Oleolito di elicriso

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Non so voi, ma a me alcune piante fanno un effetto davvero particolare. Ne sono attratta in un modo che non so spiegarmi, come se risvegliassero in me qualche antico ricordo, qualche richiamo ancestrale. Una di queste è l’artemisia, la vulgaris o ancora di più la cretacea, molto più rara e incredibilmente profumata, bisognosa di terreni aridi e argillosi, decisamente tipici qui nelle crete senesi. Poi c’è la ruta, che certo ha un odore decisamente meno soave…non mi chiedete perché mi piaccia così tanto, non c’è una ragione logica. E poi, in cima a tutte, c’è l’elicriso. Non posso resistere al suo aroma meraviglioso, a volte passando su alcune strade in macchina andando a lavorare non posso fare a meno di accostare e rubarne un rametto fiorito, per odorarlo durante il tragitto. La prima volta che l’ho incontrato in queste campagne, la memoria è istantaneamente tornata alle mie estati di bambina, al tragitto a piedi dal residence dove mia nonna paterna aveva una casetta fino alla spiaggia di Procchio, all’Isola D’Elba, che fosse al mattino per andare al mare o che fosse la sera dopo cena, per la passeggiata in paese, col buio e le lucciole a guidare il nostro cammino. Credo di non averlo più visto e annusato per anni, fino a quando sono approdata qui, dove l’aridità di certe zone permette la sua crescita rigogliosa. Questa splendida e rustica piantina ama infatti i luoghi molto assolati e rocciosi e si trova soprattutto sulle scogliere, lungo quei sentieri splendidi che si affacciano sui nostri mari, insieme alle altre piante tipiche della macchia mediterranea. Non è difficile però trovarla anche in sentieri collinari e montuosi fino a 800 metri, nei punti in cui il sole batte con più generosità.
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L’Elicriso (Helichrysum italicum) è una pianta meno trattata di altre nei manuali di riconoscimento e utilizzo delle erbe (e perché mai, mi chiedo?), ma non è difficile trovare trovare informazioni in merito. Il suo nome deriva dal greco elios e chrysos, che significano rispettivamente sole e oro, parole che la collocano chiaramente tra le piante solari, così come il colore dei suoi fiori e i luoghi che predilige per la sua crescita. É una composita, piuttosto facile da riconoscere, i fiori sono un raggruppamento tondo-ovale di capolini gialli, a loro volta composti di tanti piccoli fiorellini, gli steli e le foglie (simili a piccole lance filiformi) sono vellutati e verdi-grigiastri, un po’ come quelli dell’assenzio. Ma ciò che la rende assolutamente inconfondibile è il suo profumo delizioso e particolarissimo, che Sarandrea e Culicelli nel loro libro “Dall’abete allo zafferano” descrivono come “…quello di camomilla, menta e liquirizia insieme”. In effetti l’elicriso in Toscana e in altre regioni è chiamato volgarmente liquirizia, tanto che i miei vicini di casa erano convinti di essersi piantati in casa proprio della liquirizia, perché così gli era stata spacciata dal vivaista.
Le sue proprietà sono rivolte soprattutto all’apparato cutaneo e respiratorio, ma non solo. Per via interna è un ottimo espettorante e antisettico bronchiale, oltre a svolgere un ruolo stimolante sulle funzionalità del fegato. É un ottimo antistaminico naturale, utile per tutti i tipi di allergie ma attivo soprattutto sulle dermatiti allergiche e da contatto, sulle quali agisce sia dall’interno che dall’esterno. Per uso interno l’ideale è la tintura madre perché l’infuso ha un sapore un po’ forte e non molto gradevole, per uso esterno invece l’oleolito è il miglior metodo, ottimo da solo, miscelato ad altri oli sinergici o come base per unguenti. L’elicriso è particolarmente benefico per tutti i tipi di eczemi e di herpes, irritazioni della pelle, dermatiti, psoriasi. Ha un buon effetto antirughe ed elasticizzante ed è utile, in sinergia con altre piante come l’iperico o la calendula, nei trattamenti delle scottature e delle ferite. I fiori possono essere utilizzati anche in cucina, per donare un aroma ai piatti che ricorda un po’ il curry.
La fioritura avviene tra giugno e luglio, i fiori vanno raccolti quando sono ben aperti ma ancora ben freschi, ed essiccati al buio e al caldo, appesi a mazzetti a testa in giù o per circa 8-12 ore a 40° con un essiccatore elettrico, che in questo caso funzionerà anche da diffusore di essenze :)
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Quest’anno il mio raccolto l’ho fatto il 24 giugno, nel giardino di Graciela, subito dopo quello delle noci verdi per il nocino. Il vento fresco di quella giornata bellissima adesso è solo un vago ricordo (ommioddio, ma che caldo c’è, si muoreeeee!!!), ma l’odore dell’elicriso mi pare quasi di averlo ancora addosso. Se vi capita di stare a contatto con le piante, anche per poco tempo, vi accorgerete che il loro profumo è incredibilmente persistente, vi segue per tutto il giorno, anche dopo averle lasciate. Quel pomeriggio andare al lavoro mi è pesato molto meno del solito, mi sentivo particolarmente leggera e in pace, e così è stato fino alla sera. Certe piante hanno davvero un potere magico, non me lo so spiegare.
La fioritura è stata così abbondante che pur avendo riempito 3 barattoli di capolini, ho appena intaccato i cespugli del giardino della mia amica. Ne saranno stati felici gli sciami di api selvatiche così abbondanti nella zona, che amano particolarmente questi profumatissimi fiorellini gialli.
Per fare l’oleolito ho raccolto i capolini con delle forbicine mettendoli direttamente nei vasi, erano ben puliti dalla pioggia notturna e già perfettamente asciugati dal vento e dal sole. Tornata a casa però ho notato un po’ di umidità nei barattoli, così ho preferito lasciare i fiori stesi in un grosso piatto ad asciugare ancora mezza giornata. Successivamente ho riempito i barattoli fino a 2-3 centimetri dal bordo e ho coperto i fiori d’olio extra-vergine d’oliva, ho mescolato bene e iniziato l’esposizione al sole il mattino dopo.
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Allora: sulla preparazione degli oleoliti ognuno dice la sua, e io stessa ho usato molti metodi diversi, come ad esempio lo scorso settembre quando vi ho raccontato della calendula. C’è chi dice che solo l’oleolito di iperico si fa da pianta fresca e tutti gli altri vanno fatti da pianta essiccata, chi dice che solo l’iperico si espone alla luce del sole, le altre piante invece vanno protette dai raggi e devono prendere solo il calore…io, seguendo la mia intelligenza e le indicazioni di bravi maestri, credo che la pianta fresca dia sempre il meglio rispetto alla pianta essiccata e che i raggi del sole favoriscano il passaggio dei principi attivi dalla pianta al solvente oleoso. Preferisco utilizzare sempre fiori o foglie fresche nelle mie preparazioni, quando posso (l’infuso, si sa, è un caso a parte, la pianta va essiccata per forza per poterne usufruire al di fuori del suo tempo balsamico), e nel caso degli oleoliti preferisco esporre il barattolo non solo al calore, ma anche alla luce del sole. Sappiate però che la preparazione da pianta fresca comporta qualche problemino in più. Come già saprete l’oleolito va mescolato tutti i giorni e bisogna controllare che la pianta sia sempre ben coperta dall’olio. Quando si usano fiori freschi anzichè essiccati questo diventa ancora più importante, perché il contenuto d’acqua della pianta la rende più soggetta a sviluppare muffe. Anche la filtratura va fatta con molta cura, per evitare che frammenti di pianta restino nell’olio e sviluppino muffe nel tempo. Non sono consigli dettati dalla lettura di questo o quello ma dall’esperienza: proprio la scorsa estate ho dovuto buttare un’intero vaso di olio di elicriso in macerazione a causa della mia pigrizia (sì, aveva fatto un sacco di muffa in superficie, sarebbe bastato controllarlo meglio!) e verso fine inverno ho notato che in altri barattoli di oleoliti preparati qualche mese prima galleggiava una bella nuvoletta biancastra. Se usate fiori o foglie essiccati questo problema si presenterà in misura minore, ma la procedura da seguire per ottenere un buon prodotto non cambia, solo sarà più difficile sbagliare.
Torniamo al nostro oleolito di elicriso: lasciatelo macerare per 21 giorni al sole ritirando il barattolo in casa la sera, se lo tenete fuori in giardino o in balcone. In periodi caldi come questo meglio evitare le ore centrali della giornata, ma lasciarlo esposto al sole del mattino, dalle 7 alle 13 circa. Passato il tempo di macerazione filtrate: fate una prima filtratura con un colino a maglia finissima per levare il grosso della pianta, strizzandola bene per farle liberare tutto l’olio assorbito; successivamente fate una seconda filtratura usando un imbuto e un pezzo di tessuto o un filtro da caffè americano: il processo sarà piuttosto lento, ma il vostro oleolito sarà limpidissimo. Etichettate i barattoli e conservateli in un luogo buio e fresco per un anno circa. Il profumo è davvero meraviglioso, se volete potenziarlo ulteriormente potete aggiungere una decina di gocce di olio essenziale di elicriso (dose per un barattolo da 300 ml), che renderà più potente anche il suo effetto terapeutico.

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6 Risposte a Oleolito di elicriso

  1. Francesca P. ha detto:

    Convidiamo questo pezzo di passato…
    Isola d’Elba, spiaggia di Procchio, paesino di Marciana Alta, passeggiate sul lungomare di Marciana Marina… ti ho letto e in un attimo mi sono rivista in quei posti, bambina anche io, coi boccoli e la salopette di jeans, attraverso le foto che tante volte ho guardato negli album di famiglia, quelle ingiallite, alcune coi bordi rosati, meravigliosamente e teneramente vintage… e ora che fisso meglio la pianta, credo di averla già vista, non mi è nuova… e magari il ricordo affiora proprio da lì! :-)

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      E’ molto probabile che affiori da lì, l’Isola ne è davvero piena! E se sentissi il suo profumo sono certa che i ricordi riprenderebbero ancora vita in una frazione di secondo.
      A vederti ora non ti immaginavo proprio con i boccoli da bambina :) Chissà se ci siamo incrociate sulla spiaggia di Procchio, tra un morso di schiaccia e un tuffo in quelle acque bellissime!

  2. Laura ha detto:

    Ciao Claudia!è da tempo che desidero scriverti sotto questo post :-) giorni fa ho raccolto anch’io un bel mazzo di elicriso anche se i fiori non c’erano più. In genere mi capitava di insaporire la carne di maiale con iltrito di aghi ma siccome ultimamente ne mangio pochissima, anzi nulla, ho scoperto che è buonissima anche su melanzane arrostite condite in insalata caricandole di un leggero sentore di finocchiella. Ecco in campagna tra l’altro così l’ho sentita chiamare. Non sapevo però che potesse essere buona anche per gli infusi e che avesse tutte queste proprietà!Grazie come sempre!

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Ciao Laura!
      Anche tu mi insegni qualcosa di nuovo, non sapevo che in alcune zone l’elicriso fosse chiamato finocchiella…sulle melanzane arrostite devo provare, anche se al momento ho ben poca voglia di arrostire, ho solo voglia di affettare cose crude, condirle e mangiarle! Ma tanto le melanzane le trovo anche fino a ottobre :)
      Grazie a te e un bacione!!

  3. lucia ha detto:

    ciao volevo sapere visto che ho raccolt
    o oggi i fiori gia secchi dell elicrisio l olio sara buono lo stesso

  4. Claudia_GranoSalis ha detto:

    Ciao Lucia,
    Non lo sarà altrettanto come con i fiori freschi o con i fiori raccolti freschi e poi essiccati, ma ho incontrato l’elicriso di recente e sento che anche in questa fase è ancora molto profumato, quindi ti direi che puoi provare. Avrà una concentrazione minore di principi attivi, ma intanto lo sperimenti, l’anno prossimo poi lo farai al momento giusto :)

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