Zuppa di farro e zucca al miso con cavolo riccio saltato


La nebbia è fitta, stamattina, avvolge tutto con decisione nel suo abbraccio umido, l’abbraccio di un amante invadente e soffocante. Dalla finestrella del bagno qualcosa cattura il mio sguardo assonnato, mentre mi asciugo il viso: è il giallo intenso delle foglie più esterne del gelso, rese più evidenti dal bianco diffuso tutt’intorno. Gli alberi del proprio giardino in autunno sono come i capelli bianchi sulla chioma di qualcuno che vediamo ogni giorno: non percepiamo davvero il cambiamento fino che qualcosa non lo rende evidente, fino a che non ci fermiamo di più ad osservare, fino a che non smettiamo di dare per scontato ciò che ci passa davanti ogni giorno. Il che nel caso dei capelli bianchi può anche essere un bene 😉

Esco di casa a fatica, incapace di avere la meglio sul torpore. La nebbia ha questo effetto, su di me. Un po’ di sole mi farebbe comodo stamattina, ma se così fosse non avrei la possibilità di ammirare con tanta chiarezza il lavoro perfetto dei ragni, con le loro tessiture rese all’improvviso così evidenti da centinaia di minuscole gocce. Basta poco per strapparmi un sorriso, per fortuna.
Al ritorno, verso sera, la nebbia è un ricordo e il tramonto è infuocato. Illumina generoso il paesaggio lunare intorno alla Strada di Poggio al Vento, i campi arati e pettinati pronti per la semina, il grigio chiaro dell’argilla che si fa rosato. Che non sono sulla luna me lo dice la luna stessa, che sorge, piena, dalle colline, rubando la luce del sole morente. È davvero enorme, e arancione come una zucca.

Che io arrivi a pubblicare una ricetta a base di zucca proprio alla vigilia di Halloween, Ognissanti, Samhain o come lo volete chiamare, è un puro caso, lo sapete che l’organizzazione e il tempismo non sono il mio forte. E però, coincidenza, eccola qui, quest’anno mi ritrovo ad essere sorprendentemente in linea col tema del momento.
È stata una delle prime zuppe calde che ho preparato quest’autunno, nata come rimedio a un frigo penosamente vuoto e alla necessità di un piatto sostanzioso. Unire zucca, patate e monococco, che erano lì buoni buoni senza alcuna fretta di essere utilizzati, è venuto abbastanza naturale, strano non averci mai pensato prima. Ho preparato spesso vellutate di zucca e patate, ma senza mai unirci dei cereali. L’ho rifatta già diverse volte, unendo poi anche il miso a fine cottura e delle verdure, come il cavolo nero, o il cavolo riccio, novità più che gradita nell’orto di Poggio di Camporbiano, che consegna le verdure dove lavoro. Gli davo la caccia da un po’, e l’ho addirittura piantato in giardino durante il mio esperimento di orto invernale, con piantine che avevo preso da Sofia e Paolo a Murabilia, a Lucca, e che sono diventate in men che non si dica prelibato cibo per lumache, che le hanno rase al suolo a velocità supersonica, prima di tutte le altre piante. Doveva piacergli proprio parecchio. Mi aspettavo che rispuntassero e invece no, ma grazie al cielo non dipendo unicamente dalla mia terra e dalle mie mani per sopravvivere.

Ne riparleremo, di cavolo riccio, che vorrei sperimentarlo in altre ricette. Intanto vi lascio a questa, che se vorrete provarla sarà sicuramente di grande conforto durante le lunghe giornate di pioggia che pare stiano arrivando e per affrontare la discesa verso l’inverno, evento a cui sono legate tutte le celebrazioni antiche e moderne di questi giorni. Assaggiatela anche senza cavolo, senza miso, se non ce l’avete anche senza rosmarino (peccato però :)), o usate altri cereali tipo farro dicocco, orzo, avena.
Sappiate che l’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto: e con questo intendo dire di abbondare col cavolo riccio, io ne ho poggiato lì giusto un pochino per esigenze estetiche, ma poi ne ho messo dell’altro quando la zuppa me la sono mangiata :). E potete anche, per velocizzare la preparazione e sporcare una padella in meno, unirlo alla zuppa a metà cottura e lasciarlo cuocere col resto (in questo caso senza condirlo prima).

// Zuppa di farro e zucca al miso con cavolo riccio saltato //

°° Ingredienti °°

  • 300 grammi di monococco
  • 900 grammi di zucca hokkaido (640 pulita e sbucciata)
  • 750 grammi di patate
  • un porro (o cipolla)
  • un mazzetto di cavolo riccio
  • un goccio di aceto di mele
  • un cucchiaio di brodo vegetale (facoltativo)
  • 2 cucchiai di miso (per me di ceci e miglio di L’Olmaia)
  • un paio di rametti di rosmarino
  • olio e.v.d’oliva
  • pepe nero
  • sale marino integrale
Pulite la zucca dai semi e filamenti interni e sbucciatela usando un pelapatate, poi riducetela in fettine e infine cubetti piccoli. Sbucciate anche le patate e tagliatele più o meno come la zucca. Affettate finemente il porro e fatelo ammorbidire con un pochino d’olio in una pentola capiente a fuoco basso.
Unite il farro al porro e fatelo tostare a fiamma alta mescolando per un minuto. Aggiungete zucca e patate e continuate a mescolare per un altro minuto, poi coprite con acqua (circa 1800 ml), mettete il coperchio e portate a bollore.
Quando l’acqua bolle unite un cucchiaio di brodo vegetale, se volete, e lasciate cuocere per 30-40 minuti: il monococco dovrà essere cotto, mentre zucca e patate dovranno disfarsi un po’. Mescolate spesso nell’ultima fase, per evitare che il fondo si attacchi alla pentola. A metà cottura, aggiungete il rosmarino piegato su se stesso e ben legato con dello spago da cucina (o chiuso in una pallina da té come dicevamo qui).
Nel frattempo preparate il cavolo riccio: Eliminate le nervature centrali e tritatelo finemente, poi trasferitelo in una ciotola e conditelo con sale, olio e un filo di aceto di mele. Massaggiatelo bene con le mani, lasciatelo macerare per 5-10 minuti, poi trasferitelo in padella. Saltatelo a fiamma media per 5-8 minuti, poi spegnete e tenete da parte.
Quando la zuppa è cotta spegnete il fuoco, eliminate il rosmarino e scioglietevi dentro due cucchiai di miso. Mescolate bene, assaggiate e aggiungete sale solo se necessario. Aggiungete pepe nero macinato al momento, se volete, e trasferite nei piatti. Guarnite ogni piatto con un po’ di cavolo nero saltato e servite. È buonissima anche il giorno dopo, da scaldare aggiungendo acqua fino a renderla di nuovo cremosa, e pure quello dopo e quello dopo ancora 🙂

4 commenti su “Zuppa di farro e zucca al miso con cavolo riccio saltato”

  1. Che belli questi abbinamenti! Siamo anche noi in un periodo di zuppe e queste ispirazioni mi rendono molto felice perchè alleviano una certa mia tendenza a rifare sempre la … stessa zuppa! Mi spiace, il luogo comune è uscito da solo. 😛
    Anche questa parte di appennino si è tinta d’autunno e ti penserò intercettando il giallo luminoso dei gelsi. Un abbraccio!

    1. Il problema di quando mi innamoro di una zuppa nuova, soprattutto se semplice come questa, è che poi tendo a rifarla costantemente facendola diventare la solita zuppa 🙂 Fino all’innamoramento successivo, per lo meno, eheheh. Buone passeggiate tra i boschi e un abbraccio a te Grazia!!

  2. Roma è battuta dal vento forte da due giorni, ieri c’è stata la giornata più buia e piovosa di questo autunno e con questi presupposti fare vellutate colorate non solo è un piacere, ma una necessità sia per gli occhi, sia per l’umore! Le temperature qui permettono di gustarle non bollenti ancora, ma l’importante è frullare, frullare, frullare… e come sai, adoro farlo! Tu però suggerisci un’azione in più: saltare, saltare, saltare, ahaha! Il cavolo croccante mi piace e il tocco di verde sulla nostra tavola non manca (quasi) mai, anche quando intorno tutto diventa dorato… immagino lo spettacolo che sarà la tua zona adesso e sempre di più, il giallo e il rosso che prendono spazio e sembra di essere dentro un dipinto, eh? Portami a passeggio con te, mi raccomando!

    1. Ora è difficile vederli, i colori, la bufera di scirocco ha spazzato via quasi tutte le foglie colorate, lasciando solo le verdi, ancora tenacemente attaccate ai rami! Ma altre si coloreranno, prima di cadere: tra una decina di giorni dovrò attraversare il Chianti fino quasi a Firenze, se il meteo sarà clemente ne vedrò parecchio, di rosso e di giallo. Nel frattempo, vado di zuppe e vellutate, che anche qui sono una necessità costante in questi giorni grigi e piovosi!

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