Muffin al cacao con polpa d’arancia e datteri


La mia voglia di arance quest’inverno non accenna a diminuire. Sabato sono tornata a casa dal lavoro con un carico sulle spalle da 10 chili, belle arance sode appena arrivate, insieme anche a limoni e avocado, alla bottega di MondoMangione direttamente dalle pendici dell’Etna, dove hanno i loro frutteti gli agricoltori di Terre di Palike, un bel progetto di agricoltura collettiva che fa parte della rete Genuino Clandestino (la loro storia è anche nel libro che è uscito un paio d’anni fa, che io non ho ancora letto. Però ce l’ho nella lista dei desideri eh! :)). Prima di loro, oltre al carico dal produttore calabro che vi dicevo qui, ho preso anche una bella cassetta da Contadini per Passione, tramite Ammuìna.
In ognuno dei tre casi, non ho rimpianto la scelta: arance dolcissime, succose e saporite, niente a che vedere con la retina presa al supermercato in un momento di magra, piena di arance belle a vedersi, ma totalmente insapori al palato. Non lo dico per mettere enfasi sul mio discorso, erano acquetta veramente. Non va meglio nemmeno con la grande distribuzione bio, che mi ha fornito uno dei sacchetti di clementine più cartonose che abbia mai assaggiato.

Al di là del sapore, che non mi pare comunque così superfluo, prendere le arance direttamente dai produttori ha anche altre implicazioni, più prettamente sociali e ambientali. Ve lo ricordate, sì, quando in Sicilia iniziarono a mandare le arance al macero? Io ero piccolina, ma ricordo di aver percepito l’indignazione degli adulti verso questa pratica assurda. Su internet si trovano ancora dei vecchi articoli dall’archivio di Repubblica, ad esempio questo qui. Raccontano di economie locali messe in seria crisi dalla concorrenza straniera e dalle politiche economiche comunitarie. Gli agricoltori, paradossalmente, si sono ritrovati ad avere più convenienza nel portare le arance al macero nei punti di raccolta che nel commercializzarle.
Il commercio degli agrumi si basa non solo sulla vendita dei frutti interi al consumatore, ma in gran parte sulla vendita all’industria, che con quei frutti produce trasformati, principalmente succhi. Quella robetta acquosa pastorizzata e spesso piena di zucchero venduta come succo d’arancia, insomma, che niente ha a che vedere con una spremuta fresca, appena preparata, da frutti coltivati come si deve. Va da sè che in un prodotto trasformato ed edulcorato la qualità delle arance passi in secondo piano: il gusto standardizzato del prodotto finale non è dato dal frutto in sè, ma dal processo produttivo, che mira ad ottenere confezioni dal contenuto identico per sapore, colore, consistenza. Per questo tipo di produzione, insomma, quello che conta in un frutto non è il suo sapore, ma il suo prezzo, che deve essere il più basso possibile.
Va a finire che anche i frutti per la vendita al dettaglio risentono di questo meccanismo. Negli anni precedenti la crisi degli agrumi in Sicilia, i contadini sono stati persuasi ad abbandonare molte delle ottime varietà locali per adottarne altre, particolarmente apprezzate dall’industria. E poi si sono ritrovati con interi raccolti che l’industria ha iniziato a rifiutare perchè troppo costosi, comparati a quelli spagnoli, africani o mediorientali.

Da lì sono cambiate un po’ di cose. Non certo nella logica del mercato, che è sempre più penalizzante per i piccoli e medi produttori. La novità che si è sviluppata soprattutto negli ultimi 15 anni è la nascita delle economie solidali, di gruppi di persone che si mettono insieme per acquistare cibo pulito e giusto, di cooperative che organizzano una piccola distribuzione locale, di mercati contadini nelle grandi e piccole città, dove produttori e consumatori possono interagire direttamente e senza intermediari. Sono tante le storie di produttori che, ridotti in ginocchio dai meccanismi malati dell’agroindustria, si sono rimessi in piedi grazie ai Gruppi d’Acquisto Solidali. Ne ho conosciuti diversi negli ultimi anni, di agricoltori e di progetti volti a diffondere il più possibile le buone produzioni locali. E sono felice di osservare quanto siano in continua crescita.

Comprare frutta e verdura direttamente da chi la produce è certamente più impegnativo che riempire il carrello al supermercato. E non è sempre più economico, ma dietro il basso prezzo delle arance o dei pomodori della grande distribuzione si nascondono ben altri costi, in gran parte ambientali, ma anche sociali, non solo per le questioni di cui parlavo poco fa, ma anche considerando la realtà odierna del lavoro agricolo, ridotto a condizioni che rasentano lo schiavismo.
E’ più impegnativo, dicevamo, ma nemmeno troppo. Lo è nella fase di passaggio, in cui c’è bisogno di reperire informazioni e contatti sulle realtà presenti nella propria zona, dalla vendita diretta da parte di aziende nel proprio territorio a gruppi d’acquisto o piccole cooperative di distribuzione. Ci vuole quel piccolo sforzo per cambiare abitudini, insomma, che ripaga con un cibo saporito, sano ed equo. E non serve arrivare, come tengo sempre precisare, a inutili estremismi e forzature: si possono fare, se lo si vuole, pochi passi per volta, a propria misura, seguendo ciò che la propria intelligenza e consapevolezza suggeriscono.

Le arance ci accompagneranno ancora per 2-3 mesi, e già sapete che se le prendete buone potete usarne anche la scorza, da essiccare o in altre preparazioni. Ma che dire della polpa di scarto quando si fanno le spremute? Potete essiccare pure quella, come suggerisce Lisa Casali qui, oppure potete metterla insieme al cacao in una torta, o meglio ancora dei piccoli muffin come questi, che mi sono inventata proprio per cercare un qualche utilizzo di quella polpa così profumata. Sono senza zucchero, dolcificati solo con datteri, e 100% vegetali. Per ottenere la quantità di polpa indicata nella ricetta io spremo circa 6-7 arance, ma dipende dalla grandezza. Potete conservare la polpa in frigo un giorno, o congelarla man mano che fate spremute per scongelarla quando vi serve. Cacao e arancia, chevvelodicoaffare, si sposano che è una meraviglia; se poi insieme alla polpa aggiungerete anche un po’ di scorzetta grattugiata, questi muffin diventeranno davvero irresistibili!

// Muffin al cacao con polpa d’arancia e datteri //

°° Ingredienti °°

Per 6-7 muffin

  • 110 grammi di farina di grano tenero tipo 1
  • 40 grammi di fecola di patate
  • 35 grammi di cacao amaro in polvere
  • mezza bustina di cremor tartaro più una puntina di bicarbonato
  • un cucchiaino di cannella macinata
  • 120 grammi di datteri denocciolati
  • 180 grammi di polpa di scarto della spremuta d’arancia
  • 30 grammi di latte di mandorla o acqua
  • scorza grattugiata di mezza arancia
  • 75 grammi di olio di semi di girasole
  • un pizzico di sale marino integrale
Mescolate in una ciotola tutti gli ingredienti secchi, compresi il lievito e il bicarbonato setacciati. In un mixer frullate i datteri insieme alla polpa d’arancia, ottenendo una crema fluida.
Fate un buco a fontana nella ciotola e versateci la crema di datteri e arancia. Unite anche l’olio e il latte di mandorla e mischiate con una frusta incorporando farina dai lati. Se il composto risultasse troppo denso, aggiungete un altro pochino di latte o acqua.
Scaldate il forno a 180° e mettete dei pirottini in una teglia da muffin. Versate un po’ di impasto in ognuno e infornate per circa 20 minuti, controllando la cottura con uno stecchino. Sformate e lasciate raffreddare completamente su una gratella.
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13 Risposte a Muffin al cacao con polpa d’arancia e datteri

  1. Peanut ha detto:

    Ciao Claudia! Da quanto tempo non passavo di qui:)
    Ogni tanto però mi ricordo anche delle vecchie amiche trascurate..:D
    Io quest’anno con la frutta sono veramente pessima, ne sto mangiando il minimo indispensabile, quasi sempre e solo banane, e soprattutto buttate su pancakes o nel porridge.. Mi manca un po’ quando riuscivo a farmi quelle grandi scorpacciate di frutta, soprattutto al pensiero, perchè poi, in realtà, all’atto dopo poco mi stanco e non riesco più a mangiarne in quantità. Avrò mangiato due arance questo inverno e mai fatta una spremuta (e qui ci starebbe bene la scimmietta che si tappa gli occhi:D), ma solo l’idea di poter poi infornare questi muffin mi fa venire voglia di correre a farla! Forse mi hai dato lo sprint che mi mancava, visto che sono anche influenzata e una spremuta tanto male non mi farebbe.. Mi piace anche assai che siano dolcificati solo coi datteri, dei quali ho ancora grandi quantità dall’ultimo ordine, visto che anche di quelli ormai ne mangio poco e nulla :|
    Sarà un periodo, passerà. Sicuramente la frutta estiva mi aiuterebbe:P
    Un bacione, a presto! :*

    • Claudia ha detto:

      Ah, la frutta estiva aiuterebbe tanti! Quando si arriva a febbraio, con gli ultimi strascichi d’inverno e ancora mele, arance e cavoli (taaanti cavoli!), si avrebbe voglia di catapultarsi direttamente ad aprile. Ma quest’anno, in realtà, non sono ancora così stufa, stranamente.
      Dai, sì, fattela ‘na spremuta, che con l’influenza è una mano santa! E poi, appunto, avrai la scusa anche per strafogarti di muffin :)
      Comunque, lascia perdere la scimmietta e segui l’istinto, se va così va così, e poco male.
      Un bacione a te, mi fa piacere che tu sia passata! E meno male ho recuperato il commento dallo spam, non s’è mica capito perchè il sistema ce l’ha messo…hai qualche nemico che ha segnalato il tuo indirizzo in qualche black list? ;)

  2. Daria ha detto:

    Bell’idea recuperare in questo modo la polpa di scarto delle arance. Deliziosi questi muffins e pure sena zucchero!
    Condivido in toto le tue riflessioni sul mercato e sulla produzione degli agrumi. Noi abbiamo un fornitore di fiducia dalla basilicata da cui prendiamo cassette da 10 kg 3-4 volte l’anno: sono una delizia!

    • Claudia ha detto:

      E aspetto di assaggiare gli avocado, che stanno maturando! Non vedo l’ora, li aspettavo così tanto. Purtroppo le gelate hanno rovinato un po’ il raccolto, quindi me ne sono arrivati ben meno di quelli che avevo ordinato…me li farò bastare :)
      Un bacio Daria!

  3. caterina ha detto:

    Claudia, secondo te posso sostituire i datteri con del concentrato di dattero?

    • Claudia ha detto:

      Direi proprio di sì! Magari usane un po’ meno, non so poi se avrai bisogno di usare anche meno latte nella ricetta…tu metti prima la polpa d’arancia mischiata col concentrato e vedi com’è l’impasto, il latte (o l’acqua) poi lo aggiungi pian piano, fino a che l’impasto non ti sembra abbastanza fluido.

  4. caterina ha detto:

    Grazie!!!!!!

  5. Antonella romano ha detto:

    grazie Claudia! ci regali sempre belle ma anche buone idee!!!
    geniale l’utilizzo della polpa di scarto delle spremute ^_^

    un bacio
    Anto

  6. Anna ha detto:

    Ciao,

    ti leggo sempre anche se non scrivo mai..Grazie per questo blog è davvero interessante, divertente e ricco di spunti!
    Volevo chiederti…dove compri i datteri? Forse l’avrai già detto ma io me lo sono persa…è che io li ADORO ma non mi va di comprarli a casaccio ovunque…
    Tra l’altro grazie mille per queste dritte sugli avocado! Per me sono un cibo spaziale ma non mi andava di comprarli dall’altra parte del mondo e poi prodotti chissà come quindi stavo facendo la fame…ora mi ci butterò sicuramente invece! Grazie!

    Anna

    • Claudia ha detto:

      Ciao Anna,
      Doppiamente grazie allora, per quello che dici del blog e anche per averlo voluto scrivere :)
      Sui datteri finora sono stata pigra, ci sono buoni canali da cui prenderli, ma non ho ancora esplorato a fondo. Per ora posso dirti che trovo buoni quelli di Cibo Crudo: https://www.cibocrudo.com
      Gli avocado siciliani sono una meraviglia: se metti su google “sicilia avocado” scoprirai un mondo, ci sono tanti produttori ormai!
      Grazie ancora a te e a presto.

  7. Antonella romano ha detto:

    ciao Claudia ieri ho fatto questi muffin e sono deliziosi. i datteri li ho presi in un super bio di qualità e devo dire che erano stupendi. la prossima volta ometto la cannella – che non mi piace molto! -e aggiungo le scorze d’arancio anche nell’impasto.
    Oltre all’avocado hai mai provato il mango prodotto in Sicilia? è stupendo! niente a che vedere con quello importato. io ne vado matta.
    buon lavoro!

    • Claudia ha detto:

      Grazie mille del feedback Antonella, contentissima che ti siano piaciuti!
      Il mango devo ancora provarlo, c’era solo un produttore da cui mi sono servita che produceva anche quelli, ma non mi sono trovata benissimo con lui, quindi non ho fatto nuovi ordini e niente mango. Mi riprometto di cercarne prossimamente, devono essere davvero speciali.
      Grazie, buona giornata a te!! E buon inizio primavera :)

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