcune mie semplici perplessità sulla preparazione dell’oleolito di Iperico che io stesso uso con buoni risultati.

        1. Di usano i fiori freschi dell’iperico, i boccioli, le parti aeree della pianta, le sommità fiorite allo stato fresco.
        Per contro : Il metodo che mantiene il livello più elevato di tutti i costituenti è l’essiccazione a 70° C per 10 ore. Il metodo che massimizza il contenuto in naftodiantroni (Ipericina) è l’essiccazione in forno a microonde.
        2. Si pone una garza sulla sommità del recipiente ricoprendolo col coperchio soltanto appoggiato e non avvitato.
        Per contro : Le infiorescenze si lasciano macerare in un contenitore ben chiuso.
        3. La miscela si mantiene costantemente esposta alla luce solare, ai raggi del sole, per un periodo tra i 15 ed i 30 giorni
        Per contro : Per mantenere stabile il contenuto di naftodiantroni (Ipericina) e floroglucinoli (Iperforina) è fondamentale non sottoporre alla luce solare.

        Ed inoltre : Il trattamento ulteriore con alcol, che viene poi unito all’olio infuso, risulta in un aumento del doppio nel contenuto in ipericina. Come da ricetta del dottore in medicina e farmacia Giuseppe Penso.
        [Giuseppe Penso – Piante medicinali nella terapia medica – Formulario pratico per medici e farmacisti – Editore : O.E.M.F. – Milano – (Organizzazione Editoriale Medico Farmaceutica)].

        Lot of Laughs
        Carletto

        1. Ciao!
          Purtroppo non ho una formazione farmaceutica, all’università ho studiato lettere :). Nei miei successivi studi in erboristeria e fitopreparazione, nessuno dei miei insegnanti mi ha comunicato modalità diverse dalla preparazione che uso di solito, e cioè: olio in quantità sufficiente a coprire la pianta, coperchio poggiato ma non avvitato, mescolare ogni giorno, esporre a calore e luce (sulla luce ho incontrato pareri discordanti, ma non rispetto all’iperico). Filtrare alla perfezione, aggiungo io.
          L’essiccazione di ogni pianta l’ho sempre effettuata senza superare i 40°, a quanto sapevo le temperature elevate sono troppo aggressive. E al microonde, che peraltro non ho, devo dire che a istinto preferisco di gran lunga un essiccatore elettrico o l’essiccazione all’aria :).
          Insomma, per ora mi affido alle tecniche tradizionali, che ho sempre trovato terapeuticamente efficaci su di me. Ma ecco, di studiare e imparare non si finisce mai, su questo non c’è dubbio!

  12. Ciao l’anno scorso ho preparato un vasetto di olio in Val d’Aosta a 1500mt ,mettendo fiori freschi In olio evo, ho messo il vaso al sole per più di 30 giorni ma poi l’ho scordato, ritrovandolo dopo sei mesi , apparentemente ha un bel colore rosso d’orato e una giusta vischiosità ma sarà ancora buono non avendolo filtrato e travasato in un vaso scura?
    Per quanto tempo è utilizzabile ?
    Grazie del consiglio

    1. Ciao Tessa,
      eh, 6 mesi, soprattutto in caso di utilizzo di fiori freschi, sono davvero troppi. Ma lo sarebbero anche per i secchi. I freschi però al 99% hanno fatto proliferare delle muffe nell’olio. Il fatto che tu lo descriva come vischioso non è incoraggiante, la consistenza dovrebbe essere quella di un normale olio.
      Personalmente non lo utilizzerei; certo un prodotto per uso esterno non comporta i rischi di un prodotto alimentare, che se non preparato correttamente può provocare intossicazioni gravi, ma eviterei e aspetterei la prossima stagione per sperimentare nuovamente la preparazione.
      Un oleolito si conserva anche fino a 3 anni, se ben filtrato e conservato, anche se io tendo a riprepararli annualmente, solo la quantità necessaria fino al raccolto successivo. Più è fresco più è attivo, ma in generale quando sa di rancido è ora di pensionarlo.

  13.  Io ad esempio espongo tutti gli oleoliti alla luce solare nonostante si dica che solo l’iperico va esposto alla luce… Le proprietà terapeutiche di questo oleolito (per uso esterno, tramite massaggio sulla pelle) sono soprattutto antisettiche…
    Quello che noi siamo abituati a chiamare “Metodo Tradizionale” per la preparazione dell’olio di Iperico, non ha nulla di tradizionale.
    E’ semplicemente il metodo che, all’inizio del 1600, la prima Farmacopea di Londra consigliava… sono questi “medici” che la fecero diventare la formula “tradizionale” per ottenere l’”Oleum Hyperici”.
    Oggi sappiamo che l’Iperico e “solo” l’Iperico contiene due determinate sostanze che la nostra conoscenza medica ha nominato : “Ipericina” ed “Iperforina”, le cui principali attività riconosciute sono : Antibatteriche, antivirali, astringenti ed antidepressive… in sostanza attività disinfettanti e purificanti che allontanano e tengono lontani virus e batteri dal posto in cui le mettiamo.
    Ma oggi sappiamo anche che la macerazione della pianta esposta alla luce, degrada l’Ipericina colorando l’ olio di rosso, e che l’Iperforina, se esposta all’aria ed alla luce per pochi giorni, degrada in Furoiperforina e Ossi-Iperforina, sostanze farmacologicamente meno attive.

     Sei uscita a raccogliere l’Iperico esattamente il 21 giugno, che per te è il giorno del solstizio di estate…
    E quando avveniva il solstizio di estate per il calendario romano? Il 18-19 di Sextilis?
    E quando col calendario Giuliano? Il 23-24 di Iunius?
    E quando col calendario Gregoriano? Il 20-21 di Giugno?
    Queste tre date corrispondono al medesimi giorno? E quando l’anno è bisestile?
    Non è più semplice pensare che, essendo una pianta che è in piena fioritura durante il periodo del solstizio d’estate, in quel lasso di tempo i principi attivi dell’iperico raggiungono il loro apice?
    Determinare un preciso giorno di raccolta è molto “spagirico”.

     … quando il Sole raggiunge la sua massima potenza, “prima di iniziare ad allontanarsi di nuovo dalla terra” e a privarci di qualche minuto di luce ogni giorno.
    No… Quando non il sole ma i suoi raggi raggiungono la massima potenza perchè perpendicolari alla terra (ma solo nel nostro emisfero, non in quello australe).
    Prima di iniziare a “riavvicinarsi di nuovo alla terra” cambiando l’inclinazione dei suoi raggi, visto che il solstizio di estate avviene quando la terra si trova nel punto più lontano dal sole.

     L’iperico è chiamato anche erba di San Giovanni, perché a quanto pare veniva tradizionalmente raccolto durante la notte di San Giovanni, il 24 giugno…
    No… L’iperico è una pianta “pagana” inglobata dal mondo cristiano-cattolico del medioevo, un mondo che cerca ostinatamente di cancellare o soppiantare ogni residuo di paganesimo.
    In questo periodo in molti paesi europei continuano ad essere praticati tutta una serie di rituali a scopo propiziatorio, molti dei quali sfociano nelle notti del solstizio d’estate.
    Durante il giorno si raccolgono nei campi le erbe per addobbare il luogo dove festeggiare il proprio rito, e durante la notte fra il 23 ed il 24 giugno ci si cinge il capo con le loro fronde per danzare attorno al fuoco dove vengono bruciate.
    Questi riti vengono dapprima demonizzati dalla cultura cattolica e, nella maggior parte dei casi, soppiantati da altre ritualità più consone al loro mondo.
    Quel che è certo e che, durante quest’epoca, in tutta l’area europea nascono leggende e superstizioni simili tra loro, la notte fra il 23 ed il 24 giugno viene chiamata “Notte delle streghe”, e streghe e stregoni coloro che partecipano a codesti riti.
    La pianta di iperico, ponendosi “Al di sopra del mondo degli inferi”, acquisisce nella mitologia contadina medioevale occidentale, il potere di allontanare gli spiriti malefici e maligni.
    Nel tentativo di estirpare questa credenza ed arginare la considerazione accumulata dall’Unguento Prometeico, i cattolici negano il mito pagano di Prometeo e lo soppiantano con il mito cristiano di San Giovanni Battista, la cui ricorrenza viene festeggiata nel periodo del solstizio.
    Nel loro nuovo mito i cattolici sostituiscono le gocce di sangue cadute dal corpo di Prometeo con l’olio sanguigno che la pianta secerne nell’anniversario della morte di San Giovanni fatto decapitare da Salomè.
    Il Sangue di Prometeo diventa il Sangue di San Giovanni , l’Unguento Prometeico diventa l’ Olio di San Giovanni, e la notte fra il 23 ed il 24 giugno diventa la “Notte di San Giovanni”.
    Le superstizioni cambiano volto.
    Ma poi perchè raccoglierlo la notte se è una pianta legata al sole?
    Ciao, Carletto

    1. Buondì Carletto,
      Ti risponderò punto per punto :). Ho fatto fatica a ritrovare da dove hai estrapolato le parti che citi, capendo che arrivano non solo da questo articolo ma da altri che ho scritto successivamente qui sul blog, quello sulla tintura madre di iperico e credo anche quello sull’oleolito di elicriso.
      Preciso che tutti gli articoli che citi sono piuttosto datati: questo sull’olio di iperico risale al luglio 2012, ben 8 anni fa. Ho iniziato quest’anno un lavoro di revisione dei vecchi post a tema erboristico, ripubblicandoli con correzioni e tante informazioni in più; ho iniziato con la malva giusto la scorsa settimana, ripubblicata in data 12 luglio 2020; piano piano anche questo in cui scriviamo subirà la stessa sorte.

      Su metodo tradizionale, proprietà terapeutiche ed esposizione alla luce: Non mi sono rifatta qui a nessuna farmacopea, ma alla tradizione popolare. E la tradizione popolare, che io sappia, tramanda il metodo a copertura, che consigliano spesso anche erboristi e fitopreparatori professionisti nonostante sia diverso da quello riportato nella farmacopea francese, uno dei principali punti di riferimento, che riporta dei rapporti specifici pianta-solvente. Ne parlavo giusto la settimana scorsa col maestro Marco Sarandrea, che consiglia il metodo a copertura, quello riportato qui.
      Quindi beh, secondo me di tradizionale questo metodo ha molto, se è stato tramandato nelle campagne per secoli :). Immagino fosse ben conosciuto anche prima del 1600 e dell’ufficializzazione della farmacopea inglese di cui parli. Se hai notizie di altri metodi tradizionali diversi da questo li apprendo più che volentieri!
      Espongo al sole gli oleoliti, sì, e potrei anche non farlo, come ho fatto in passato. Mi fido di erboristi di esperienza e sono prontissima a cambiare idea, nel valutare informazioni nuove che inevitabilmente arriveranno nel corso dei miei studi. Quello che so per esperienza è che i miei oli funzionano. Li uso su me stessa, li usano amici e parenti a cui li regalo, e ne siamo tutti soddisfatti. Qualunque trasformazione subiscano i principi attivi con l’esposizione al sole, so che sono efficaci, perché lo sperimento su di me. Ho valutato per esperienza che l’iperico cicatrizza efficacemente brutte ferite, che lenisce in caso di punture di insetti, anche di api (non efficace per quelle di vespa, almeno nel mio caso), che lenisce i rossori cutanei e le irritazioni, che ha effetto decontratturante per massaggio, che funziona sulle scottature, e di certo mi scordo qualcosa. Non sono madre, ma so che sul culetto irritato di mia nipote da neonata ha funzionato pure molto bene :).
      Non sono chimica né farmacista, sono una studiosa che sperimenta su di sé, e questo è ciò che ne è uscito fuori.

      Sulla raccolta al solstizio d’estate: In diversi articoli più recenti di questo, come quello sull’Acqua di San Giovanni, ho specificato che oramai il tempo balsamico dell’iperico si è spostato di base parecchio indietro. In alcune annate, come anche in questo 2020, almeno qui in bassa Toscana, capita si riallinei con i giorni del solstizio, ma è un puro caso. Personalmente, oggi, raccolgo l’iperico quando è in piena fioritura, spesso agli inizi di giugno. Quest’anno è capitato fosse in piena fioritura il 24, e lì ho raccolto (ovviamente non era in piena fioritura SOLO quel giorno, è che ero libera dal lavoro :)). Come ti ho già accennato, questo post è del 2012, e i raccolti di iperico erano stati ancora pochi nella mia vita, giusto un paio forse. In realtà non me ne frega granché di raccogliere nei giorni “rituali”, bensì mi interessa che la pianta sia al massimo della sua efficacia terapeutica, ma trovo il mondo delle tradizioni popolari molto affascinante, anche nel suo modo di intrecciarsi al mondo naturale, e trovo sia bello raccontarlo e mantenerlo vivo. Come ho scritto anche nell’articolo che ti ho citato poco sopra, pur non essendo un’invasata di rituali e tradizioni (sono una persona piuttosto pragmatica, anche se amo la poesia insita nella vita) trovo che possano in qualche modo riavvicinare le persone alla natura, e oggi ce n’è di certo tanto bisogno.

      Sulle nozioni astronomiche: Ah beh, qui hai pienamente ragione, ho scritto qualcosa di assolutamente sbagliato. Quello di cui volevo parlare era relativo a ore di luce e di buio, che non corrispondono a luce=più vicino e buio=più lontano, come in modo intuitivo verrebbe da pensare. Ho sempre fatto casino con questa cosa della vicinanza del sole alla terra correlata alle stagioni, e tuttora avrei da chiarirla come si deve. Correggerò, appena potrò.

      Sulle tradizione pagane-cristiane: Mi sembra di aver ben specificato qui, anche se in modo frettoloso, che i rituali legati al solstizio precedono l’avvento del cristianesimo e le revisioni (con relative nefandezze) medievali. E che la simbologia dell’iperico è legata prima di tutto a Prometeo, come ho raccontato meglio nell’articolo sulla tintura madre. Insomma, lungi da me lodare il cristianesimo e la cultura cattolica a discapito delle tradizioni pagane: in chiesa non ci vado e non ho simpatia per gli evangelizzatori di ogni tempo e luogo. Ma la cultura cristiana è tradizione anch’essa, si è fatta cultura e rituale, nei secoli, e come tutte le tradizioni e i rituali, come raccontavo prima, la trovo affascinante e degna di essere raccontata. Come leggi anche in questo articolo, non apprezzo certo le revisioni del medioevo e la disumanità della chiesa a quel tempo (e non solo). Ma apprezzo la cultura, e le tradizioni cristiane ne fanno parte tanto quanto le pagane, anche se ne hanno semplicemente ripreso e rivisto i termini.

      E sulla raccolta notturna…mica sono matta a raccogliere l’iperico di notte, è bagnato, e l’olio fa la muffa :). Ma, chettelodicoaffare, mi diverto a raccontare tradizioni e cultura legate alle piante, e questa ne fa parte. Sul perché della raccolta delle erbe (svariate erbe, non solo l’iperico) durante quella notte, ne saprai certo più di me.

      Ti ringrazio dell’occasione di confronto, certo un pelo di saccenza in meno però non guasterebbe :). Questo è uno spazio di condivisione e confronto, non mi metto su nessun piedistallo, neppure se fossi la più brava erborista-antropologa-fitopreparatrice di questo paese, cosa che non sono neppure lontanamente. Racconto il mio percorso, i miei studi ed esperimenti, quello che mi colpisce o mi affascina, con tutte le prove ed errori del caso. Mi piacerebbe potessimo confrontarci, tutti noi che passiamo di qui, da questo stesso piano di umiltà.

      Grazie e un saluto!
      Claudia

  14. Bellissima risposta… ti ringrazio.
    Sì, in effetti prima di scriverti ho letto tutta la corrispondenza, ma solo per farmi un’idea del tuo percorso che (non è un complimento) ho trovato interessante. Ricordo che qualcuno, tanto tempo fa, mi ha detto che “ricapitolare” è un indiscutibile indice di “progressione”… e da allora lo faccio spesso anch’io.
    Tornando all’Iperico, la tradizione popolare ha pochissima considerazione di qualsiasi farmacopea, al contrario i professionisti ne hanno molta (addirittura la studiano). Ho vissuto a stretto contatto con “professionisti” di diverso genere, tra cui anche erboristi e fitopreparatori, e quando chiedevo loro se chiedessero scusa alle pianticelle prima di tagliare loro la testa, mi guardavano come se venissi da un altro pianeta e, probabilmente, avevano ragione.
    Non ho mai dubitato dell’efficacia dell’olio di Iperico come cicatrizzante, lenitore, decontratturante o come guaritore da scottature… intendevo solo dire che, quando l’olio diventa di un bel rosso rubino, è perchè ha perso le sue proprietà antibatteriche ed antivirali.
    Per mantenerle (o meglio per disperderle il meno possibile) dovrebbe macerare al buio e lontano da fonti di calore… tutto qui.
    Leggo che ti affascina l’intrecciarsi delle tradizioni popolari con il mondo naturale… e allora senti questa :
    Oltre quattromila anni fa fra le popolazioni che abitano l’arcipelago britannico si diffonde la credenza che, tra le piante e le erbe, ve ne siano alcune più “fortunate”, più predisposte di altre.
    Sacrificare dei vegetali bruciandoli durante un rito, per loro, non significa soltanto ottenere un fumo odoroso, il fumo serve anche a delimitare i confini di uno spazio : dove si respira il fumo si è dentro, isolati da tutto il resto sta al di fuori.
    Il fumo odoroso prodotto dalle erbe bruciate “purifica”, ossia ripulisce un certo spazio da ogni influenza esterna. Svolgono i loro riti immersi in uno spazio “dentro”, isolato da tutto il resto del mondo che diventa “fuori”.
    Ma non il fumo di un qualsiasi vegetale può scacciare e tenere lontano il fuori dal dentro, la pianta usata deve essere “predisposta”, avere un senso.
    Un potenziale “senso” della pianta di Iperico consiste nel fatto che, strofinando tra le dita le sue sommità fiorite, ma anche le foglie, fuoriesce un pigmento rosso simile al sangue, elemento che godeva di una certa considerazione.
    La pianta ha all’interno qualcosa di simile al nostro sangue, ed il fatto che sbocci a ridosso del solstizio d’estate, e si mostri fiorita ed all’apice del suo periodo balsamico in concomitanza con i riti ad esso dedicati, ha probabilmente conferito a questa pianta il potenziale magico benigno, la dose di magia buona necessaria per essere considerata “fortunata”, più predisposta di altre.
    Bruciare iperico durante il rito del solstizio, significa generare un fumo che protegge il rito stesso da ogni influenza esterna.
    Oggi diremmo che “L’Iperico rende asettico l’ambiente in cui si svolge una funzione”.
    Era il nostro antico incenso, i nostri primitivi bastoncini di sandalo.
    Ti prego… non prendermi per un wiccan… ho ascoltato alcuni esponenti della Wikka e… lasciamo perdere. Consiglio (per quel che vale) di star lontani da ogni tipo di rituale, non hanno nulla di poetico nè tanto meno di pragmatico… servono solo a nascondere alle “teste di coccio” che hanno la “testa di coccio”.
    L’unica cosa che conta è che la tua strada abbia un cuore.
    Ciao e grazie a te, Carletto.
    P.S. A proposito di “saccenza” hai letto il Curriculum Vitae con cui si presenta il sig. Marco Sarandrea?… caspiterina… non arriverò mai al suo piano di umiltà.

    1. Ti ringrazio anche io, per il confronto e per la tua risposta, che aggiunge ancora tanto di bello e interessante alla conoscenza di questa pianta così ricca di simboli e alla conoscenza delle sue proprietà. Sull’utilità dei rituali i punti di vista possibili sono tanti, e il mio te l’ho già condiviso, ma in fondo sì, sono d’accordissimo con te, l’importante è che la strada abbia un cuore, rituali o meno. Sono certa l’abbia anche la tua!
      Sul tuo P.S: Scrivere un buon curriculum non lo trovo saccente, è semplicemente un elenco delle proprie esperienze, si usa per lavoro :). Non so se hai avuto modo di conoscere Sarandrea: è davvero il contrario della saccenza, su questo non ho alcun dubbio. Ti ho fatto quell’appunto solo perché ho trovato un po’ di saccenza in quei tuoi “No” punto per punto dopo le mie citazioni, un po’ bacchettanti, anche nei casi in cui stavamo tutto sommato dicendo qualcosa di molto simile. Ma sono sempre prontissima a ricredermi, e in questo caso, già da questa tua risposta, mi ricredo più che volentieri.
      Grazie ancora!!

  15. Buongiorno scusatemi anche io l ho fatto per la seconda volta però non ricordo la prima volta ma la seconda l ho fatto macerare sul balcone al buio nella nicchia della caldaia dove comunque il calore arriva.volevo sapere fatto al buio(consigliato da altri)funziona Cmq?grazie

    1. Che io sappia, sull’iperico concordano tutti che debba essere esposto alla luce. Ma di certo anche il tuo avrà estratto diversi principi attivi!

  16. RAFFAELLA GRECO

    Ho lasciato macerare l’olio fuori al balcone per un anno lo avevo dimenticato… Sarà andato a male?? Ho provato a filtrarlo, l’odore è simile a quello dei peperoncini…

    1. Purtroppo un anno mi pare decisamente troppo per la macerazione di un oleolito, soprattutto usando fiori freschi e soprattutto tenuto all’esterno su un balcone. Non so giudicare l’odore da lontano, ma al di là di quello non può considerarsi una buona preparazione da usare secondo me. Ritenta il prossimo giugno :).

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