Tintura madre di Iperico

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Non si finisce mai di imparare, in qualsiasi campo. E questo vale 100 volte per un’apprendista completamente autodidatta. Si studia, si impara, si sperimenta, si sbaglia, si impara ancora.
Ho conosciuto l’iperico quando ero a Lucca, frequentando la scuola di cucina naturale, anche se non è una pianta che si utilizza in cucina. Ho poi approfondito la sua conoscenza un paio di anni fa, quando ho preparato il mio primo oleolito, che ho visto tingersi magicamente di rosso sotto i raggi del sole di fine giugno. Poi ho approfondito ancora lo studio della pianta, scoprendo che, oltre all’uso esterno con proprietà cicatrizzanti, rigeneranti e lenitive, ottimo per ustioni, irritazioni della pelle e punture di insetti, se ne fa anche un uso interno, soprattutto come antidepressivo, tanto da venir soprannominato Prozac vegetale.
Ultimamente, grazie a una delle mie più grandi amiche, ho letto un bellissimo libro che si chiama “Erboristeria Planetaria”, l’autore si chiama Ferdinando Alaimo, che classifica le erbe a seconda del pianeta a cui sono maggiormente legate, approfondendo la loro simbologia in un modo davvero affascinante. L’Iperico si colloca, e come poteva essere altrimenti, tra le pianti legate al Sole; non a caso è in piena fioritura durante il solstizio d’estate e si raccoglie tradizionalmente nella notte o nel giorno di San Giovanni, il 24 giugno, quando il Sole raggiunge la sua massima potenza, prima di iniziare ad allontanarsi di nuovo dalla terra e a privarci di qualche minuto di luce ogni giorno. Il solstizio d’estate, nonostante arrivi in uno dei momenti più belli dell’anno per quanto riguarda calore e vitalità della natura, mi mette addosso un leggero velo di malinconia. Paradossalmente amo di più il solstizio d’inverno perché da quel momento in poi, anche se tutto intorno appare freddo e dormiente, la vita e la luce ricominciano a prendere il sopravvento sulla morte e l’oscurità. Durante il solstizio d’estate accade proprio l’opposto, nonostante la natura sia così calda e vitale. Di questo non si parla nel libro che vi ho citato, è una mia percezione: ho quindi immaginato che forse non è un caso che la pianta che più di tutte è legata al solstizio d’estate abbia la proprietà di scacciare la malinconia e i demoni interiori, come suggerisce anche uno dei suoi nomi popolari che è “scacciadiavoli”, legato all’usanza antica di appendere un mazzetto di iperico fuori dalla porta e lasciarcelo tutto l’anno, per tenere lontani gli spiriti maligni.
Il mito vuole che l’iperico sia nato dalle gocce di sangue di Prometeo, condannato ad essere incatenato ad una roccia perchè un falco gli mangiasse il fegato, che si rigenerava durante la notte per subire poi la stessa sorte ogni giorno, una sorta di contrappasso per aver donato agli uomini il fuoco rubato agli dei, e con esso anche la triste consapevolezza della propria natura mortale (questa leggenda si lega a una particolare proprietà della pianta, i cui principi attivi tingono di rosso qualsiasi liquido usato per la sua estrazione).
Insomma, mi sembra come se madre natura abbia deciso di donarci questa pianta proprio nel momento in cui il sole ricomincia la sua discesa, come a volerci dare un aiuto per fronteggiare al meglio il momento in cui questa discesa risulterà più evidente, concentrando tutta l’energia del sole in una pianta che sia in grado di ricordarci, al momento opportuno, che il sole tornerà a splendere ancora.
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Occhei, arriviamo alle questioni pratiche, che si ricollegano alla mia frase iniziale. E avverto chi non sia particolarmente interessato alla preparazione che mi dilungherò…se volete potete saltare direttamente all’ultima parte del post, dove parlo di riconoscimento della pianta, raccolta, proprietà e dosaggio. Ecco, ve l’ho detto, ora vedete voi cosa fare :-)
Quando ho fatto la mia prima tintura madre, quest’inverno, mi rendo conto che forse ho sbagliato qualcosa. Ve la ricordate? L’avevo fatta con i falsi frutti di rosa canina, per avere un’integrazione di vitamina C e di antiossidanti durante l’inverno e non solo. Per chi non avesse letto quel post, vi dico brevemente che la tintura madre si ottiene macerando una pianta in una soluzione idroalcolica a una determinata gradazione per un determinato periodo; in pratica una miscela di acqua e alcool va versata sulla pianta in un contenitore di vetro, e poi si lascia il tutto a macerare mescolando ogni giorno. L’alcool estrarrà molto efficacemente i principi attivi della pianta, per regalarci una preparazione adatta per uso interno o esterno o per entrambi. Il fatto è che, come ho scoperto di recente, c’è differenza tra la preparazione di una tintura madre da pianta fresca o da pianta essiccata (in quest’ultimo caso il nome più appropriato è estratto idroalcolico). La pianta fresca contiene al suo interno molta più acqua della pianta essiccata, e questo fa sì che sia necessaria una concentrazione maggiore di soluzione alcolica perchè il principio attivo nella pianta fresca è in qualche modo “diluito” dall’acqua che contiene.
Quindi se normalmente il rapporto tra pianta essiccata e soluzione idroalcolica è di 1 : 10 (il che vuol dire che per 100 grammi di pianta ci vogliono 1000 grammi di solvente), per la pianta fresca questo rapporto si riduce considerevolmente, arrivando di norma a 1 : 3.
Dico di norma perchè non tutte le piante contengono la stessa percentuale d’acqua: la percentuale è mediamente del 70%, ma per ogni pianta questa quantità andrebbe verificata. Come fare?
Va raccolto un piccolo quantitativo di pianta, in questo caso di fiori di iperico, va pesata, essiccata e poi pesata nuovamente. La differenza tra le due sarà il peso di acqua contenuta nella pianta. Ora, io non avevo voglia di fare questo passaggio, ero già pronta domenica scorsa a fare il mio raccolto definitivo per la tintura e ho cercato disperatamente sui miei libri e soprattutto in rete delle tabelle che indicassero per 100 grammi di diverse tipologie di piante fresche il rispettivo peso dopo l’essiccazione…niente. La cosa mi ha stupita non poco, visto che questo tipo di preparazioni si fanno da millenni, possibile che questa informazione non sia diffusa in campo erboristico? E poi, a saperlo prima, con tutte le piante che ho essiccato avrei potuto fare questo confronto e avere questa informazione per future preparazioni. Vabbè, è andata a finire che ho raccolto i miei 17 grammi di fiori di iperico, li ho essiccati brutalmente in forno a 65° e un paio d’ore dopo avevo il peso corrispondente di droga secca: 5 grammi. Quindi il peso dell’acqua è di 12 grammi. Per trasformare questo dato in una percentuale si fa così: si divide il peso dell’acqua contenuta nella pianta per il peso della pianta fresca e si moltiplica il tutto per 100, quindi nel mio caso 12 / 17 x 100 = 70,58. Insomma, quel 70% di cui sopra, l’iperico rientra perfettamente nella media, ma l’ho dovuto verificare per esserne sicura.

AGGIORNAMENTO NOVEMBRE 2015: Da qui in poi partono dei calcoli un pochino confusi…nel frattempo ho fatto più chiarezza sul corretto procedimento per la preparazione della tintura madre e ho pubblicato un post in cui lo spiego con chiarezza, per filo e per segno. Vi consiglio di andare a leggere quel post, lo trovate qui. Su questo post che state leggendo ora invece, scorrendo più in basso trovate altre informazioni sulle modalità di raccolta e uso dell’iperico, poco prima che ricomincino le foto: quelle vale la pena consultarle. Se mi amate particolarmente però potete anche continuare a leggere qui di seguito i miei calcoli confusi e i miei dubbi amletici, io non mi oppongo :)
FINE AGGIORNAMENTO.

Arriviamo quindi alla proporzione droga-solvente: ci ho messo un po’ per arrivarci confrontando tante fonti diverse: dopo essermi persa nei calcoli assurdi che ho trovato qui (ma voi ci capite qualcosa?), sono approdata a calcoli più semplici trovati su un altro recente acquisto, “Dall’abete allo zafferano” di Sarandrea e Culicelli, un bellissimo atlante delle piante spontanee italiane. Infine ho consultato anche l'”Erboristeria Planetaria” di cui sopra. In pratica si fa il calcolo 1 : 10 normalmente utilizzato per la droga secca usando però come riferimento il peso della nostra pianta essiccata. Se avessi dovuto usare i 17 grammi di iperico che avevo raccolto per il mio test, il cui peso secco abbiamo detto era 5 grammi, avrei moltiplicato 5 x 10 ottenendo 50 (grammi di solvente). Stesso risultato possiamo ottenerlo in un altro modo: se la pianta, come abbiamo calcolato, ha il 70% di acqua e 100 meno 70 fa 30, esce fuori il nostro rapporto 1 : 3 per la pianta fresca. Moltiplicando infatti 17 x 3 esce 51, che più o meno stiamo là (la percentuale era 70,58, ricordate?). Se la percentuale d’acqua fosse stata dell’80% il rapporto pianta-solvente sarebbe stato 1 : 2, se fosse stata il 60% sarebbe stato 1 : 4 e così via. Quello che non mi è chiaro è se dalla soluzione idroalcolica vada oppure no sottratto il quantitativo d’acqua che c’è nella pianta fresca. Per ottenere un solvente della gradazione giusta si seguono delle tabelle come questa che indicano quanto alcool a 95° miscelare con quanta acqua distillata:

Tratto da "Erboristeria Planetaria" di F. Alaimo

Tratto da “Erboristeria Planetaria” di F. Alaimo

Ma nella pianta c’è dell’altra acqua, che va a diluire ulteriormente la soluzione. Nei due libri che ho consultato mi pare si dica di sottrarla, il che vuol dire che all’acqua necessaria per i miei 50 grammi di solvente che dicevamo avrei dovuto sottrarre i 12 grammi di acqua presente nella pianta. Non mi convinceva del tutto, perchè già così la soluzione mi sembrava molto poca rapportata alla pianta, e avevo paura che l’alcool fosse troppo. Se qualcuno ha più certezze al riguardo le ascolto moooolto volentieri! Per compensare un po’, invece di una soluzione a 65° consigliata per l’iperico ne ho fatta una a 70°.
Insomma, alla fine sono andata finalmente a fare il mio raccolto, casualmente proprio il 24 mattina! Ho raccolto 90 grammi di fiori freschi, che moltiplicato per 3 fa 270, che sono i grammi della mia soluzione idroalcolica da aggiungere alla pianta. A questo punto va fatta una proporzione per capire come preparare il solvente: per ottenere 100 grammi di soluzione a 70° servono 67,6 grammi di alcool a 95° (Alcool Buongusto, ad uso alimentare, si trova nello scaffale dei superalcolici al supermercato) e 32,4 grammi di acqua distillata (idem, però nello scaffale dei detersivi/pulizie). Per ottenere il giusto peso di alcool per la mia pianta ho fatto questa proporzione: 270 : 100 = X : 67,6. Quindi X = 270 per 67,6 diviso 100 = 182,52. Facciamo la stessa operazione sostituendo i 32,4 di acqua ai 67,6 di alcool e otteniamo anche il peso dell’acqua necessaria, che è 87,48. Non mi prendete per un’esperta matematica, le proporzioni sono l’unica cosa che ho mai imparato a scuola, ve l’ho già detto, tant’è che per capire come cavolo comportarmi con questa tintura sono stata a dibattere un pomeriggio col mio lui senza capirci granchè, come quando mio padre tentava di spiegarmi la matematica. Alla fine però ce l’ho fatta, a capire come fare la tintura intendo, perchè a scuola sono rimasta una capra.

Vi consiglio di andare a raccogliere i fiori al mattino, non troppo presto, in modo che l’umidità della notte si asciughi e non sovraccarichi ulteriormente la pianta di acqua. Per quanto sia romantico e poetico raccogliere le piante di notte, se bisogna farci un preparato di qualsiasi tipo lo trovo un po’ controproducente. Per un’uscita fricchettona tra streghette invece è molto bello!
Il fiore dell’iperico si riconosce molto facilmente: è di un bel giallo sole, ha 5 petali e al centro tanti lunghi stami col polline all’estremità. Tutto intorno al margine dei petali è facile notare come dei piccoli puntini (guardate la prima foto di quest’articolo), che sembrano quasi delle perforazioni, tant’è che da qui deriva il nome botanico della pianta, Hypericum Perforatum. Non sono buchi, ma le minuscole ampolle che contengono l’ipericina, il principio attivo che più ci interessa, responsabile della colorazione rossa data dalla pianta. Se avete dubbi sul riconoscimento staccate un fiore e sfregatelo con decisione tra pollice e indice: se le dita si tingono di rosso scuro, avete davanti proprio l’iperico.
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Fate attenzione a fotografie buttate a caso in certi portali che possono trarre in inganno, come quella che trovate in questa pagina: anche quello è iperico, ma non ha le proprietà fitoterapiche che ci interessano, si utilizza come pianta ornamentale nei giardini: i fiori sono enormi e le foglie molto diverse dal nostro Hypericum Perforatum, che le ha molto piccole e ovali. Inoltre la pianta ornamentale è un cespuglio, l’iperico che ci interessa si sviluppa come piantina alta 30-40 centimetri.
Altro consiglio che vi dò (vale sia per la tintura che per l’oleolito) è di raccogliere direttamente i fiori in un contenitore staccandoli dalle piante con delle forbicine. In questo modo, oltre a rispettare maggiormente la pianta, che resta lì a spargere semi, nutrire gli insetti e la terra, conserverete maggiormente l’ipericina presente sulla pianta. Potete anche raccogliere la pianta a mazzetti e selezionare i fiori una volta tornati a casa, andrà benissimo comunque. Scegliete i fiori appena sbocciati e non quelli già un po’ avvizziti, e se vi scappa qualche fogliolina fa niente, il principio attivo è contenuto anche lì (provate a sfregare anche quelle tra le dita e vedrete!). Non formalizzatevi troppo su impurità, piccole ragnatele o cose del genere, su quei fiori ci verserete alcool a 70°.
Pesate i fiori, metteteli in un contenitore di vetro e pestateli con un pestello. Quando saranno ben contusi versateci su il solvente, mischiate a lungo, coprite con una garza fissata con un elastico CHIUDETE ERMETICAMENTE e conservate al buio per 15 giorni, ricordandovi di mescolare ogni giorno. Una volta passato il tempo la tintura va filtrata e riportata a volume, come vi ho spiegato nel post sulla tintura madre di rosa canina, andate a leggere il procedimento direttamente qui. A differenza dell’oleolito qui la colorazione rossa della soluzione è istantanea, e la tonalità di rosso davvero bella. Nella foto qui sotto potete vedere la tintura appena preparata e il suo aspetto dopo una settimana: i fiori assorbono molto solvente e il colore vira verso il rosso-marroncino.
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La tintura madre è uno dei metodi migliori per l’utilizzo interno delle piante, più efficace dell’infuso, anche se non per tutte le piante. Di certo lo è per l’iperico. Questa preparazione, oltre che, principalmente, come antidepressivo, è efficare per regolarizzare il ciclo mestruale, per i dolori mestruali e i disturbi della menopausa, per curare le infezioni urinarie e respiratorie, l’enuresi notturna nei bambini (cioè la pipì a letto), la colite e la gastrite. Bisogna però fare attenzione nell’assumerlo perchè l’ipericina è fotosensibilizzante, sia per uso interno che esterno. Meglio utilizzare l’iperico per via interna durante i mesi autunnali e invernali, e comunque assumerlo preferibilmente al tramonto ed evitare le esposizioni prolungate al sole durante il trattamento. Il libro di Sarandrea e Culicelli ci va molto cauto sulle dosi giornaliere (forse pure troppo), rifacendosi a un decreto ministeriale che fissa il quantitativo per gli estratti titolati e non a 3 mg al giorno, quindi 1-2 gocce, che mi sembrano un po’ poche. Alaimo invece consiglia addirittuta 25 gocce in un bicchiere d’acqua fino a 2/3 volte al giorno. In rete ho trovato anche dosaggi maggiori. L’ideale sarebbe non improvvisare e affidarsi a un bravo medico erborista per stabilire la dose ottimale.

Per l’uso esterno e per la preparazione dell’oleolito trovate qui il mio post di due anni fa. Io credo lo preparerò in questi giorni, per poi usarlo come base per un’altra cosa…sto imparando a fare gli unguenti! :-D

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30 Risposte a Tintura madre di Iperico

  1. Martina ha detto:

    Mi hai completamente rapita, nonostante io con le tinture non abbia nessuna confidenza. E’ ancora molta la paura di fare dei danni; cioè se sbaglio qualcosa rischio seriamente di trarne più effetti dannosi che benefici. Ormai mi stai contagiando in queste preparazioni, e confesso che prima o poi mi dedicherò … ma sento che devo studiare ancora … e tu mi aiuti tanto in questo.
    Due considerazioni: 1 – Nei primi passsaggi tra nozioni, grammature e calcoli vari, mi hai fatto girare un po’ la testa :) . 2 – Ma a scrivere un libro enciclopedico (anche in fornato ridotto e da aggiornare nel tempo o come pdf in allegato al blog ) ci hai mai pensato?! E sono seria!!!
    Un abbraccio e buona giornata

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Martina, capisco la tua insicurezza nell’affrontare una preparazione nuova…io questo mese devo sperimentare la distillazione degli oli essenziali e sono in super-ansia! Ma la tintura, te lo assicuro, è davvero semplice. Se posso darti un consiglio inizia con la procedura da pianta essiccata, non ti puoi sbagliare e ci vuole davvero poco! Se prendi il mio post di dicembre sulla T.M. di rosa canina, linkato nel post, è spiegato in modo molto semplice (e non farci caso se lì parlo di pianta fresca…). Quando vuoi puoi scrivermi per consigli, se ti cimenti :-)
      Per le due considerazioni…lo so, sono stata terribilmente prolissa, ma vi ho avvertiti, non dite di no! Nel momento che ti interesserà fare effettivamente la procedura vedrai che ognuno di quei passaggi ti sarà utilissimo. E per la considerazione numero 2…magari! Ce l’ho nella testa l’idea di un libro, ma di un libro vero però! E’ un lavoro così grande che ora non mi ci potrei proprio dedicare, neanche al pdf. Certo, se si presenta un editore che mi dice “tu scrivi e io pubblico” il tempo lo trovo subito! Sognamo un po’ và…

    • omar ha detto:

      domanda: perchè estrarre l’ipericina a 65°/70°?
      basta usare un abuona grappa a 60° o addirittura a 40°….esce istantaneamente nel giro di 1/2 minuti..poi ovvio ci vorranno 40 giorni per saturare bene il distillato per merito delle energie”lunari”

      • Claudia_GranoSalis ha detto:

        Omar, è il procedimento standard della tintura madre, 65° è la gradazione indicata dalla maggior parte dei manuali di fitoterapia. Chiaro che puoi usare anche grappa, della gradazione che preferisci, ma per cercare di fare un preparato che si avvicini allo standard si cercano di seguire le linee della farmacopea ufficiale. Poi di preparazioni casalinghe con quello che si ha a disposizione se ne possono fare delle più disparate! Ma magari sarà più difficile che i dosaggi consigliati per le preparazioni standard si adattino anche a queste ultime.

    • Domenico ha detto:

      Buttati sul’iperico è il momento! :-)

  2. Francesca P. ha detto:

    Mi piace arrivare quasi sempre dopo Martina e leggere tutto quello che ti dice e che spesso penso allo stesso modo… :D Ci hai conquistate, anzi viziate con novità sempre nuove, post dopo post! Adesso è il turno di questi fiori che sanno di sole di Ferragosto ma hanno il succo di fragola, ehehe! Io non mi tingo neanche i capelli, figurati, sono del tutto ignorante in materia… ma molto curiosa di scoprire liquidi pieni di proprietà e soprattutto che trasmettono calma… ;-) Quanto al libro, beh, che sogno sarebbe… lo so, serve tempo, tutto quello che ci sfugge, ma solo all’idea non dirmi che non ti nasce un sorriso grande così… a me spunta tutte le volte che immagino e sospiro…

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Che care che siete…che cara che sei!
      Vediamo se queste tinture ti conquisteranno di più di quelle cosacce che si mettono sui capelli (voglio vedere se le chiamerò ancora cosacce quando mi riempirò di capelli bianchi! Chissà…)
      E quanto al libro…eccerto che mi viene un sorriso così quando me lo immagino! E con annessi sospiri di contorno, come potrebbe essere altrimenti? :-)

  3. haru ha detto:

    il solstizio d’estate dà la stessa sensazione anche a me. si tratta di un’energia vitale piena, corroborante, calmante, eppure conduce con sè una malinconia impalpabile ma altrettanto intensa. non so se ciò sia legato anche al fatto di essere un periodo che si carica dell’intensità dei ricordi più vividi che conserviamo (per me è così, giugno è il mese dei ricordi), sicuramente è perché l’energia arriva al suo apice e inevitabilmente inizia a corrompersi. mi vengono in mente i giapponesi (e in questi momenti capisco perché ho iniziato a studiarli) e la loro passione sfrenata per la decadenza, per l’intensità struggente della bellezza che i culmini possiedono, per il dolore sottile legato al loro immediato disfarsi: quando inizierà? è già iniziato. io sento molto questa decadenza dell’estate, eppure la trovo di una seduttività vischiosa, avvolgente, violenta e rigenerante. sinceramente detesto il modo in cui l’estate viene venduta e conseguentemente vissuta, lo trovo kitsch. io l’estate la mangio, la sudo e la faccio risuonare nei polmoni e ad ogni scatto di vertebra. l’estate mi dà una gioia piena e liberatoria e allo stesso tempo predatoria e schiacciante! ti ringrazio per avere scritto cose magnifiche, ti trovo incredibilmente intensa. e adoro la tua intelligenza analogica: mi fa sentire meno matt… ehm, dicevo, se avessi indagato sull’iperico come hai fatto tu, gli avrei attribuito lo stesso valore simbolico. detto da una che è nata il solstizio d’estate.

    P.S. mentre leggevo tutte le meraviglie che hai scritto, le informazioni hanno iniziato a lavorare freneticamente nella mia testolina e mi è venuto automaticamente da associare simbologia, colore e uso dell’iperico in un ulteriore senso: la pianta sembra essere smaccatamente legata al sangue, con un energia rossa direi banalmente evidente e in effetti l’energia rossa è un’energia vitale molto intensa ma con una sfumatura di cupezza, legata alla terra e alla rigenerazione (mestruazioni, colon!). vorrei parlarne per ore, ma così, per byte, faccio fatica, uffa.

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Haru, mi fa un piacere immenso leggere i tuoi lunghi commenti, in questo caso più che mai…mi sembra davvero che tu abbia colto in pieno ciò che volevo comunicare, evidentemente perché risuona con te in modo particolare, come ben si evince dalle tue parole, che mi sembra completino perfettamente le mie sensazioni. E questa passione per la decadenza di cui parli, pur non essendo la mia caratteristica predominante, è di certo presente in me: nei miei anni dell’adolescenza e post-adolescenza romana si esprimeva nel catturare su pellicola bianco e nero dai forti contrasti scene urbane particolarmente intense da questo punto di vista o enormi foglie di platano secche che riempivano i parchi in autunno; ora la ritrovo nella natura intorno a me, nella continua morte e rinascita che la caratterizza. Insomma, ci siamo capite al volo!

      P.S: e infatti, come scrivevo nel post, leggenda vuole che l’iperico nasca proprio dalle rosse gocce di sangue di Prometeo…e nel suo uso interno ha a che fare con il ciclo mestruale, nonché con gli sbalzi d’umore ad esso collegati. Oh, se ce n’è da parlare! Se i byte ti stanno stretti puoi sempre scrivermi una lunga lettera colorata e profumata di rosa e bergamotto ;-) O più semplicemente una mail, anche se parlarsi faccia a faccia sarebbe un’altra cosa!

      E comunque, per concludere: il libro di cui parlo nel post deve essere tuo, da ciò che scrivi sono sicura che ne andresti matta! Qui trovi dei pezzi da poter leggere già ora: http://books.google.it/books/about/Erboristeria_planetaria_Proprietà_curat.html?id=6XcvueSrlTAC&redir_esc=y

      Però te lo dico: è di quei libri da avere in casa su carta e consultare spesso…

      • Claudia_GranoSalis ha detto:

        maledizione, non so perchè ma il link se lo copio qui non funziona…vabbè, se scrivi “erboristeria planetaria” su google dovrebbe essere il quarto risultato che ti esce, il link inizia con books.google.it/ eccetera…

  4. Mirko ha detto:

    Ciao Claudia_GranoSalis, mi piace molto il tuo spirito creativo, di provare e riprovare finchè non ottieni ciò che desideri…. mi sono cementato pure io nei calcoli per le diluizioni di etanolo per creare le soluzioni idro-alcoliche. Per le mani mi sono capitati vari scritti, e da li sono arrivato a due, anzi tre conclusioni – che a par mio, trovo sensate per quello che dobbiamo fare. 1) quando allestiamo la macerazione, l’acqua dell’umidità del vegetale va sottratta dagli mL di acqua necessari per creare la diluizione di alcool (a pensarci, se mi serve sapere quel dato, perchè non usarlo, no ? ) 2) considerando le perdite di resa ho letto che si possono un po ignorare i rapporti tra solvente e pianta, e qui si arriva al punto 3) che sarebbe un sotterfugio/consiglio : considerando il punto due, si procede a sistemare i rapporti tra solvente e pianta – una volta finita la macerazione, si filtra il tutto e si controlla quanti mL di estratto abbiamo, se dovevamo ottenere 100 mL, ma ne abbiamo solo 60 si procede come segue: prepariamo i 40 mL mancanti di etanolo alla gradazione idonea per la pianta in questione (se serve alcol al 70%, misceliamo alcool e acqua per ottenere tale diluizione per ottenere un 70% ” vero”) e li usiamo per sciacquare il filtrato (che può essere anche precedentemente strizzato per ricavare ancora solvente pieno di materia prima ), a questo punto si ri-filtra e si uniscono i filtrati. Alla fine si ottengono i 100 ml di estratto, alla giusta gradazione alcolica “vera” ;) – spero di essermi spiegato, e di non aver creato ancora più confusione. Saluti

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Ciao Mirko, grazie moltissimo per questo tuo contributo alla discussione!
      Ti sei spiegato piuttosto bene e credo di aver capito che più o meno abbiamo proceduto nello stesso modo, a parte il fatto di eliminare l’acqua contenuta nella pianta dalla soluzione acqua-alcool da versare sulla droga: come dici tu, perchè avere quel dato se poi non lo utilizziamo? Avrebbe senso comunque, perchè serve per determinare il rapporto droga-solvente, ma credo sia sensato anche eliminare quell’acqua ulteriore.
      Alla filtratura però ho avuto una brutta sorpresa: non ho ancora aggionato il post perchè aspetto ancora delucidazioni in merito da un erborista che dovrei incontrare nei prossimi mesi. La brutta sorpresa è che i fiori hanno succhiato talmente tanto liquido da lasciarmi, dopo una strizzatura profonda, con soli 35 grammi di liquido, rispetto ai 270 versati in origine sulla droga. Praticamente niente! Mi è sembrato assurdo fare il riporto a volume, sarebbe stato praticamente solo acqua e alcool, una specie di tintura omeopatica insomma :-) Se avessi anche eliminato l’acqua della pianta dalla soluzione iniziale forse avrei ottenuto un risultato persino più scarso. Ci sono rimasta decisamente male, e finché non chiarisco questo punto credo preparerò tinture solo da droga essiccata.
      Tu hai avuto esperienze simili?
      Saluti a te!

  5. Francesca ha detto:

    Il tuo blog è una meraviglia, un piccolo capolavoro fatto di pazienza, dedizione e Amore.
    Ti faccio i miei complimenti più sinceri e tanti tanti auguri per un 2015 pieno zeppo di “incantesimi vegetali”.
    Un abbraccio.

    • Claudia ha detto:

      Grazie, grazie e grazie…dei complimenti, degli auguri, di tutto! E’ uno dei più bei commenti che ho ricevuto su questo mio piccolo spazio di rete.
      Ricambio l’augurio per il 2015 e l’abbraccio!

  6. […] enorme e fiorita già a febbraio e a inizio marzo ho scovato addirittura qualche pianta di iperico con i fiori già pronti a sbocciare… e per chi non lo sapesse l’iperico normalmente […]

  7. Paolo Costan Dorigon ha detto:

    Ciao,ho letto con attenzione una grande parte delle tue pubblicazioni,interessante e merita attenzione e complimenti.Cercherò di seguire le tue pubblicazioni il più possibile,certo non solo lodando, farò i calcoli e controlli, come hai detto tu, tutti possono sbagliare.Trovo veramente interessante che offrì le tue esperienze senza base di lucro e per questo ti ringrazio di tutto cuore,attualmente sono in Brasile, ed ho fatto buttissime esperienze riguardo all’Iperico, per 50 ml.di tintura madre chiedono 70 Real che sarebbero 23 euro, l’olio iperico non lo conoscono e non viene prodotto mi dicono in farmacia.Un prodotto così buono che potrebbe servire benissimo ella popolazione si ignora, peccato. Certamente non mi alontano da un prodotto miracoloso per tanti usi. Ti prego continua le tue esperienze e pubblica affinché anche noi ne possiamo approfittare.Grazie ciao bacino dal Brasile paolo

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Paolo, ti ringrazio davvero tanto per questo tuo commento. La tua gratitudine e il tuo profondo interesse sono davvero un bel regalo!
      Mi dispiace che in Brasile i preparati a base di iperico siano così costosi, e soprattutto mi spiace non si trovi l’oleolito, perchè la macerazione oleosa è in assoluto il miglior metodo per estrarne i principi attivi, anche per uso interno. Sto già progettando nuovi articoli su questa pianta, come ne sto progettando uno che chiarisca meglio come fare la tintura madre da pianta fresca, che nel frattempo ho approfondito ulteriormente l’argomento…
      A quanto ho letto l’iperico è naturalizzato in America, ma non riesco a capire se lo sia anche in America Latina. Spero avrai modo di incontrare questa pianta sul tuo cammino in qualche modo, e che possa fare l’oleolito tu stesso, anche perchè l’estrazione è davvero valida solo da pianta fresca. In alternativa, visti i prezzi lì da te, quasi converrebbe fartelo spedire da un e-commerce europeo che spedisca anche oltreoceano! Se trovo qualcosa di valido te lo faccio sapere senz’altro. Nel frattempo ti ringrazio ancora, un bacio anche a te!

      • roberto ha detto:

        Buongiorno Claudia,
        trovo interessantissimo il tuo sito e ne prendo spunto, e di questo ti ringrazio. Nel leggere la preparazione della tintura madre di rosa canina dici che le proporzioni pianta solvente sono riferite alla rosa canina secca. Non riesco a capire dove sia l’errore perché la tintura che descrivi è da (falsi) frutti freschi, né il riferimento che fai per preparare una tintura da cinorrodi freschi.
        Saresti così gentile da colmare la mia lacuna? Di nuovo grazie.
        Un abbraccio.

        • Claudia_GranoSalis ha detto:

          Ciao Roberto, grazie a te del tuo interesse e della tua gentilezza, ti rispondo molto volentieri :)
          Mea culpa, ho fatto un po’ di confusione in questi post sulla tintura madre, e ho già in programma un post definitivo sull’argomento che faccia un po’ di chiarezza una volta per tutte, ora che io stessa ho le idee più chiare…
          Per rispondere alla tua domanda, la tintura di rosa canina è stata la prima in assoluto che ho sperimentato, e a quel tempo non sapevo che l’uso di pianta fresca o secca comportasse due diverse procedure di estrazione. Il procedimento standard di cui avevo notizia, ho scoperto in seguito, si riferiva all’uso di pianta essiccata, mentre io l’ho applicato sui cinorrodi freschi! Capito? Avrei dovuto fare altri calcoli per comporre il solvente, calcolando la quantità d’acqua già contenuta nelle bacche, come ho cercato di spiegare qui in questo post sull’iperico.
          In attesa che pubblichi altro sulle tinture, se vuoi scrivimi in privato a [email protected], che ti spiego meglio come procedere sia in caso di pianta fresca che di pianta essiccata.
          Un abbraccio a te!

  8. Stefania ha detto:

    Ciao Claudia! Bellissimo il tuo blog e grazie per i tuoi consigli!
    Ho appena raccolto i bellissimi cinorrodi della rosa canina che cresce rigogliosa nel mio giardino,

    e avevo intenzione di usarli per fare della tintura madre oltre che della ottima marmellata. Spero di fare presto prima che maturino troppo.

    Ho trovato i tuoi post sulla tintura madre e ho letto che il procedimento va fatto con i baccelli secchi.

    Avrei un paio di domande, spero che mi risponderai!

    Tu nell’esempio dell’iperico, li metti nel forno ad essiccare a 65 gradi, ma per quanto tempo secondo te
    bisogna lasciarceli, dato che i baccelli non sono fiori?

    Non sarebbe meglio un essiccatore perche’ mantengano al meglio le loro proprieta’ o va bene lo stesso il forno?

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Ciao Stefania!

      Allora…mea culpa, ho fatto un po’ di confusione con queste maledette tinture, ho promesso già da un po’ un post definitivo e risolutivo, che spieghi la procedura una volta per tutte.
      Non è strettamente necessario usare le bacche secche, si possono usare anche fresche, anzi, è sempre meglio. Il fatto è che, quando ho scritto il post sulla tintura di rosa canina, ho usato le proporzioni che andrebbero usate per fare la tintura da pianta secca, ma io stavo usando bacche fresche. Non sapevo che ci fossero due procedure diverse a seconda della condizione della pianta: come ho scritto in questo post sull’iperico, quando si procede da pianta fresca bisogna tenere conto del suo contenuto di acqua e fare quindi dei calcoli più complessi. Se è la prima volta che fai una tintura ti consiglio di seguire la ricetta che ho dato per la rosa canina usando però bacche essiccate. Se volessi usarle fresche dovresti seguire le indicazioni, un po’ confuse, di questo post sull’iperico, ma sono un po’ incomplete, in caso scrivimi in privato che ti dò indicazioni più precise, in attesa di pubblicare l’articolo che ho in programma.

      Riguardo all’essiccazione: assolutamente sì, 65° sono un’enormità per l’essiccazione di una pianta!! Ancor di più se parliamo di fiori, così delicati! Quello che ho fatto qui era un semplice test su una piccolissima parte di fiori, per confrontare il peso da fresco e da essiccato e capire quindi quanta acqua contenessero. Il mio interesse in questo caso non era avere dei fiori essiccati da usare, ma solo avere la risposta che volevo il prima possibile, quindi ho usato una temperatura alta, per sbrigarmi. Per tutte le piante, bacche e fiori che essicco uso un essiccatore elettrico e non supero mai i 40°. Se vuoi essiccare le bacche tienine conto. Potresti usare anche il forno, ma a temperatura bassissima, se hai un essiccatore è meglio. Nel caso della rosa canina puoi anche svuotare le bacche e lasciarle essiccare all’aria, stese su un vassoio dentro casa.

      Ultima cosa: non rischi che le bacche maturino troppo, anzi, le hai colte troppo presto: per la rosa canina il tempo balsamico va da metà novembre a metà gennaio, vuole un po’ di gelo prima di essere pronta.

      Wow, ho scritto un poema per risponderti, spero sia tutto chiaro! In caso ti servisse altro sono qui, buon divertimento!

  9. Stefania ha detto:

    Oddio scusami, ma il tablet mi cambia le parole mentre scrivo, riposto tutto:

    Noooooo…allora le ho colte troppo presto! E quindi che faccio, lasciandole maturare pensi che possano comunque entrare nel periodo balsamico o non serve?

    Le ho colte perche’ alcune stavano marcendo e altre erano proprio mature, così ho pensato che fossero pronte. Effettivamente tagliandole sembrano ancora un pelo acerbe!

    si effettivamente non mi era chiaro il procedimento da seguire, in ogni caso pensavo di fare un essiccatore artigianale usando poi del cloruro di calcio per aiutare l’essiccazione. Ma la domanda e’, adesso, con questi cinorrodi, che ci faccio? ????

    • Claudia ha detto:

      Ahahah, sì, ho notato! Quando ho letto “Le ho colte perche’ alcune stavano Marcello” ho capito che c’era un correttore automatico in azione :) Ho eliminato io l’altro commento, tranquilla.

      Guarda, ormai la maturazione è quella del momento in cui le hai colte, lasciarle lì non cambia molto. Non è detto che non siano già buone, è stata una stagione strana, davvero caldissima, e alcuni processi potrebbero aver accelerato. Io ti consiglierei di fare marmellata con quelle che hai già e di aspettare ancora 15-30 giorni per fare un altro raccolto a scopi officinali. La cottura degrada abbastanza i valori nutritivi delle bacche, quindi se non sono ancora al loro massimo vale la pena usare quelle per le conserve.

      Per l’essiccazione: sono ignorante sul cloruro di calcio, è la prima volta che lo sento nominare in questo ambito! Mi informerò un po’…in ogni caso la rosa canina si essicca molto molto bene anche all’aria senza aiuti, una mia amica l’ha fatto più volte con ottimi risultati. Certo, ti serve un po’ di spazio per poterle lasciare lì a lungo…

      Oggi ho iniziato la nuova procedura per fare il post promesso sulla tintura da pianta fresca (non con la rosa canina ma con un’altra pianta), spero di pubblicarlo entro breve!

  10. Stefania ha detto:

    Alcuni sono gia’ morbidissimi e altri quasi marci, e altri invece no, duretti, fuori rosso vivo e dentro arancione, non saprei dire se sono al punto giusto o meno, ma vedo che per molti i semi cominciano a scurirsi. Solo che adesso non ho piu’ posti dove andare a prenderli e davvero, non volevo fare una marmellata che per quanto buona,come giustamente dici, non ha i nutrienti al massimo. Al limite farei un oleolito.. ma l’idea della tintura madre mi aveva catturata. Sicura che lasciandoli stare non raggiungono lo stesso maturazione? ????

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Purtroppo la maturazione non va avanti, una volta staccate dalla pianta le bacche iniziano lentamente a deperire. Un oleolito potresti farlo senz’altro! Io l’ho provato con le bacche fresche ed è ottimo.
      Altrimenti procedi con la tintura, da come me li descrivi ai cinorrodi non mancava comunque molto per essere pronti. Ti ho appena mandato anche una mail con qualche dritta in più :)

  11. Domenico ha detto:

    Per l’iperico alla fine hai scelto la soluzione idroalcolica a 70°?
    Quindi per ottenerla hai unito 182,5 di acqua a 67,6 di alcool?

    • Claudia ha detto:

      Non ricordo quanti fiori avevo e quanta soluzione ho fatto, dipende dal peso dei fiori. Le proporzioni acqua-alcool per ottenere il solvente sono nella tabella che ho fornito, fai i tuoi calcoli personalizzati in base a quella. La procedura per pianta fresca è più o meno sempre la stessa indipendentemente dalla pianta utilizzata, ti consiglio di non seguire la procedura che trovi qui, che è un po’ pasticciata a causa delle mie prove ed errori, ma di andare a leggere qui, dove spiego tutto molto più chiaramente: http://granosalis.org/la-tintura-madre-e-la-ballota-nigra/. Anche se la pianta utilizzata è diversa il procedimento è identico.

      • Simo ha detto:

        Brava, ma ho letto l’1% del tutto. E poi ho fatto di testa mia, sono uscito ed ho raccolto saran 300g di iperico, prbcipalmente parte fioris, ma senza anfa per il soltile. Ho ficcato tutto in un vaso finché ce ne stava e coperto di divino halcohohohol.. E via andare, tempo al tempo e filtro il filtrabile. Taac come viene viene e male non può venire!

  12. Domenico ha detto:

    ho seguito le procedure che hai scritto qui in particolare la formula che hai scritto qui usando la tua stessa grammatura, solo adesso ho letto il tuo commento spero di aver fatto bene: Ho raccolto 90 grammi di fiori freschi, che moltiplicato per 3 fa 270, che sono i grammi della mia soluzione idroalcolica da aggiungere alla pianta. A questo punto va fatta una proporzione per capire come preparare il solvente: per ottenere 100 grammi di soluzione a 70° servono 67,6 grammi di alcool a 95° (Alcool Buongusto, ad uso alimentare, si trova nello scaffale dei superalcolici al supermercato) e 32,4 grammi di acqua distillata (idem, però nello scaffale dei detersivi/pulizie). Per ottenere il giusto peso di alcool per la mia pianta ho fatto questa proporzione: 270 : 100 = X : 67,6. Quindi X = 270 per 67,6 diviso 100 = 182,52. Facciamo la stessa operazione sostituendo i 32,4 di acqua ai 67,6 di alcool e otteniamo anche il peso dell’acqua necessaria, che è 87,48.

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