Tintura madre di elicriso

Tintura madre di elicriso
Ecco, non è certo il momento più adatto per raccontarvi come e perché preparare una tintura madre di elicriso, visto che la tintura madre si prepara rigorosamente da pianta fresca e che la pianta in questione è già abbondantemente sfiorita quasi ovunque…a meno che non siate a 1400 metri, limite altitudinale della pianta, magari al Nord-Italia, lì forse c’è ancora qualche possibilità. Ma che sarei stata fuori tempo massimo lo sapevo già, che comunque dovevo sperimentare prima di scrivere, e quindi scrivere a metà luglio oppure adesso non fa grande differenza. Potrete tenervi buona la ricetta per le prossime stagioni, e magari farvi ispirare ora per poi potervi muovere nel periodo adatto con un buon anticipo per la preparazione, che tra l’altro la fioritura dell’elicriso va veloce, ed è un attimo che è già passata e non avete fatto in tempo a fare il vostro raccolto. Premeditare col giusto anticipo in questo caso paga. Certo un anticipo lungo quando una gravidanza umana è anche eccessivo, ma vabbè, perdonatemi, l’estate mi impigrisce sempre un po’ :).

Questa primavera, mentre molti erano chiusi in casa sotto lockdown stretto, ho avuto la fortuna di stare spesso all’aria aperta, sia perché ho continuato a spostarmi per andare al lavoro, sia perché ho a disposizione sentieri tra i campi dietro casa privi di ogni presenza umana, dove ho passeggiato lungamente col mio cane. E mi sono resa conto di una cosa un po’ preoccupante: la leggera allergia respiratoria che ho avvertito negli anni passati, più o meno tra maggio e giugno, ha iniziato a farsi sentire più seriamente, e in netto anticipo rispetto a un tempo. In alcune giornate è diventata così forte da manifestarsi con raffiche di starnuti ininterrotti, che se la stagione dei corsi non fosse andata completamente all’aria per ragioni pandemiche sarebbe stato davvero un problema di difficile gestione: due ore e mezzo e oltre di divulgazione all’aperto mal si sposano con uno starnutire incontrollabile.

Agli antistaminici di sintesi non ci penso nemmeno. Ne presi uno non ricordo per quale ragione parecchi anni fa, andavo ancora a scuola, e nonostante il tempo trascorso ricordo bene come mi ha fatta sentire: un sonno e una confusione mentale così fastidiosi da farmi ripromettere di non cascarci una seconda volta.
Ma nella grande farmacia naturale alla portata di tutti noi c’è una pianta che vale la pena provare, il nostro elicriso, che porta la denominazione italicum nel nome della specie perché è proprio nostro da sempre. E che è pure una delle mie piante preferite in assoluto, che più amo raccogliere e processare, con quel suo profumo potente che resta addosso per giorni a discapito delle frequenti docce estive, come quello dei più desiderati amanti.
Tintura madre di elicriso
L’Helichrysum italicum è un ottimo antiallergico naturale, privo delle controindicazioni di quelli di sintesi, utile in particolare per allergie respiratorie, ma molto utilizzato anche per dermatiti allergiche per applicazione esterna. Sperando possa funzionare anche per me, al momento della fioritura, a cavallo del 24 giugno, ho fatto un bel raccolto e l’ho messo a macerare in alcool, per usarlo poi la prossima primavera. Vi saprò dire tra un annetto com’è andata :). Cercherò di combattere un po’ la pigrizia che mi contraddistingue quando si tratta di prendermi cura di me, e assocerò all’assunzione della tintura di elicriso (alla comparsa dei sintomi) anche una cura preventiva da iniziare un paio di mesi prima a base di gemmoderivato di Ribes Nigrum, un antinfiammatorio naturale spesso definito “cortisone vegetale”, come ho sentito consigliare da diversi erboristi.

Delle proprietà dell’elicriso e delle caratteristiche della pianta vi ho già raccontato in maniera più estesa anni fa, quando ci ho preparato un oleolito, e lì vi rimando per non ripetermi, anche per tutte le informazioni sull’uso esterno. Preferisco invece qui concentrarmi sulla tintura madre, che c’è ancora molto da dire rispetto ai post, spesso confusi, che ho scritto in precedenza su questo blog, e che subiranno appena possibile una revisione: per anni ho voluto mantenere, pensando fosse deontologicamente corretto, i vecchi articoli così com’erano, con i loro errori, aggiungendo solo degli aggiornamenti che rimandassero a post successivi: un percorso personale è fatto anche di sbagli, che una volta messi “su carta” è giusto lasciare come sono, per coerenza narrativa. Però ecco, mi pare di aver solo generato un sacco di confusione, considerata anche la capacità media di attenzione dell’umano contemporaneo, che è pari più o meno alla lunghezza di un post instagram di quelli brevi, e che mal si sposa con i miei lunghi discorsi. Ma lo so che voi che mi leggete avete una capacità media di attenzione più alta, altrimenti non sareste qui :).

Visto che di dubbi, negli anni, ne sono sorti di nuovi anche a me, da quando ho pubblicato l’articolo sulla tintura madre di Ballota nigra, ho pensato di consultare il mio maestro preferito, che non sentivo da tanto tempo e che è stato supergentile e disponibile come sempre. Grazie ad una telefonata con Marco Sarandrea ho capito tante cose che ancora non mi erano chiare, e di nuovo mi sento di poter preparare tinture migliori e più efficaci. Quindi grazie al maestro, ancora una volta, pure per la sua ricetta del nocino, che replicherò di certo il prossimo giugno. Ma grazie anche a Michele, che nei commenti a questo post mi ha fatto rendere conto che le tabelle di diluizione alcolica che stavo usando erano sbagliate (non tutto ciò che è scritto in un libro è affidabile solo perché è scritto in un libro, a volte tendo a dimenticarlo): i vostri feedback alle volte sanno essere davvero preziosi, grazie.
Tintura madre di elicriso 1
Ho pensato stavolta di lasciarvi prima di tutto la “ricetta” vera e propria, con dosi e procedimento, senza spiegarvi granché. Successivamente, per chi ha voglia di approfondire, vi parlo di quanto ho scoperto rispetto alle preparazioni precedenti e cosa ho fatto di nuovo. Questo include anche, per chi avesse letto il mio post sull’achillea a inizio luglio e aspettasse delucidazioni sulla percentuale d’acqua contenuta nell’elicriso fresco, anche i miei test di essiccazione e quello che ho ricavato dalle mie chiacchiere con Sarandrea sull’argomento. Argomento spinoso, ve lo dico fin da ora!!

PREMESSE IMPORTANTI ALLA RICETTA (soprattutto per i neofiti):

– La tintura madre si prepara solo da pianta fresca. Se volete usare la pianta essiccata il procedimento è diverso. Non ho ancora pubblicato nessuna ricetta di estratto idroalcolico (tintura da pianta secca), magari lo farò quest’inverno!

– Se qualcosa non vi è chiaro nella terminologia utilizzata (se, ad esempio, vi domandate “ma ’sto riporto a volume che roba eh?”), vi invito a leggere un mio articolo precedente, questo qui, dove spiego tutto il più dettagliatamente possibile.

– Il rispetto prima di tutto: raccogliete solo laddove siete certi di non compromettere l’ambiente naturale, in alternativa rivolgetevi a coltivatori biologici. O ancora, coltivate in autonomia le vostre officinali!

// Tintura madre di elicriso //

°° Ingredienti °°

  • 50 grammi di capolini di elicriso freschi
  • alcool a uso a alimentare a 95° + acqua pura o distillata, sufficienti a preparare 150 g di solvente al 65%, da cui sottrarre l’acqua contenuta nella pianta (calcoli specifici nella ricetta)

°° Materiali necessari °°

  • vaso di vetro ampio con coperchio a chiusura ermetica
  • forbici o coltello o mezzaluna con tagliere
  • colini e filtri o tessuti in fibra naturale
  • torchietto in acciaio, se lo avete (io no)
Tintura madre di elicriso 2Fate i calcoli per il solvente e preparatelo: per ottenere 150 grammi di solvente a 65° servono 100,5 grammi di alcool a 95° e 49,5 grammi di acqua. La procedura per la tintura da pianta fresca prevedere che venga sottratta l’acqua già naturalmente contenuta nella pianta da quella prevista per il solvente. Nei miei 50 grammi di elicriso fresco ho considerato 35 grammi di acqua, quindi preparerò il solvente con 100,5 grammi di alcool a 95° e 14,5 grammi di acqua (49,5 meno 35). Per approfondimenti leggete sotto la ricetta, al paragrafo “Contenuto in percentuale di acqua nelle singole piante: esperimenti con l’elicriso e altre considerazioni”.
Tintura madre di elicriso 2Triturate i capolini freschi, perché si riducano di volume. Per più informazioni leggete sotto la ricetta, al paragrafo “Triturare le piante, il più possibile”. Metteteli in un vaso di vetro capiente e versateci su il solvente. Mescolate a lungo, il più a lungo possibile, anche per qualche ora se ce la fate, ma almeno per una mezzora. Tappate ermeticamente il contenitore e lasciate macerare per 21 giorni in un luogo buio e fresco, mescolando tutti i giorni o almeno una volta ogni 2-3 giorni.
Tintura madre di elicriso 2Passato il tempo di macerazione, filtrate: poggiate un colino su un vaso pulito e foderatelo con un tovagliolo di cotone o altra fibra naturale. Versate tutto il preparato nel colino, poi avvolgete bene il tovagliolo e torcetelo più che potete per strizzare la pianta e raccogliere tutto il liquido. Se lo avete, usate un torchietto in acciaio o in alluminio, anziché il tovagliolo. Non buttate il residuo di macerazione, lo userete per il riporto a volume.
Tintura madre di elicriso 2Pesate il liquido ottenuto, e calcolate quanto manca per tornare alla quantità originaria di solvente. Nel mio caso la quantità rimasta era di 86 grammi, quindi per tornare ai 150 iniziali mancavano 64 grammi. Per convenzione si prepara sempre un po’ più di solvente, che viene in parte ancora trattenuto dalla pianta, quindi ho preparato 70 grammi di solvente a 65° (che si ottengono mescolando 46,9 grammi di alcool a 23,1 grammi di acqua).
Tintura madre di elicriso 2Versate il solvente sul residuo di macerazione in un vaso, mescolate ancora per una decina di minuti, poi di nuovo filtrate e strizzate il più possibile il residuo (se avete tempo, lasciate macerare un po’ il nuovo solvente col residuo prima di filtrare). Unite il liquido ottenuto al resto, filtrate ancora una volta attraverso un filtro da caffè americano o un tovagliolo pulito e imbottigliate in boccette scure con contagocce o nei contenitori che preferite. Se usate boccette o vasi di vetro chiaro, conservateli al riparo dalla luce.
Tintura madre di elicriso 2Usate la tintura entro 4-5 anni. Le dosi sono solitamente di 30 gocce diluite in due dita d’acqua 3 volte al giorno, ma consultate il vostro erborista per consigli personalizzati.

Tabelle di diluizione alcolica

L’aggiornamento più importante riguarda senz’altro la tabella con le corrette diluizioni alcoliche: ancora grazie a Michele per il suo intervento.
Questa la nuova tabella, che riprendo direttamente dai materiali che Marco Sarandrea ci ha fornito al corso di erboristeria. Fossi stata meno pigra le avrei consultate prima! Ovviamente, se avete preparato tinture utilizzando la tabella tratta dal libro di Alaimo, che avevo pubblicato in precedenza, non è che le dovete buttare: saranno solo leggermente meno efficaci. Anche la mia tintura di elicriso l’ho preparata seguendo ancora quella sbagliata :).
Tintura madre di elicriso 8

Rapporto droga solvente…forse non servono tutti questi calcoli?

Il procedimento che tuttora gli erboristi per lo più utilizzano per preparare la tintura madre è quello dettato dalla farmacopea francese, che è lo stesso che vi ho illustrato qui, con un certo rapporto droga solvente, sottrazione dell’acqua contenuta nella pianta e riporto a volume finale. Ma pare sia sempre più diffusa la pratica di fare le tinture “a copertura”, un po’ come si fa con gli oleoliti, triturando la pianta il più possibile e versando il solvente alla giusta gradazione quanto basta perché la ricopra. Da alcune analisi fatte sui due tipi di preparazione dalle stesse piante, il metodo a copertura non ha nulla da invidiare a quello ufficiale in quanto a concentrazione di principi attivi. Insomma, potrebbe anche valer la pena, se non si ha voglia di fare troppi calcoli, procedere in questo modo, piuttosto che rinunciare in partenza. Già immagino quanto alcuni di voi si sentano tremendamente sollevati ;).

Contenuto in percentuale di acqua nelle singole piante: esperimenti con l’elicriso e altre considerazioni

Prima di tutto, per chi mi stava aspettando, svelo il risultato dell’esperimento di cui parlavo nel post sull’achillea: ho messo a essiccare 45 grammi di elicriso fresco e ho ricavato 14 grammi di elicriso secco. Totale dell’acqua contenuta quindi: 31 grammi, pari a un 68,8%. Praticamente il canonico 70% che normalmente si dà per scontato nella preparazione della tintura madre. Evviva, l’elicriso si è rivelato più rassicurante dell’achillea, che a sorpresa ha rivelato di contenere solo un 50% circa di acqua.
Nel post sulla tintura madre di iperico mi lamentavo del fatto che non fosse possibile reperire tabelle che indicassero, per ogni pianta, il contenuto medio di acqua, in modo da avere più certezze nella preparazione della tintura da pianta fresca secondo farmacopea. Come saprete se avete già studiato un po’ l’argomento, il rapporto droga-solvente nella tintura madre è di 1:10, riferito però al peso della pianta essiccata: si usa questo “trucchetto” proprio perché si considera che non tutte le piante abbiano necessariamente lo stesso contenuto di acqua. Nel caso del mio elicriso, il peso secco per 50 g, facendo una proporzione in base al mio esperimento, sarebbe stato di 15,55 grammi, che arrotondo a 15 per semplificare: moltiplicato per 10 dà 150 grammi, esattamente la quantità di solvente che vedete nella ricetta (da cui poi si va a sottrarre l’acqua come sapete).
Ma mettiamo di dover preparare una tintura madre con l’achillea: se non avessi fatto alcun esperimento e avessi dato per scontato un contenuto standard del 70% d’acqua, avrei usato meno solvente del necessario, e di parecchio. Facendo un rapido calcolo, 50 grammi di achillea fresca corrisponderebbero a circa 25 grammi di achillea essiccata, che moltiplicato per 10 dà 250. Che sono 100 grammi di solvente in più rispetto ai 150 che avrei usato senza verificare il peso secco. Mica poco!!
Insomma, perché nessuno le ha fatte queste tabelle? Questo ho chiesto a Sarandrea, tra le altre cose. E mi ha risposto, come iniziavo a sospettare, che è un dato troppo variabile perché possa essere standardizzato in una tabella. Il contenuto di acqua di una certa pianta dipende da tanti fattori, e potrebbe non essere lo stesso da un anno all’altro o da un luogo all’altro. Può variare a seconda di quanto è siccitosa o piovosa una stagione, a seconda dell’altitudine, dell’esposizione, della latitudine, del terreno, di un sacco di altre cose. Per questo nella sua azienda erboristica hanno un database di dati raccolti in tanti anni di lavoro per ogni singola pianta, che raffrontano i contenuti d’acqua di diversi campioni raccolti in anni e condizioni diversi per fare una media, da utilizzare poi nelle preparazioni alcoliche. Un gran lavoro, che resta personale per ogni azienda e per ogni piccolo laboratorio o singolo fitopreparatore non professionista. Quindi ecco, vi ho parlato della mia achillea e del mio elicriso in questa fine giugno 2020 in bassa Toscana, nell’entroterra a circa 400 metri sul livello del mare, ma potrebbero essere diversi da quelli che avete raccolto, che raccoglierete, o che io stessa raccoglierò l’anno prossimo. La natura è così, soggetta a mille variabili, bisogna farci pace :).
C’è da dire che facendo le tinture a copertura, come accennavo prima, il problema in teoria non si pone. E anche qui, vedo già tante facce contente ;).

Triturare le piante, il più possibile

Ma proprio il più possibile! Sembra che questo aspetto sia davvero importante perché la pianta si riduca drasticamente di volume (se avete già preparato una tintura da pianta fresca sapete quanto sia essenziale per poterla davvero mescolare al solvente e non soltanto impregnarla), e perché rilasci al meglio le sue sostanze funzionali. Anche se vi sembra di maltrattarle, fatelo: Sarandrea mi ha consigliato di reperire addirittura un tritacarne in ghisa, pare si trovino spesso nei mercatini dei russi ma anche negli ingrossi di macchinari alimentari e online, ce ne sono anche di manuali ed economici. Il succo che la pianta rilascia va unito al resto, col solvente. Nella sua azienda hanno commissionato un macchinario apposito ad un produttore di tritacarne con un impianto di raffreddamento integrato, perché lavorando grandi quantitativi è facile surriscaldare troppo le piante, cosa da evitare assolutamente per non degradarne i principi attivi. Io per ora sono stata un po’ timorosa nel triturare in eccesso, usando più che altro forbici e pestello da mortaio, ma mi darò più da fare in futuro :).

Riporto a volume: si calcola sul peso del solvente originario o su quello che resta una volta sottratta l’acqua?

Anche qui immaginavo la risposta, ma ne ho avuto conferma: si calcola sul solvente originario, quindi, prendendo l’esempio dell’elicriso di cui vi ho appena illustrato la preparazione, se calcoliamo 150 grammi di solvente che si riducono a 115 dopo aver sottratto l’acqua, il riporto a volume va fatto sui 150, non sui 115. Se si sottrae l’acqua non lo si fa a caso, è perchè la pianta cederà la propria durante la macerazione, riportando più o meno l’acqua del solvente al peso originario calcolato. Dunque il riporto a volume si fa sul peso originario.

Conclusioni e prossimi appuntamenti con i corsi

Spero che ora la preparazione della tintura madre sia ancora più chiara per tutti! Ho ricevuto diverse richieste di informazioni durante la primavera e l’estate a riguardo, in cui mi si chiedevano anche notizie su corsi specifici…purtroppo ancora non me la sento di predisporre corsi al chiuso, dove poter fare anche una parte di laboratorio officinale, non mi assumo questa responsabilità in una fase ancora troppo delicata. Ma continuano i corsi all’aperto sul riconoscimento delle erbe, il prossimo appuntamento è a Brenna questa domenica mattina, il 30 agosto, trovate tutti i dettagli nella pagina dei corsi e su facebook. Sto lavorando al calendario di settembre-ottobre, ve ne parlerò presto :).

Altre informazioni utili

Tintura madre di elicriso 2Inutile dirvi che le preparazioni di Sarandrea sono le mie preferite! La Sarandrea non è solo la più antica liquoreria del Lazio, che prepara tuttora dei liquori d’erbe tra i più buoni, ma è un’azienda erboristica delle più serie e attente, che produce tinture madri, gemmoderivati e non solo con la massima cura, selezionando al meglio le materie prime, spesso raccolte in autonomia, e portando avanti una ricerca costante sui migliori procedimenti estrattivi. Se capitate dalle parti di Collepardo, in provincia di Frosinone, visitate la piccola erboristeria dietro l’azienda, è molto bella e fornita. Ma se ci capitate c’è molto altro da vedere, i Monti Ernici sono splendidi e ricchissimi di flora spontanea e biodiversità.
I fitoterapici di Sarandrea potete ordinarli in qualsiasi erboristeria o farmacia, o potete scrivere direttamente all’azienda. Tutte le informazioni e la lista dei prodotti li trovate sul loro sito (che, mi accorgo ora, è stato appena rinnovato).

Tintura madre di elicriso 2La tintura madre di elicriso potete usarla anche come espettorante, in caso di tosse grassa. Le stesse proprietà (anche le antiallergiche) le potete sfruttare pure in infuso, che è sicuramente più adatto ai bambini piccoli, per cui l’alcool della tintura può essere aggressivo. Certo il sapore dell’infuso non è dei più delicati, ché l’elicriso ha un saporino forte e battagliero, ma provate, o al limite fate uno sciroppo!

Tintura madre di elicriso 2Già che parliamo di Sarandrea e già che li ho messi pure nella foto di apertura, vi consiglio anche i suoi libri, quelli in mio possesso almeno, scritti insieme a Walter Culicelli, naturalista e divulgatore, tra gli organizzatori principali dei mitici corsi di erboristeria di Collepardo. Sono un po’ difficili da trovare ma ben fatti: tante piante e foto dettagliate per Dall’abete allo zafferano, uno dei libri che consulto di più,  e una bella parte sulla fitopreparazione e sulle proprietà officinali delle piante (ma senza foto, solo illustrazioni antiche) per Herbae sanitatis, che anche mi piace molto, nella sua essenzialità. Il mio listone di libri letti e consigliati lo trovate sempre qui…ma ancora non l’ho aggiornato, lo faccio presto, giuro!

Tintura madre di elicriso 2Un altro dubbio che Sarandrea ha sciolto durante la nostra telefonata (me ne sono approfittata un sacco, lo confesso), è stato sulle proprietà della Filipendula vulgaris. Ho tanto sperato che potesse avere le stesse virtù della Filipendula ulmaria, un’efficace aspirina vegetale (un tempo il nome del genere era Spirea e proprio da lì deriva il nome dell’apirina della Bayer: a-spirea, ossia senza spirea, ma con gli stessi effetti antinfiammatori. Peccato che che l’aspirina sia gastrolesiva, la Filipendula invece, grazie al suo fitocomplesso che include anche sostanze protettrici della mucosa gastrica, non ha questo genere di controindicazioni). La F. ulmaria, che cresce in luoghi umidi, non sono mai riuscita a trovarla finora, la vulgaris, che predilige zone aride, invece sì, e abbondante. E però no, mannaggia, le sostanze sono diverse e non paragonabili. C’ho sperato. Occhio che sull’internet qualche portale finto-divulgativo scrive che si possono usare entrambe allo stesso modo.

Articoli correlati:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna su