Maccheroncini di Senatore Cappelli al ferretto con pomodoro fresco


Settembre è generoso, di frutti, di sole, di aria leggera, di nuvole dai contorni decisi in netto contrasto col cielo azzurro e carico, che si tingono di un rosa acceso al crepuscolo. È dolce, allegro, capriccioso ma senza dare fastidio.
Certe mattine sa diventare più indisponente, coi suoi 12 gradi, la pioggia del giorno prima che si addensa in una nebbia fitta, il freddo umido che aggredisce le gambe ancora scoperte, poco preparate ad affrontarla. È in quelle mattine che lascia intravedere l’autunno che porterà di lì a poco, maturando gli ultimi semi delle spontanee e ingiallendo le foglie delle acacie e delle querce.
È passata veloce quest’estate, non me ne sono quasi accorta. Quest’anno il grande acero campestre in fondo al campo di grano, reso di nuovo accessibile dalla mietitura, non ci ha accolti sotto la sua ombra, nei lunghi pomeriggi di agosto; è mancata quell’armonia, è mancato qualcosa che non so dire. Ora i campi sono arati, l’apertura della caccia è prossima, il suo tempo è già passato.

Non è ancora passato invece quello dei pomodori, che continuando a caricare le cime delle piante, regalando l’ultima esplosione di vita e di gusto, concentrando tutto il loro sapore e la loro dolcezza. Che ho un amore particolare per i datterini ve ne sarete accorti, con tutte le volte che li ho cucinati in questi anni 🙂 Ed eccoli anche qui, oggi, a condire una pasta fresca che volevo preparare da tempo, i maccheroncini al ferretto. Mi frullavano in testa da un po’ ma continuavo a dimenticarmene, fino a che li ho visti quest’estate da Manuela, che linkava anche a un bel racconto di Sonia, e mi sono decisa, complici le ferie e un po’ più di tempo a disposizione per seguire le ispirazioni improvvise.

Il ferretto però non ce l’avevo, e nemmeno qualcosa che gli somigliasse, così ho fatto prima una puntatina alla merceria del paese. Prima ho cercato le dimensioni di riferimento su internet, scoprendo che su amazon vendono un ferretto apposta, di ottone e squadrato invece che cilindrico. L’unico commento presente testimonia che una nonnina, dopo aver usato per anni il classico ferro da calza, pare si sia subito convertita all’ottone squadrato al primo utilizzo. Se ci prendo il via con questi maccheroncini lo valuterò, mi sono detta, intanto mi affido alla merceria.
Eh sì, che i tempi grazieaddio sono cambiati, e noi donne non è che tutte si abbia in casa un ferro da calza, che la calzetta ora si fa soltanto se davvero c’è la passione o se è il nostro modo, che so, per calmare i nervi o per concentrarsi su qualcosa, altrimenti la si lascia fare a chi ne ha voglia, potendoci dedicare, il più delle volte, a quello che ci interessa veramente e non a quello che ci viene imposto in quanto femmine. E io nello specifico, che sono l’antitesi della brava massaia se tralasciamo la cucina, è già tanto se in casa ho una scatolina con ago e filo. Tempo fa ho provato, per curiosità, a lavorare a maglia, ispirata da una cara amica bravissima che creava delle cose splendide con due ferri e un gomitolo di lana, ma mi sono fermata dopo il primo lavoro, che è stato utile comunque per allungare le maniche di un vecchio cappotto anni ’70 comprato in un mercatino dell’usato, l’esperienza è finita lì.
Ho scoperto, col bottegaio, che i ferretti di forma e dimensioni giuste (che, sapevatelo, sono all’incirca 29 cm di lunghezza e 2,5 mm di diametro) li vendono in confezioni da 5, dopo aver esplorato ferri e uncinetti di tutti i tipi, che però non erano adatti. A quanto pare, per fare la famosa calzetta servono 5 ferri, anche se cercando ora su google vedo che i metodi sono tanti. Sapendo che me ne serviva solo uno è stato così gentile da farmi pure lo sconto, e ora aspetta la ricetta dei maccheroncini qui sul blog, che adesso per l’appunto mi decido a darvi.

Fermo restando che per realizzare qualsiasi nuovo formato di pasta fresca bisogna prendere un po’ di manualità, non sono affatto delusa dalla mia prima pasta al ferretto: è una preparazione semplice e rapida, anche molto piacevole da realizzare. All’inizio, col ferretto pulito, la pasta tenderà ad appiccicarsi un pochino, e forse dovrete rimpastare i primi tentativi, ma una volte reso più ruvido dai vari passaggi non vi darà più problemi. Potete utilizzare anche degli stecchini di legno da spiedini, anche se il ferretto, un po’ più pesante, sarebbe meglio. Io ho scoperto in un angolo di un cassetto che ne avevo, di stecchini di legno, così ho sperimentato anche quelli quando ho visto che la pasta si attaccava al ferretto, però si attaccava anche al legno, quindi sono tornata al ferretto, e come vi dicevo il problema si è risolto in un attimo.

Nelle ricette che ho trovato in giro viene sempre usata la semola, ma io avevo solo della farina di grano duro Senatore Cappelli, e non sarei tornata al lavoro per un po’, dove avrei potuto prendere una buona semola. In ogni caso la farina di grano duro è più completa della semola, che è una raffinazione della farina stessa, andando ad isolare la parte più vetrosa del chicco dal resto del seme; così mi ha spiegato di recente Franco del Pereto, che la semola non la vuole fare, e da lì preferisco sempre, se posso, usare la farina “intera”, o meglio semintegrale, che la crusca meglio di no. Proverò anche con la semola, per sentire la differenza, ma sono contenta del risultato con la farina.

// Maccheroncini di Senatore Cappelli al ferretto con pomodoro fresco //

°° Ingredienti °°

  • 400 grammi di farina di grano duro semintegrale (Senatore Cappelli o altre varietà)
  • 200 grammi circa di acqua
  • 750 grammi circa di pomodori datterini
  • 2 spicchi d’aglio
  • basilico fresco
  • pepe nero macinato al momento
  • un pizzico di zucchero di canna integrale
  • olio e.v.d’oliva
  • sale marino integrale
Mettete la farina in una ciotola e aggiungete qualche grano di sale fino. Unite l’acqua insieme a due cucchiai d’olio in un buco a fontana al centro e iniziate a impastare, trasferendovi su una spianatoia di legno quando possibile: dovrete ottenere un impasto compatto e morbido, ma non eccessivamente umido. Poggiatelo sul piano infarinato, copritelo con la ciotola e lasciatelo riposare una mezzora.
Dividete l’impasto in pezzi, da cui ricavare tanti filoncini sottili, da tagliare in porzioni di 3-4 cm di lunghezza. Poggiate su ogni porzione il ferretto parallelo al lato orizzontale, al centro, come vedete nella foto all’interno del post, e arrotolate formando il maccheroncino, da sfilare poi delicatamente dal ferretto. È questa la fase in cui può appiccicarsi, ma vi ho già spiegato nel post che poi passa. Non premete troppo mentre arrotolate e siate rapidi nel farlo.
Poggiate i maccheroncini su un vassoio di carta infarinato e preparate il condimento: Fate rosolare l’aglio in olio generoso e unite i datterini tagliati in quarti nel senso della lunghezza. Salate, pepate, unite qualche granello di zucchero di canna integrale e lasciate cuocere con coperchio per 10 minuti a fuoco basso.
Togliete il coperchio e completate la cottura per altri 5 minuti a fuoco vivace. Cuocete la pasta in abbondante acqua salata per 2-3 minuti, scolatela e conditela con i pomodori. Guarnite con basilico fresco spezzettato e servite.

4 commenti su “Maccheroncini di Senatore Cappelli al ferretto con pomodoro fresco”

  1. Ciao Claudia, grazie mille per avermi citata (ne approfitto per ringraziare anche Manuela). Sto leggendo il tuo post accanto alla mia mamma e tra di noi sta nascendo un dibattito circa il ferretto che utilizzava nonna. Non ti dico cosa ne sta venendo fuori! Comunque, quisquilie familiari a parte, la tua versione è da leccarsi i baffi. Mi pare di sentirne anche il profumo. Bravissima! Grazie ancora, un abbraccio

  2. Vedo inevitabilmente – e sorrido… – un filo tra la nonna della tua amica che aveva la casa a Trouville e questa storia del ferretto, legata a tavole familiari e a gesti antichi e poetici come fare la maglia… e anche la pasta, con lo stesso attrezzo! Forse perchè sento il profumo delle cose vere, buone e anche belle che uniscono chi le fa e ne gode, che vengono dal piatto ma soprattutto dall’amore e dalla passione con cui si crea tutto… le persone che hanno messo lo zampino, Manu e Sonia, poi sono speciali e non credo sia un caso che siano coinvolte anche loro! Nell’armadio ho un ferretto con cui prendo le palline da sotto il letto, quando Ulisse le spedisce lì, ahaha! Non penso vada bene… 😛 Io non mi sono mai cimentata, ma ti vedrei con piacere all’opera… o meglio, immagino una mattina tra farina e pomodori, tra noi 4! Trasmette sensazioni positive questo post… 🙂

    1. Eh, ci vorrebbe una bella mattina così 🙂 E non potrebbe che essere dedicata alla pasta fresca, o comunque ad un impasto. Spianatoie, farina e mani che lavorano sono un legante incredibile!

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