Risotto con luppolo selvatico e topinambur


Càpita, alle volte, che da un sopralluogo per un corso esca fuori anche un ottimo pranzo selvatico. Esattamente quello che mi è successo mercoledì mattina lungo il percorso sul fiume Elsa che stavo perlustrando per il secondo incontro al Cipollino Felice; c’era una vera profusione di piante, tutte arzille e pimpanti per la primavera appena arrivata: chi esponeva i suoi grossi fiori rosa, come il Lamium purpureum, chi diffondeva nell’aria la fragranza delle proprie foglie, come la bella Glechoma hederacea, che non mi capita spesso di incontrare, chi poi si arrampicava su ogni supporto possibile in maniera caotica ed esuberante quanto aggraziata, un vero piacere per la vista. Parlo del luppolo selvatico, che lungo quegli argini è letteralmente invasivo, si trova davvero ovunque; addirittura più dell’onnipresente vitalba, che ha certo un portamento meno elegante, ma per cui nutro una certa simpatia, come per tutte le piante più tenaci ed agguerrite.

Vi parlai già del luppolo la primavera successiva al nostro primo, esaltante incontro, un vero colpo di fulmine tra la sottoscritta e gli abbondanti fiori femminili che pendevano a grappoli ai margini di un ponticello, alla fine dell’estate. Alcuni incontri con le piante per me sono così, momenti di gioia un po’ folle che visti da fuori possono sembrare quasi fuori luogo. Ma tanto nella maggior parte dei casi me li vivo nella mia beata solitudine, al massimo li condivido con Urano, che tollera qualsiasi cosa: devo sembrargli scema sempre, come tutti gli umani, mica solo quando mi esalto per due foglioline diverse dalle altre in un campo verde. L’ultimo di questi episodi è abbastanza recente ed è avvenuto nel solito pascolo a due passi da casa. Solito solo all’apparenza: le ultime annate, insieme alle alluvioni e conseguenti piene del fiume, devono aver portato dei nuovi semini nella zona, di piante che avevo, in questo caso, già conosciuto altrove, ma mai trovato sui miei percorsi quotidiani. Di recente ho scovato un paio di foglioline che mi apparivano familiari, così ho segnato quel punto interessante camminando in linea retta fino all’argine e piantandoci un legnetto, per poi tener d’occhio la pianta fino allo spuntare dei fiori. L’ho seguita per tre settimane, fino a vedersi alzare i boccioli, che già preannunciavano la conferma alle mie percezioni, e allo sbocciare definitivo dei fiori, che hanno fugato ogni dubbio: quest’anno, nel mio pascolo, è arrivata anche la consolida!

Ma non è lei la protagonista oggi, lo sono i gustosi germogli del luppolo che dicevamo, che non potevo mica venirmene via da lì senza un bel bottino tra le mani, vi pare? Stavolta, anziché marinarli come vi ho fatto vedere un paio di anni fa, li ho messi in un bel risotto uniti al topinambur, che avevo preso da Terra d’Arcoiris insieme alle buone meline che dicevamo qui.
Il risotto con i germogli di luppolo è una preparazione tradizionale soprattutto nel Nord Italia e in particolare in Veneto, dove i germogli vengono definiti anche bruscandoli. Della pianta vi ho già parlato dettagliatamente nel post che ho già linkato, in cui ci sono anche informazioni sull’utilizzo dei fiori in fitoterapia. Il luppolo ama i luoghi umidi, i margini dei fiumi e dei torrenti in particolare, ma non è sempre scontato trovarlo in questi ambienti, può essercene in abbondanza come per niente. Questo è un momento ideale per la raccolta, gli steli sono ancora bassi e i germogli teneri. Me ne sono avanzati un po’ dopo la preparazione del risotto e li ho messi anche la sera stessa in un’altra versione dell’erbazzone della scorsa settimana, in cui l’ho unito ai porri e alla bietola: decisamente promosso anche questo ripieno, anche se alla bietola preferisco le erbe che avevo usato nel primo, non è che ne sia proprio patita.
Per oggi è tutto, ci si rivede, se ce la faccio, la prossima settimana. Sì, è vero, il libro è finito e pure revisionato (per fortuna era praticamente tutto ok e non ha comportato lavoro aggiuntivo), ma ora le uscite mi stanno impegnando davvero molto, in maniera più che piacevole, ma intensa. Venerdì ho mandato la newsletter con i prossimi appuntamenti di aprile, seguite come sempre la pagina corsi ed eventi qui sul blog o iscrivetevi agli aggiornamenti sulla mia pagina facebook. Non so quanti di voi stiamo leggendo, ma voglio ringraziare di cuore le moltissime persone che hanno partecipato domenica scorsa ad Andar per Spontanee 2017, al Casolare Alberelli. Grazie per essere arrivati così numerosi, per l’interesse, per tutte quelle belle cose che mi avete detto a fine giornata, è bello avere tutti quei riscontri positivi dopo tutto l’impegno messo nell’evento. E ovviamente grazie a voi, compagne d’avventura di questa due giorni, spero di rivedervi prestissimo :)

// Risotto con luppolo selvatico e topinambur //

°° Ingredienti °°

  • 400 grammi di riso semintegrale
  • un porro o un cipollotto fresco
  • un bel mazzetto di germogli di luppolo
  • 160 grammi di topinambur
  • un litro di brodo vegetale
  • mezzo bicchiere scarso di vino bianco secco
  • olio e.v.d’oliva
  • sale marino integrale
Spazzolate il topinambur sotto l’acqua per pulirlo dalla terra, poi grattugiatelo con una grattugia a fori larghi. Fate appassire il porro tagliato a fettine sottili in olio generoso con un pizzico di sale, poi unite il topinambur e il riso dopo un paio di minuti.
Fate tostare il riso a fuoco alto mescolando continuamente, bagnatelo col vino bianco e lasciatelo sfumare, sempre mescolando. Aggiungete brodo abbondante e lasciate cuocere per il tempo necessario, aggiungendo brodo quando serve.
Nel frattempo lavate e tritate grossolanamente i germogli di luppolo, poi lasciateli stufare brevemente in padella con un filo d’olio e un pizzico di sale, aggiungendo poca acqua se serve e coprendo con un coperchio. Devono ammorbidirsi, ma restare di un bel verde brillante, basteranno 5-7 minuti.

Quando il riso è prossimo alla cottura unite i germogli, lasciandone da parte un mucchietto per guarnire. Amalgamate sul fuoco per 2-3 minuti, poi servite il risotto caldo.
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7 Risposte a Risotto con luppolo selvatico e topinambur

  1. Daniela ha detto:

    Claudia sei sempre di ispirazione! Purtroppo ieri non sono potuta venire all’escursione a colle val d’Elsa…mannaggia…però cercherò di non perdermi le altre che hai postato nella scorsa newsletter…una domanda: Sai se terre di arcoiris vende anche al negozio spesa in campagna a Siena? Per me venire in centro da mondo mangione e’ parecchio complicato…ti abbraccio forte e spero di vederti presto

    • Claudia ha detto:

      Cara Daniela, grazie!! Immaginavo non ci saresti stata, ma tanto tu ormai sei più esperta di me ;) Terra d’Arcoiris sì, la trovi anche alla Spesa in Campagna, ma ti avverto che ormai hanno finito sia i topinambur che le mele…forse forse ci sarà l’ultima mandata il prossimo lunedì, ma non è così sicuro. Un abbraccio a te!

  2. Daria ha detto:

    Per prima cosa devo dirti che il piatto col soffione è bellissimissimo e il risotto una delizia! Ne sto preparando vari anch’io in questo periodo con le erbette spontanee… adoro aprile!

    • Claudia ha detto:

      Per il piatto devo ringraziare la mamma, che mi ha regalato quel bellissimo servizio :) E per aprile…che dirti, lo adoro anche io, c’è una tale abbondanza che non si sa in che parte di prato girarsi per raccogliere!

  3. Silvia ha detto:

    Ciao Claudia, ho scoperto il tuo blog da poco e ne sono rimasta affascinata, adoro andare alla scoperta di piante mangerecce ma non sono ancora molto brava fortuna che la mia mamma è vissuta da sempre in campagna e le conosce meglio di me.
    Ieri ho trovato un fiore bellissimo e cercando in giro ho scoperto trattasi di aglio napoletano, mai sentito giuro. Sai se è simile all’aglio orsino o se è un altro nome dello stesso? il risotto col luppolo è bellissimo, appena lo trovo provo sicuramente.
    Ciao. Silvia.

    • Claudia ha detto:

      Ciao Silvia, benvenuta! L’aglio che dici dovrebbe essere Allium neapolitanum (splendido!), è una pianta diversa dall’aglio orsino, ma molto simile, facendo parte dello stesso genere. La differenza sta anche nei luoghi di crescita, l’aglio orsino è più frequente nei boschi di montagna, l’aglio napoletano si ferma in collina. Buonissimi entrambi!

      • Silvia ha detto:

        Grazie Claudia, io vico in collina infatti, nelle verdi colline umbre. Grazie di cuore per la tua risposta. Ti terrò aggiornata e continuerò a seguire le tue splendide avventure.
        Un abbraccio.

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