La pappa al pomodoro…giallo e funky!


Il sole è generoso, in questa fine di maggio, sembra volersi rifare all’improvviso e velocemente del tempo perduto. La tanta umidità accumulata dalla terra torna verso il cielo, chiamata fuori dal calore intenso dei raggi; là fuori nei campi, nelle ore centrali della giornata, sembra di essere già a giugno inoltrato. Ma i papaveri, così abbondanti e rigogliosi, non mentono: saprebbero dire in che mese siamo anche a chi non consulti un calendario da un anno intero.

La primavera si avvicina alla fine, un’altra stagione di passeggiate erboristiche è terminata. Mi sento stanca, ma felice. Ogni anno imparo sempre qualcosa di nuovo, mentre introduco altre anime curiose alla conoscenza di questo universo verde incredibilmente vasto e variegato. Imparo qualcosa di nuovo sulle piante, qualcosa di nuovo sugli altri, qualcosa di nuovo su di me. Quest’anno ho ricevuto dei riscontri inaspettati e davvero belli, e che mi hanno riempita di gratitudine e mi hanno dato la voglia di fare ancora meglio, di dare ancora più di così. Già non vedo l’ora di ricominciare, quando il giallo dorato di settembre inizierà a cedere il passo al nuovo verde dei primi mesi autunnali.

Ma nel mezzo c’è l’estate, con i suoi frutti abbondanti e le sue giornate lunghissime. Il momento dei pomodori è ancora un po’ lontano, ma quando ne ho voglia, svito il tappo dei barattoli da conserva. Non solo quelli delle bottiglie molisane che vi dicevo tempo fa, tra i regali di fine estate dei miei genitori, ma anche qualche vaso di alcuni pomodori molto particolari. Sono quelli prodotti da Funky Tomato, un progetto bellissimo nato nel 2015 che unisce italiani e migranti nella costruzione una filiera del pomodoro a coltivazione naturale ed equamente retribuita, tra Puglia e Basilicata. È ancora giovane, ma cresce velocemente, grazie al sostegno delle reti di economia solidale di tutta Italia, dei ristoratori, dei singoli acquirenti privati, delle piccole botteghe, come quella in cui lavoro io. E dove la scorsa estate, insieme a tutti gli altri attori che vi dicevo, abbiamo partecipato al pre-acquisto delle conserve, lo strumento attraverso il quale Funky Tomato riesce a finanziare la campagna di coltivazione, raccolta e trasformazione, potendo così vendere le proprie produzioni in maniera diretta, senza passare per grandi intermediari che chiedono prezzi troppo bassi, non permettendo di retribuire come si deve chi lavora nei campi e nei laboratori di trasformazione. Quando un pomodoro lo pagate troppo poco, una ragione c’è, e non vi piacerebbe vederla.

I pomodori di Funky Tomato, tra l’altro, sono deliziosi. Il pomodorino rosso in salsa, in particolare, genera pesante dipendenza, ovunque lo utilizziate. Vengono coltivate anche varietà particolari, come il pomodorino giallo che utilizzo qui (ve lo ricordate anche in questo post di un paio di anni fa?) e il pomodoro Siccagno, cultivar particolarmente adatta ai climi aridi.
La prossima campagna di preaquisto è già alle porte, se restate sintonizzati sui canali di Funky Tomato lo saprete presto, ma ci sarà tempo, se sarà come lo scorso anno, fino a circa metà agosto. “State in campagna”, come dicono loro 🙂

 

#IlQuadernoDiCampagna : Una nuova stagione del pomodoro porta con se vecchi intoppi, ma la natura alcune volte è già…

Pubblicato da Funky Tomato su lunedì 21 maggio 2018

 

Non avevo molto in casa oggi, ma il pane secco non mancava. Quando un pane è buono davvero, come quello di Giovanni Cerrano o quello del Pereto, che entrambi ho la fortuna di poter reperire facilmente, gettarlo via è ancora più fuori luogo. La toscanissima pappa al pomodoro è una delle ricette che permette di recuperare il pane vecchio, in tutte le stagioni, ricavando un piatto saporito, buono e sostanzioso che risolve spesso le giornate da frigo vuoto. D’estate si può fare col pomodoro fresco, in tutte le altre stagioni con passata, polpa, pomodori pelati e qualsiasi altra conserva. Oggi ho usato il buonissimo pomodorino giallo a pacchettella guarnendo i piatti con qualche pomodorino rosso in salsa, appena saltato in padella.
La ricetta tradizionale della pappa al pomodoro vuole il pane sciocco, come lo chiamano qui, ossia senza sale. Io lo detesto, da sempre, di conseguenza in questa casa non ne entra (non starò a ripetervi quanto io sia esigente col pane, anche se l’ho appena fatto aprendo questa parentesi) e quindi nemmeno avanza. Non me ne vogliano i toscani, è che proprio non mi sa di niente! E non lo comprerò apposta solo per prepararci la pappa al pomodoro, che tra l’altro si andrebbe a perdere anche il senso del recupero del pane avanzato, o no?

Il mio basilico è ancora troppo giovane per essere cimato senza conseguenze spiacevoli, così ho raccolto un po’ di profumatissima nepitella (Calamintha nepeta), che non ne ha fatto sentire per nulla la mancanza. La pappa al pomodoro, tecnicamente, si farebbe col pane raffermo e non col pane secco, ma in quest’ultimo caso basta usarne un po’ meno e il risultato sarà ugualmente soddisfacente. Vi lascio la ricetta con diverse varianti, così potete scegliere come prepararla in ogni momento dell’anno. Quando arriveranno i pomodori freschi, vi consiglio di seguire la ricetta di Giulia, Toscana doc, che di versioni ne ha pubblicate, e come non aspettarselo da lei, diverse altre, come questa o questa. Quando arriva l’estate io preferisco la panzanella, che non mi impone di accendere i fuochi della cucina, ma quest’anno cercherò di provarla anche io.
Buona pappa a tutti!

// Pappa al pomodoro //

°° Ingredienti °°

  • 250 grammi di pane secco, a fette (300 g se il pane è raffermo)
  • 650 grammi di pomodoro giallo a pacchettella (potete usate pelati in salsa o passata di pomodoro)
  • 6 pomodorini in salsa (opzionali)
  • un mazzetto di nepitella fresca (sostituibile col classico basilico; se volete usate erbe secche provate origano, maggiorana, o la stessa nepitella)
  • 2 cipollotti freschi (o due piccole cipolle rosse o bionde)
  • 2 spicchi d’aglio
  • un buon olio e.v. d’oliva in quantità
  • un cucchiaino di zucchero di canna integrale, tipo mascobado
  • pepe nero macinato al momento
  • sale marino integrale
Strofinate l’aglio sulle fette di pane, poi tagliatelo a cubetti. Tritate finemente i cipollotti, includendo la parte verde, insieme al resto dell’aglio e fateli appassire in olio generoso dentro un tegame capiente, con un pizzico di sale. Se ce l’avete, unite anche una costa di sedano tritata; io, ve l’ho detto, avevo il frigo penosamente vuoto 🙂
Unite i cubetti di pane, mescolate bene a fiamma media per far insaporire, poi unite il pomodoro e coprite con acqua. Salate (la quantità di sale dipende dal pane che avete usato, se sciapo oppure già salato), aggiungete lo zucchero e lasciate cuocere per circa 30 minuti a fuoco molto basso, usando una retina spargi-fiamma se potete, e mescolando spesso, fino a che il liquido sarà assorbito e il pane sarà sfatto. A metà cottura, unite un bel mucchietto di nepitella tritata e qualche macinata di pepe. Se dovesse servire, aggiungete acqua in corsa.
Nel frattempo, dividete i pomodorini a metà e fateli cuocere molto brevemente con un po’ della loro salsa, un pizzico di sale e poco olio, in un padellino, cercando di mantenerli integri. Basteranno 5 minuti a fuoco basso.
Mettete la pappa nei piatti o nelle ciotole e guarnite ogni porzione con 3 pomodorini a metà, qualche foglia di nepitella fresca e un filo (ma pure due o tre) di olio a crudo. Servite la pappa al pomodoro calda, tiepida o fredda.

2 commenti su “La pappa al pomodoro…giallo e funky!”

  1. Ti scrivo nell’ultimo giorno e sorriso che ha lasciato maggio, che ci ha salutato con sole, aria calda, cielo sereno. La tua pappa al pomodoro in versione gialla mi sembra il testimone ideale da passare, con cui proseguire la corsa verso la stagione estiva che di pomodori e pane ne porterà tanti, che sia per bruschette, panzanelle o piatti come questo!
    Vorrei dire anch’io “state in campagna”, ma soprattutto vorrei esserci. Meno male che tu mi ci porti sempre e che fai foto anche alle tue belle zone e scoperte!

    1. Eh, faccio del mio meglio È che il tempo è sempre poco, fosse per me “starei in campagna” molto di più, a incontrare e raccontare produttori, progetti, colture e culture. Rimando a quando qualcuno inventerà lo sdoppiamento o la dilatazione del tempo, intanto mi accontento e vado per la mia lenta e lunga strada, grazie della compagnia cara Francesca!

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