L’inverno alle porte e una ricetta semplice


Quando anche le querce, le più pigre a svegliarsi nel mattino della primavera e le ultime a svestirsi nel crepuscolo autunnale, imbruniscono le foglie e infine le lasciano andare, è segno che la notte più lunga è davvero alle porte.
Al mattino il paesaggio è glaciale, i campi ricoperti da un candore immobile, non quello soffice della neve ma quello ruvido del ghiaccio, che avvolge ogni cosa nella sua fragile gabbia. I primi raggi di sole dell’alba portano subito sollievo, arrivano a stendere una luccicante polvere d’oro sulla brina e allungano un primo fascio di luce calda attraverso la sala e fino alla cucina, che si posa senza esitazioni su una strana zucca, ricevuta in dono, che mi attende paziente poggiata accanto al frigo da quasi due mesi. So fin da tempo cosa farne, ma vorrei raccontarlo anche a voi, così aspetto di avere lo spazio per processarla senza fretta. Fortuna che è di quelle serbevoli a lungo 🙂

Bisogna attendere almeno le 10 perché il gelo lasci di nuovo spazio ai colori che ha tenuto nascosti. Pettirossi e cince sono ben svegli e vivaci ora, perlustrano il giardino in cerca di briciole di pane e di vermetti e raspano nelle grondaie per portare alla luce qualche tesoro trascinato dal vento o dalle piogge.
Al di là del fiume, davanti alla lunga linea dei vecchi casali coi camini accesi, gli ortolani iniziano la raccolta e i lavori nel campo, muovendo passi pesanti nei loro stivali di gomma, zavorrati da un fango troppo morbido.

Per pranzo mescolo i loro finocchi affettati sottili e la loro rucola, saporita e piccante, con le arance del secondo carico siciliano della stagione e la bella scarola che un vecchio contadino gentile e ancora molto energico, come tanti da questa parti, mi ha invitato a raccogliere nel suo orto appena fuori dalla recinzione del borgo. Entro dal piccolo steccato artigianale col mio coltello da erbette alla mano e la cerco dove lui mi ha indicato, sotto la vecchia rete da letto coperta con pesanti teli di plastica, per proteggere i cespi dalle gelate. Taglio al colletto e lascio le foglie esterne più rovinate a coprire il terreno e concimare, come ho visto fare tante volte ai produttori che visito e alle mie amiche munite di pollice verde. Rientro verso casa un po’ sognante, immaginando che quell’orto sia il mio, figurandomi quella dimensione in cui riuscire a dedicarsi con la calma necessaria ad un piccolo pezzo di terra in ogni stagione, raccogliendone i doni. Non la trovo ancora, ma so che succederà. Ho amato troppo Pia Pera perché non succeda.

Nel primo pomeriggio, le 3 passate da poco, le ombre già si fanno lunghe e disegnano sul paesaggio. Sulla strada verso Siena le colline arate si mostrano in tutta la propria rude dolcezza, invitano a fermarsi e a perdersi con lo sguardo e con l’anima in quelle onde di terra sensuali e silenziose. Dove il grano sta già crescendo, il verde è brillante e luminoso, una vera promessa di vita e di abbondanza.
Il tramonto infuocato arriva presto e alle 6, quando la luna e le stelle si mostrano già, il piccolo borgo in cui vivo è tutto avvolto nel fumo dei camini e delle stufe, le case già calde di legna profumata e di braci e pronte ad accogliere di lì a poco l’aroma dei soffritti, preludio alle zuppe a cottura lenta di legumi, cereali e verdure per la cena.

Questi risvegli glaciali e queste giornate così brevi invitano alla lentezza, la stessa che manifesta ogni elemento non umano della natura nel periodo invernale. Ma, tempo di una piccola moka bevuta con calma in due volte al mattino, inizio già la corsa della giornata tra mille impegni, come la maggior parte di noi. Quando natale si avvicina siamo ancora più indaffarati, chi nel lavoro, chi nei preparativi per accogliere la famiglia, chi a girare ovunque in cerca di regali e chi ad organizzare lunghi viaggi per le feste. Pur non avendo nemmeno una lucina in casa o qualcosa che ricordi le festività incombenti appeso qua e là (neppure il vischio, seppur sarebbe di certo la decorazione più intonata a me e sappia dove raccoglierlo!), per lavoro sono in pieno spirito natalizio, anche se non eccessivo tipo renne-in-testa-dei-dipendenti-tiger, grazieddio, e come vi dicevo di tempo per dedicarmi ad altro quest’anno ne ho ben poco. Ma la voglia di scrivere c’è e trovo lo spazio per farlo dal pullman per Roma, di nuovo, dove vado per una visita ancora più breve del solito giusto per festeggiare i due anni di mia nipote. Così, perché in viaggio mi riesce tanto facile e per condividere immagini e atmosfere anche se non c’è una ricetta da raccontare. O forse sì.

Già che è lì fotografata da quest’estate ne approfitto, inaspettatamente, ho pensato di pubblicarla giusto mentre scrivevo le ultime righe. Sarò certo un po’ controcorrente in questo periodo, nel brulicare in rete di ricette sfarzose, originali, complesse e importanti per le feste, ma perché no. Magari la userete per un antipasto. Per un aperitivo tra amici. Per quei pasti che comunque farete in casa anche a fine dicembre, che non è che è tutto una cena di gala. O la userete quando vi va, in ogni stagione, arrivando qui da google o ricordandovi che prima di natale ho pubblicato una ricetta semplice.

L’ho preparata negli stessi giorni in cui ho fatto queste polpette, in cerca di ricette veloci per smaltire dei fagioli freschi che avevo cotto troppo, letteralmente spappolandoli. Ops. Quale soluzione migliore che ridurli in crema? Un hummus diverso dal solito, usando i fagioli come base al posto dei ceci e profumandolo con erba cipollina in sostituzione del prezzemolo. D’estate potete farlo usando i fagioli freschi, d’inverno quelli secchi, o anche quelli già cotti e conservati in vaso, se proprio non avete tempo. Quelli in vaso potete anche prepararli da voi seguendo le stesse indicazioni che ho dato tempo fa per i ceci, o affidarvi a qualche buon produttore (io conosco quelli del Pereto, decantati anche dal Gambero Rosso per la loro bontà). Un po’ di crema di sesamo, uno spicchietto d’aglio buono e infine del buon pane su cui spalmarlo, vi servirà poco altro.

Credo vi saluterò qui, per quest’anno. Il 2018 è stato lungo e impegnativo, un anno in cui sono successe tante cose e in cui ne ho lasciate indietro tante altre, che desidererebbero più energia. Spero di non trascurarle nell’anno che sta per arrivare, non perché devo ma perché voglio, o più che altro perché non posso farne a meno.

Un carissimo saluto a tutti voi e a presto!

// Hummus di fagioli //

°° Ingredienti °°

  • 250 grammi di fagioli già lessati, cannellini o toscanelli
  • 2 cucchiai di tahin (crema di sesamo)
  • uno spicchio d’aglio
  • il succo di mezzo limone piccolo
  • 4-5 cucchiai d’olio e.v.d’oliva
  • erba cipollina tritata a piacere
  • sale marino integrale
Mettete i fagioli ben scolati in un mixer capiente insieme al tahin, al succo di limone e all’olio. Aggiungete anche l’aglio già tritato e il sale poi frullate a più riprese fino ad ottenere una crema densa. Se necessario aggiungete un goccio d’acqua per ottenere una consistenza più omogenea.
Trasferite l’hummus in una ciotolina e cospargetelo con l’erba cipollina fresca tritata. Se non ne avete a disposizione potete sostituirla con prezzemolo, coriandolo in foglie o anche rosmarino ben tritato. Usatelo su crostini di pane, come pinzimonio, come guarnizione a panini e wraps o come più vi piace.

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12 commenti su “L’inverno alle porte e una ricetta semplice”

  1. Condivido con te la voglia di lentezza e di riposo che i paesaggi di questi giorni suggeriscono. L’hummus di fagioli lo propero spesso in alternativa a quello di ceci, lo uso anche per farcire i panini… una delizia!
    Ti auguro una buona fine e un buon 2019!
    Daria

    1. Senza nulla togliere a quello di ceci…questo di fagioli mi pare anche più leggero e digeribile, oltre che buono, una bella scoperta! Tanti auguri anche a te cara Daria, un abbraccio!

  2. Conosco quei paesaggi delle foto! io abitante della campagna ma amante del mare chiamo quelle “grete” e non Crete, il mio mare verde. In qualsiasi momento della giornata cambiano colore e forma secondo la luce che le illumina, dando loro la sensazione di movimento delle onde, così alleviano la mia profonda nostalgia del mare.
    Hummus con i fagioli ;))))) l’arte dell’arrangiarsi tipica della campagna o di latitudini meno ricche di varietà o scelte.
    D.

    1. Vero. Quando poi c’è la nebbia nel mezzo allora il paesaggio pare davvero un oceano, con tanti isolotti che spuntano qua e là. Sono davvero tanto affezionata a queste colline.
      Arte di arrangiarsi senza dubbio, vista la necessità di rimediare ad un errore di cottura 😉 Ma di legumi in realtà qui ne trovo di moltissime varietà, la scelta non mi manca fortunatamente!

  3. Che meraviglia Claudia! Semplicità! Io ne ho davvero un gran bisogno!!!
    Grazie!

    Un 2019 dove le cose che più ti premono siano sempre in primo piano!!!

    Sara

  4. Ciao Cla grazie per la bella ricetta ma soprattutto grazie di averla condivisa con noi! Un saluto e un augurio dalla mia Sicilia anche se adesso sono a Roma da mia figlia!
    Buone feste

    1. Grazie di cuore Antonella. Quest’anno niente Roma per me, passo il natale a Milano, sarà per il prossimo anno. Salutamela tu :). Tanti auguri anche a te e a presto!

  5. Trovo bellissima la foto delle foglie, con la brina che impreziosisce trame e contorni… l’inverno è in quell’immagine, ma non si sente il freddo, arriva il calore e un sole che accarezza e che presto scioglierà!
    Ho letto che non sarai a Roma in questi giorni, ma spero che qualche scatto alla vegetazione invernale di villa Ada possa rubarsi, nei prossimi mesi… intanto un abbraccio sincero e tanti auguri cremosi, che si spalmano bene sul pane ai cereali e lungo queste feste!

    1. Arrivo un po’ tardi a ringraziarti degli auguri…ma eccomi qua, ora che l’inverno sta entrando ancora più nel vivo e lo strato di ghiaccio mattutino si è fatto più spesso. Ma il sole è forse ancora più generoso, in questo gennaio, scioglie la brina velocemente…anche troppo, ho 12 quintali di legna da accatastare stamattina, vorrei che restasse congelata ancora per un po’ ;).
      Un abbraccio e tanti auguri a te cara Francesca!

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