Vellutata di topinambur selvatico e carote con crostini di pane al timo


Le piogge generose di dicembre e poi il calore dei primi giorni di gennaio, hanno reso la terra morbida e cedevole, dolce. Era da qualche tempo che puntavo quegli steli secchi di topinambur, residui dell’autunno ormai passato, dicendomi che sarei andata prima o poi a scavare per estrarne i tuberi, proprio lì dove lo scorso ottobre ho raccolto i fiori.
Nei primi giorni dell’anno mi sono presa finalmente il tempo di farlo, per la prima volta. Non ci è voluto poi molto, soprattutto perchè la terra era davvero soffice e collaborativa, e pure perchè il gruppo di piante non era granché folto e volevo quindi raccogliere solo lo stretto necessario a sperimentarne l’utilizzo, senza impedire la riproduzione e l’accrescimento della piccola colonia. Ho raccolto sotto un bel sole di mezzogiorno, disturbando qualche lombrico e intervallando il lavoro con qualche lancio di palla a Urano, che quando mi dedico alle piante si sente sempre un po’ trascurato 🙂 Hanno una loro bellezza gli steli secchi del topinambur, sembrano elementi decorativi stilizzati disegnati da un bravo grafico, essenziali e armonici.

Ho iniziato scavando a fondo con una paletta da orto ed estraendo la pianta con la radice e tutto il resto, ma poi mi sono resa conto che per trovare i tuberi basta spostare appena la terra attorno alla pianta senza nemmeno sradicarla, perchè i più grossi sono appena sotto la superficie ed affiorano facilmente. Nei giorni successivi alla pioggia, quando non ne cade così tanta da rendere questa terra ricca d’argilla antipatica e appiccicosa, la raccolta è semplice, piacevole e rapida.

Ero convinta di trovare i tuberi globosi e bitorzoluti che normalmente di trovano in vendita nei mercati, invece quelli che ho estratto avevano una forma allungata e priva delle caratteristiche protuberanze che tutti conosciamo. Cercando in rete ho trovato questo post in cui si spiega che la pianta fiorisce ad anni alterni, e che i tuberi bitorzoluti si raccolgono dalle piante che non hanno prodotto il fiore nell’autunno precedente, quando invece la fioritura c’è stata la forma sarà come questa qui nella foto.

Non ho trovato steli senza fiore nella mia piccola colonia, il prossimo anno mi riprometto di controllare se in effetti le cose stanno così; ho cercato su diversi portali di botanica e vivaismo, ma non ho trovato altri riscontri, voi ne sapete qualcosa?
Com’è come non è, ho raccolto il mio piccolo bottino e me ne sono tornata tutta contenta a casa. Ho lavato bene i topinambur, che al netto di quei bozzetti si puliscono bene, senza impazzire, e ho pensato a cosa prepararci. Da crudi li ho trovati meno saporiti di quelli che ho sempre comprato e un po’ più coriacei, così li ho cotti per farne una vellutata insieme alle carote, più avvolgenti e colorate. L’ho aromatizzata con delle foglie di timo al limone, che ho usato anche per rosolare dei crostini di pane. Avevo un po’ di buon Lariano raffermo, che avevo preso dal mio forno di quartiere preferito durante la mia recente vacanzetta romana sotto le feste, che a fare i crostini si presta veramente bene. Il timo me l’ha regalato un’amica-sorella diversi anni fa, erano pochi steli radicati in un mucchietto di terra, che trapiantati nel grosso vaso vicino alla ruta si sono adattati benissimo; è l’aromatica più bella di sempre nel mio giardino, bella come l’anima di chi me ne ha fatto dono.

I tuberi del topinambur si possono raccogliere dalla fine della fioritura fino all’inizio della primavera. Se ne avete vicino casa o in giardino raccoglieteli man mano che vi servono, la terra li preserva molto meglio di un frigorifero. Stanno molto bene in vellutata anche con le patate, con la zucca, col cavolfiore o con dei legumi tipo ceci o cannellini.

Concludo con uno spazio promozionale NON pagato e totalmente volontario: quella tovaglietta splendida che vedete nella foto in apertura, che ho comprato qualche mese fa, è una delle creazioni di Francesca Gualtieri, che recupera vecchi tessuti e li tinge con colorazioni naturali. Se passate dal minuscolo paesino di Montisi, tra le Crete Senesi e la Val d’Orcia, fermatevi al suo atelier, ricavato nella vecchia macelleria del paese (per questo, ma non solo, il suo progetto si chiama Un Macello). Io mi comprerei tutto là dentro, è davvero bravissima, date un occhio qui.
E infine vorrei ringraziare Culinaria, di Roma, che mi ha regalato questo bel piattino, di cui mi ero follemente innamorata, dopo una buonissima cena. Anzi due di questi bei piattini. E non perché il proprietario sa che ho un blog, semplicemente perché i miei genitori sono buoni clienti 🙂 Ci aveva servito dentro una vellutata di zucca di benvenuto, oggi li riempio con un’altra crema di verdure, più rustica ma buona.

// Vellutata di topinambur e carote con crostini di pane al timo //

°° Ingredienti °°

  • 400 grammi di carote
  • 360 grammi di topinambur
  • un porro
  • 4 belle fette di pane raffermo
  • qualche rametto di timo al limone fresco
  • uno spicchio d’aglio
  • olio e.v.d’oliva
  • sale marino integrale
Spazzolate le carote e il topinambur sotto l’acqua, poi tagliateli a fettine. Fate appassire il porro tagliato a metà nel senso della lunghezza e poi a fettine in olio con un pizzico di sale, poi unite le carote e il topinambur, facendole rosolare un minuto a fuoco vivace mescolando.
Coprite le verdure con acqua, aggiungete 2 cucchiaini scarsi di foglie di timo (uno solo se usate timo secco) e lasciate cuocere fino a che saranno morbide: ci vorranno circa 20 minuti.
Nel frattempo preparate i crostini: eliminate la crosta dalle fette di pane e riducetele in dadini piccoli con un coltello seghettato. Scaldate qualche cucchiaio d’olio in una padella, fateci rosolare l’aglio schiacciato, poi eliminatelo e aggiungete i dadini di pane, insieme ad altri due cucchiaini scarsi di foglie di timo (uno se secco). Mescolate molto spesso con un cucchiaio di legno mantenendo il fuoco vivace fino a rosolare bene i dadini: ci vorranno 3-4 minuti.
Frullate le verdure con un frullatore a immersione, mettete la vellutata nei piatti e guarnite ogni porzione con un filo d’olio a crudo, qualche crostino di pane e un rametto di timo fresco.

4 commenti su “Vellutata di topinambur selvatico e carote con crostini di pane al timo”

  1. Ciao Claudia e buon inizio di anno 🙂
    Io qui sono piena ti topinambur selvatici…ogni anno li raccolgo ma hanno sempre la forma allungata che hai trovato te….credo che solo quelli comprati, cioè della varietà ” migliorata ” siano più grandi e gloriosi….
    Un abbraccio

    1. Ciao Daniela, buon anno a te! E grazie del contributo. Ne sto raccogliendo altri da facebook, a quanto pare c’è chi li trova solo bitorzoluti, chi solo allungati e chi misti. Non credo dipenda dal fatto se la pianta fiorisce o no, a questo punto, ma piuttosto dal fatto che possano esisterne più varietà, come tu dici. Grandi e gloriosi, eheheh!
      Un abbraccio e a presto.

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