Achillea – Raccolta, essiccazione, proprietà e utilizzo

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Giugno ha già finito di regalare i suoi colori magici, i contrasti forti delle fioriture sui primi sfondi di erba secca, la sua luce ancora giovane e fresca, le masse color rame dei coleotteri riuniti in orge prive degli umani pudori sui soffici letti porpora delle scabiose.
Scavallato il solstizio, è iniziato il periodo dei raccolti, delle enormi mietitrebbia a 20 all’ora sulle strade di campagna quando sei in ritardo, dei covoni di paglia sulle colline riarse, del paesaggio che cambia di nuovo forma, spogliato delle sue spighe dorate.

Tempo di raccolta non soltanto per il grano, ma anche per molte erbe officinali, fiori per lo più, che raggiungono il tempo balsamico in questo periodo. Ho raccolto un bel po’, durante il solstizio: fiori di tiglio, da essiccare per i miei infusi, fiori di elicriso, da macerare in alcol per una tintura madre di cui vi parlerò, frutti acerbi di noce per il nocino, fiori di iperico, pochi, per l’unico oleolito della stagione: ho ancora fin troppe scorte della produzione 2019 di cinque diversi oleoliti, che solitamente vendo ai corsi e che quest’anno sono rimasti nei vasi. Ho ancora scorte anche di olio di iperico, ma almeno un piccolo vasetto che raccogliesse l’energia particolare di questo 2020 l’ho voluto fare, macera adesso al sole.

Ho raccolto fiori di achillea, anche. Una pianta molto trattata nei manuali di erboristeria ma poco menzionata nelle pubblicazioni che riguardano usi rituali e mitologia legati alle piante, quelle che ho la possibilità di consultare per lo meno, cosa che mi ha piuttosto sorpresa. Non ce n’è traccia neppure nel Florario di Cattabiani, dove di solito trovo anche le più insospettabili e le meno considerate.

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Eppure l’Achillea millefolium porta un nome che richiama subito miti e leggende, racconti di gesta eroiche e di capricci degli dei. E ovviamente qualche storia a lei collegata c’è, che rimanda, il nome parla da solo, alle vicende di Achille, esperto non solo nella battaglia ma anche nelle arti mediche, apprese dal suo maestro, Chirone, il più colto e saggio tra i centauri, uno dei simboli della terapia, della guarigione, delle cure erboristiche. Achille, secondo la leggenda utilizzò l’achillea per guarire le ferite del re Telefo, ferite che aveva provocato lui stesso durante la battaglia di Misia, ma che ha avuto poi bisogno di curare per ragioni strategiche: Apollo aveva predetto che solo chi aveva causato la ferita sarebbe stato in grado di guarirla, e Achille si ritrovò ad avere bisogno di Telefo per continuare il suo cammino verso Troia, acconsentendo quindi a medicarlo. Secondo alcune versioni guarì la ferita con la ruggine della stessa lancia con cui l’aveva inferta, secondo altre, in particolare quella di Plinio il Vecchio, usò una pianta curativa, l’achillea appunto, che da lui prese il nome. Io propendo sempre per le versioni di Plinio, si sa che per lui ho un debole ;).

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L’achillea è effettivamente una pianta dalle virtù vulnerarie: ottima come cicatrizzante e come emostatico, è usata per arrestare emorragie esterne e interne, ma anche per tonificare le pareti venose, grazie alla sua astringenza. Se aggiungiamo anche le virtù antisettiche, in grado di scongiurare le infezioni, il suo impiego nella cura delle ferite diventa ancora più efficace. Queste proprietà la rendono valida anche per la cura delle emorroidi e delle varici, per via interna e anche esterna, tramite oleoliti e unguenti. Diversi dei suoi nomi popolari richiamano le virtù emostatiche, come sanguinella, erba del soldato, erba dei tagli, stagnasangue.

Ma le proprietà dell’achillea non si limitano a queste eroiche gesta: è tra le piante utili alle donne in età fertile, grazie alle sue proprietà emmenagoghe e regolatrici del flusso mestruale, ma anche nella fase della menopausa, durante la transizione e oltre.
Così esordisce Maria Treben nel capitolo dedicato all’achillea nel suo La salute dalla Farmacia del Signore:

“Non riusciamo più a concepire la nostra vita senza la pianta medicinale Achillea. Contro molte malattie gravi essa è certamente la nostra migliore salvaguardia, ma soprattutto lo è per le donne. Non posso raccomandare abbastanza alle donne di usare l’Achillea. Nei suoi scritti il parroco Kneipp dice: «Le donne si risparmierebbero molti inconvenienti se ogni tanto si servissero dell’Achillea.» Che si tratti di una giovane sofferente di mestruazioni irregolari o di una donna più anziana in piena menopausa o che abbia superato questa fase, per ognuna, giovane o vecchia, è importante bere di tanto in tanto una tazza di tisana di Achillea. Essa ha un ottimo effetto sull’addome di ogni donna, ragion per cui non può fare di meglio in favore della propria salute, che cogliere un mazzetto di Achillea fresca ogni volta che si trova a passeggiare in campagna.”

e ancora:

“Durante la menopausa la donna dovrebbe ricórrere ogni giorno alla tisana di Achillea. Si risparmierebbe l’irrequietezza interna ed altri stati d’animo.”

La Treben descrive inoltre l’uso dei semicupi nella cura delle problematiche femminili. I semicupi sono pratiche curative che prevedono l’immersione di parti del corpo, in questo caso la zona pelvica-genitale, in acqua infusa con erbe officinali. Viene consigliato il semicupio di achillea per infiammazioni alle ovaie, prolasso dell’utero, leucorrea, fibromi uterini, pruriti vaginali.
Uscendo dall’ambito della cura della donna, la Treben consiglia i semicupi anche per enuresi notturna, sia nei bambini che negli anziani, e nelle nevriti articolari, sia alle braccia che alle gambe. Quasi sempre, alle cure coi semicupi viene associata l’assunzione di infusi della stessa pianta per via orale.
Sempre secondo Maria Treben, l’achillea è efficace anche per molti altri disturbi: contro le emicranie, occasionali o croniche, vertigini, nausee, malattie e dolori agli occhi, dolori, spasmi e bruciori di stomaco, raffreddori, dolori alla schiena e reumatici. E ancora inappetenza, flatulenze, disturbi epatici, infiammazioni delle vie digerenti. Viene consigliata come stimolante dell’attività renale e delle ghiandole intestinali, oltre che benefica per l’apparato circolatorio.
l’Achillea stimola effettivamente la circolazione sanguigna e, sempre secondo la Treben, depura il sangue e ne stimola la produzione attraverso un’azione sul midollo osseo, di cui è in grado di curare anche i disturbi. Combatte pure la ritenzione idrica, causa di diversi problemi e della cellulite.

Valnet, nel suo Fitoterapia, la consiglia anche come vermifugo e per curare affaticamento generale, asma, gotta, febbri intermittenti; nell’uso esterno anche per infiammazioni di pelle e mucose, oltre che per ragadi al seno e fistole e contro la caduta dei capelli.
l’Achillea è anche ampiamente utilizzata, per le sue virtù amaro-toniche, nella preparazione di liquori digestivi; restando in tema alcolico, veniva tradizionalmente impiegata anche dai vignaioli, che aggiungevano dei sacchetti di semi nelle botti per migliorare la conservazione del vino.

Insomma, ce ne sono di buone ragioni per raccogliere e conservare una buona scorta di cime fiorite!

Per gli usi rituali pare fosse più apprezzata dalle popolazioni celtiche, delle cui tradizioni ho trovato cenni in un ricco articolo su un blog che però ho perso (incredibile ma vero, non mi rispunta neppure più in google e l’ho letto appena una settimana fa) e in un paio di libri, tra cui La Cuoca Selvatica di Eleonora Matarrese, dove leggo anche che i popoli anglosassoni la consideravano protettiva da cattiva sorte e malattie.

Esiste anche un altro uso collegato a rituali antichi, non dei fiori ma degli steli, che fa parte invece della tradizione cinese, risalente a 3000 anni fa. Gli steli di achillea venivano impiegati nella pratica divinatoria dell’I Ching, sviluppatasi intorno al decimo secolo a.C. durante la dinastia Zhou e arrivata fino ai giorni nostri. I Ching si traduce in Libro dei Mutamenti, ed è un metodo per prevedere i possibili sviluppi di una data situazione nel futuro, da interpretare attraverso la lettura del Libro. In origine venivano utilizzati gusci di tartaruga, mentre oggi il metodo più diffuso è quello delle 3 monete, che vengono lanciate più volte per ricavare i 6 segni che vanno a comporre uno dei 64 esagrammi, elaborati attraverso un meccanismo matematico preciso e riscontrabile in diversi modelli naturali, che va poi interpretato tramite il Libro. Non si sa di preciso se prima o dopo le monete, si è diffuso anche l’uso degli steli di achillea: se ne usavano 50, ricavandoli dai fiori più dritti, lunghi e regolari, e si dividevano più volte secondo una tecnica particolare per ricavarne gli esagrammi. Di fatto, dei 50 steli se ne usavano 49: uno veniva lasciato sempre da parte all’inizio della pratica, a rappresentare la coscienza, testimone immutabile di tutte le cose. Rispetto al metodo delle monete, più veloce, quello degli steli di achillea favoriva un maggiore raccoglimento e concentrazione sull’interpretazione del responso.

Secondo il Segreti e Virtù delle Piante Medicinali, ma pure secondo Wikipedia, per questo utilizzo la pianta elettiva era un’altra specie di Achillea, l’A.ptarmica, chiamata dai cinesi Che Pou, che presenta fusti più lunghi ed è spontanea da noi solo al Nord Italia.
Comunque, se conoscete l’I Ching, che in Occidente ha avuto il primo estimatore in Carl Gustav Jung e che conta tanti studiosi e appassionati anche ai giorni nostri, e volete sperimentare, andrà benissimo anche la millefolium, molto più diffusa in ogni dove. Io stessa ho preparato le 50 bacchette essiccando gli steli assieme ai fiori, che se so tutte queste cose sull’I Ching è perché al mio lui piace un bel po’, così qualche anno fa abbiamo raccolto e selezionato i fusti migliori. Raccoglieteli in fioritura ed essiccate lo stelo col fiore facendo dei mazzetti da appendere all’ombra o nell’essiccatore: raccogliendo a fiori già secchi otterrete dei fusti troppo fragili. E poi così sfruttate anche la parte officinale ;).

La mia amicizia con l’achillea risale a diversi anni fa. L’ho conosciuta qui, nei miei dintorni, passeggiando nei primi anni per scoprire le piante del territorio, e l’ho ritrovata in diverse piccole colonie un po’ ovunque nelle mie zone, soprattutto a bordo di strade e sentieri, ma anche in piano campo.
Si fa notare facilmente sia prima che durante la fioritura. Da giovane si presenta come un mucchietto di foglie che spuntano dal terreno, di un bel verde brillante e dalla forma caratteristica che dà il nome alla specie, come se la lunga foglia fosse formata da tante piccole foglioline. Spunta presto in primavera, mettendomi sempre una certa allegria ad ogni incontro durante il cammino.

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Quando va verso la fioritura, intorno a metà maggio in collina, forma un lungo stelo piuttosto dritto e tenace, con foglioline simili a quelle basali ma attaccate al fusto, senza picciolo. Il verde perde la sua brillantezza e si ingrigisce un po’, a causa della leggera lanosità che la pianta sviluppa crescendo. Forma un grosso bocciolo, che si apre a partire da giugno e fino anche a settembre in un’ampia infiorescenza e corimbo formata da più capolini ligulati (cioè con petali, come fossero delle piccole margherite). I fiori sono bianchi, un bianco leggermente sporco, e in alcuni casi possono assumere delle sfumature rosate (esiste anche una specie, l’A.roseoalba, che, all’opposto, presenta fiori rosa e più raramente bianchi).

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La forma del fiore spinge molti a confondere la famiglia botanica di appartenenza dell’achillea. La prendono per un’ombrellifera (o brassicacea, ché la famiglia ha cambiato nome da un po’ ma io sono affezionata ai nomi vecchi) anziché per quello che effettivamente è, una composita (o asteracea, vedi sopra). Mi è capitato di trovare la classificazione sbagliata anche in libri pubblicati, ma se si osserva bene il fiore salta subito all’occhio che ha tutte le caratteristiche di una composita e che dell’ombrellifera può richiamare vagamente giusto la forma dell’infiorescenza.

La raccolta dei fiori va effettuata a inizio fioritura. Come sempre, cercate di raccogliere in un posto pulito, meglio se dopo un giorno di pioggia, che i fiori non vanno lavati (per consigli generali sulla raccolta vi rimando a questa mia piccola guida). Sgrullateli un po’ per far scappare via gli insetti e fateli essiccare, a mazzetti oppure stesi su cassette foderate di carta, separando con delle forbici la cima fiorita dallo stelo, che a meno che non siate patiti di I Ching ci interessa poco. Isolate le cime anche se usate l’essiccatore elettrico, per ottimizzare lo spazio. Sono fiori tenaci e poco acquosi, non servirà molto tempo per la completa essiccazione: in essiccatore bastano una decina di ore a 40°.
Una volta essiccati, vanno conservati in vasi di vetro o sacchetti di carta. Se ne usa, per un infuso, un cucchiaio raso per tazza, da lasciare in infusione in acqua bollente a fuoco spento per 10 minuti prima di filtrare.

Con l’achillea potete anche preparare un oleolito, che vi sarà utile per uso esterno, macerando i fiori (freschi, se possibile, ma anche secchi) in olio seguendo le stesse indicazioni che vi ho dato per l’elicriso.

Un’altra modalità di utilizzo prevede la macerazione alcolica, quindi la tintura madre o l’estratto idroalcolico. A tal proposito, ho pensato di rendermi utile, e qui apro una parentesi dedicata agli appassionati di tintura madre autoprodotta, che magari hanno già letto i miei vecchi articoli, con tutte le prove ed errori annessi.
Ricordate il post sulla tintura madre di iperico? Mi lamentavo del fatto che non si trovino tabelle che confrontino peso fresco e secco delle piante, per determinare il contenuto di acqua di ognuna e quindi la modalità corretta di preparazione del solvente per la macerazione alcolica. Ecco, già che essiccavo fiori di achillea li ho pesati prima e dopo, così in questo caso il servizio ve lo rendo io :).
La nostra pianticella a tal proposito ci riserva una bella sorpresa: come forse saprete, si dà per assodato, nel preparare le tinture madri da pianta fresca, che le piante contengano mediamente un 70% di acqua, e da questo dato si ricavano i rapporti droga/solvente. La mia achillea però pesava 69 grammi da fresca e ben 34 grammi da secca: l’acqua contenuta era solo 35 grammi, che se i miei calcoli sono giusti è in percentuale il 50,72% del peso. Urca, mica poca differenza, rispetto al 70% dato per scontato. La cosa si complica, se vogliamo preparare una tintura da pianta fresca. Ma proverò durante l’estate a fare altre prove e a calcolare le giuste quantità. In ogni caso, se volete già cimentarvi, la gradazione alcolica da usare per il solvente è 65°.
Sappiate che ho fatto lo stesso esperimento anche per l’elicriso. Curiosi? Vi tocca aspettare l’articolo sulla tintura madre di elicriso, che scriverò prossimamente ;). Intanto iscrivetevi alla newsletter, ‘va, che sennò va a finire che ve lo perdete! Trovate il box per iscrivervi scorrendo in basso. Chiusa parentesi.

I fiori, freschi o secchi, potete anche usarli in cucina, per aromatizzare salse, zuppe e vari tipi di piatti. Il sapore è amaro e l’aroma intenso. Più utilizzate ancora in cucina sono le foglie primaverili, che sono così belle da essere spesso impiegate soprattutto come decorazione commestibile. Le ho inserite già in alcune ricette pubblicate qui sul blog, se vi ricordate, in particolare qui e qui.

In molte zone potrebbe essere un po’ tardi per la raccolta, ma provate a salire di quota, sulle montagne più vicine. Durante le scorse settimane sono stata sia sul Pratomagno che sull’Amiata, e ho trovato achillea in boccio in tutti i prati che ho incontrato, osservandone altri esemplari appena fioriti scendendo di nuovo sulla via del ritorno, lungo la strada asfaltata. L’achillea infatti cresce dai 0 ai 2500 metri, quindi vi sarà molto molto facile incontrarla, in molti ambienti e altitudini diverse. Ovviamente raccogliete lì dove c’è davvero abbondanza, soprattutto se siete ospiti in un ambiente naturale più incontaminato di altri, e solo la quantità che vi serve davvero.

Il mio raccolto di quest’anno, come vi accennavo a inizio post, l’ho fatto durante i giorni del solstizio, vicino a una pieve abbandonata dove mi porta sempre un’amica, che è diventata anche il mio punto preferito per la calendula. Il raccolto dell’achillea è facile e rapido, basta una cesoia o un coltellino per recidere gli steli coriacei alla base.

Forse riusciremo ad osservare l’achillea alla passeggiata di riconoscimento erbe che faremo tra 2 giorni, domenica 5 luglio, a San Giovanni d’Asso (SI). Raccolgo le iscrizioni ancora fino a domani pomeriggio, sabato, e posto ce n’è ancora, quindi se venite a saperlo ora e volete tanto venire contattatemi al più presto. Tutti i dettagli li trovate nella pagina Corsi ed Eventi qui sul blog e nell’evento facebook.

Altre informazioni utili

Achillea - Raccolta, essiccazione, proprietà e utilizzo 6La cartolina che vedete nella foto di apertura, con l’illustrazione botanica dell’achillea, è un regalo di Pamela, che a Serre di Rapolano, in provincia di Siena, ha dato vita al progetto Amelia Petit Maison, basato sulla coltivazione biologica della lavanda con relativa produzione di olio essenziale e cosmetici naturali, ma aperta a tante attività artigianali connesse non solo alla profumata spighetta di San Giovanni, ma anche all’uso di altre piante che crescono spontanee nei suoi campi e nel giardino della casa che affitta nella stagione turistica. Me l’ha regalata lo scorso anno, finita la partecipazione al mio corso di Asciano, quello che oltre alla parte di riconoscimento prevede lezioni di laboratorio per trasformare le piante, e me l’ha donata in buona compagnia, con un’illustrazione dell’iperico. Mi sono piaciute così tanto che non ho potuto fare a meno poi di comprare da lei l’intera collezione (più che comprare l’ho scambiata coi miei libri :)), realizzata dalla brava illustratrice Antonella Orsi (@lellaillustration su instagram), che ha tratto ispirazione per disegnarla da un soggiorno nella Casina di Amelia. Sono davvero belle. Per ora non lo vedo, ma forse a breve troverete il set di illustrazioni nello shop di Pamela. Per ora provatevi l’olio essenziale ;).

Achillea - Raccolta, essiccazione, proprietà e utilizzo 6A proposito del corso di Asciano: quest’anno sarebbe giunto alla sua sesta edizione consecutiva, ma ho dovuto annullarlo per le ragioni che tutti sappiamo, le date cadevano in pieno lockdown. Spero tanto di riuscire a proporlo quest’autunno, mi spiacerebbe tanto saltarlo del tutto, si creano sempre gruppi di persone affiatate e piene di curiosità.
Tenete d’occhio la pagina dei corsi, e se volete mandatemi già una mail a [email protected] chiedendomi di essere avvertiti quando lo riprogrammerò. È strutturato in 2 incontri di 4 ore, il sabato pomeriggio, solitamente a un mese di distanza l’uno dall’altro; 2 ore si passeggia per riconoscere le erbe, 2 ore si fa laboratorio, imparando a preparare infusi, tisane, oleoliti, unguenti e tinture madri.
Potete anche iscrivervi alla newsletter dedicata ai corsi cliccando nel box più in basso!

Achillea - Raccolta, essiccazione, proprietà e utilizzo 6Il libro Segreti e Virtù delle Piante Medicinali, citato nell’articolo e immortalato nell’immagine di apertura, l’ho trovato in un mercatino a Roma. Purtroppo non ne è mai stata fatta una nuova edizione, ma è molto bello, nonostante sia ormai datato, ricchissimo di piante e di informazioni utili. È illustrato, non ci sono fotografie, ma le illustrazioni sono fatte molto bene. Se lo cercate online ne troverete moltissimi in vendita usati, purtroppo a prezzi non proprio da mercatino, ma se cercate bene magari qualcosa di più economico spunta fuori. Non ha un autore specifico, fu pubblicato dalla rivista Selezione dal Reader’s Digest, mensile fondato nel ’48 e ormai chiuso, versione italiana della rivista americana Reader’s Digest.
La lista intera dei miei libri letti e consigliati, che devo aggiornare a breve con nuove letture, la trovate come sempre qui.

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10 commenti su “Achillea – Raccolta, essiccazione, proprietà e utilizzo”

    1. Ora su Roma sarà quasi sicuramente tutta già in seme, a meno che non trovi posti dove l’erba sia stata tagliata spesso…ma tieni buono l’articolo per il prossimo anno, con tutta probabilità ce la trovi! Grazie a te :).

  1. Anna Bragante

    Cavoliiii!! Complimenti per la tua approfondita ricerca!! Bellissimo articolo!! Molto molto interessante! Grazie!!!!!!!!!!

    1. Anna, grazie davvero! I commenti sui blog, in generale, sono diventati una rarità, quando poi arrivano così entusiasti e sinceri solo per dare un grazie e un apprezzamento sono davvero graditissimi :).

  2. Buongiorno io ho l’achillea in giardino di vari colori (quindi non selvatica) la posso usare nello stesso modo?
    Grazie mille

    1. Buongiorno Simonetta! Se sono selezioni varietali di Achillea millefolium immagino di sì, anche se l’azione terapeutica potrebbe essere più blanda. Se sono altre specie non te lo assicurerei.
      Grazie ancora a te di esserci stata alla passeggiata di ieri!

  3. Buongiorno, io l ho racvolta ed ho essiccato i fiori soltanto stesi su un tavolo arieggiato. Ora che sono secchi devo separarli o metto in vaso la “cimetta” intera? Ho visto che quella che compero in erboristeria è fatta solo di petali mi pare… Grazie dei consigli!

    1. Ciao Eliana, sì, la parte officinale è costituita dalle infiorescenze, quindi le cimette che dici tu. Puoi usare i gambi in altri modi, per accendere il fuoco oppure restituirli alla terra :). Ma forse parli di separare i singoli capolini dall’infiorescenza? Se vuoi sì, in questo modo puoi dosarli meglio e occupano meno spazio nel vaso, ma puoi anche lasciarle intere e tagliuzzarle al momento o usarle così come sono.

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