Misticanze primaverili e nuovi corsi in programma

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Marzo è qui! È tempo di infilarsi di nuovo le scarpe da trekking, impugnare il cestino e inoltrarsi su sentieri, prati e pascoli in cerca di erbe e fiori selvatici. Smetto di rimpiangere questo inverno mai arrivato e mi preparo anche io alla bella stagione che bussa e che ha già dato qualche anticipazione della sua luce e del suo calore, salvo poi ripiombare nel grigiume di questo weekend.
Tempo di infilarsi di nuovo le scarpe da trekking, sì, o gli stivali di gomma, vista l’acqua che è caduta ultimamente. Io, a dire il vero, non me le sono ancora mai tolte dallo scorso autunno. Devo ringraziare, e anche un po’ maledire, Urano (parlo del mio cane, non del pianeta in una qualche strana congiunzione con la luna), che mi costringe ogni santo giorno, che piove o ci sia il sole, che si geli o si boccheggi, a uscirmene almeno un’oretta per campi o strade di campagna. E devo pure maledire, e molto poco ringraziare, cacciatori e tartufai, che mi hanno costretta ad allontanarmi sempre di più dal bosco dietro casa e a scoprire invece i pascoli antistanti, forse un po’ più monotoni, sì, ma anch’essi ricchi di sorprese.
Sono pascoli che vengono lasciati a riposo per una certa parte dell’anno, per poi accogliere di nuovo un bel gregge di pecore, che viene spostato da un pascolo all’altro per dare tempo alla vegetazione di rigenerarsi. Durante l’inverno non ci sono quasi mai e tornano invece verso l’inizio della primavera, per restare un bel po’ di mesi. Il loro ritorno è chiaramente per me imprevedibile: lo scorso anno, durante la loro assenza, ho scoperto per la prima volta qualche mazzetto di bietolina selvatica proprio in un angolo di uno dei due campi dove sono solite pascolare; neanche il tempo di pensare a quando l’avrei raccolta e a come l’avrei utilizzata, che il gregge, una bella mattina all’alba, è tornato a prendere possesso del pascolo, radendo al suolo, prima fra tutte, proprio la mia bietolina appena conquistata. Quest’anno ho deciso che non me l’avrebbero fatta e ci sono riuscita: sono arrivata prima delle loro mascelle voraci da ruminante.

Beta Vulgaris

Beta vulgaris

Le foglie sono ancora molto piccole, ma non avevo tempo di aspettare che crescessero: come vi ho appena spiegato, dovevo giocare d’anticipo. Così le ho messe in una bella misticanza di campo da mangiare cruda, insieme a tante altre cose che ho trovato nello stesso pascolo: qualche foglia giovane di cicerbita, qualcuna di rosolaccio, qualche cima già quasi fiorita di stellaria, qualche fogliolina di cardamine, ma poche, che è parecchio amara. Qualche foglia di carota selvatica, qualcuna di borsa di pastore insieme a qualche cimetta fiorita, con quelle belle capsuline di semi a forma di cuore, per finire con 4-5 fiori di pruno presi dall’albero del mio giardino, tra il ronzio delle api avide del primo nettare.

Capsella bursa-pastoris

Capsella bursa-pastoris

Di tante di queste piante non vi ho mai parlato, ma prima o poi ci arriveremo. Per ora, se siete soci del Pasto Nudo, potete leggere gli ultimi post sulla mia rubrica dedicati alla stellaria, che trovate qui e qui. Della bietolina selvatica non c’è troppo da dire: è identica alla sua sorella coltivata, solo un pochino più piccola. Stesso colore, stessa forma delle foglie, stesso sapore. È quindi piuttosto facile riconoscerla, anche se bisogna aguzzare un po’ la vista e non confonderla con altre piante come l’acetosa, che è comunque commestibile. L’acetosa ha foglie più lunghe e strette, un colore mediamente meno vivace e più chiaro e venature molto meno pronunciate rispetto alla bietola.

Per il resto, se avete molta voglia di conoscere, potete venire a fare esperienza sul campo! Sto ripartendo con i corsi di riconoscimento e utilizzo delle piante selvatiche: sabato 12 marzo sarò ancora a Quercegrossa, a 10 Minuti da Siena, ospite di Daniela e dell’Azienda Agricola Antico Uliveto, dove ho già fatto un laboratorio a gennaio. Ci vedremo alle 14, faremo una passeggiata tra i vigneti biologici dell’azienda per poi inoltrarci nel piccolo bosco a fondovalle. Scopriremo insieme le principali erbe spontanee di questo periodo e i principali metodi per utilizzarle in cucina e in fitoterapia, dopodiché ci dedicheremo alla preparazione di un unguento, che ognuno potrà portare a casa con sé. Il costo per la giornata è di 25 euro a persona, per prenotare scrivete a [email protected]. A dire il vero il corso è già quasi pieno, ma se vi interessa scrivetemi che cerchiamo di organizzarci.

Per chi si trovi invece nel nord della Toscana, ma anche per chi abbia voglia di andare in esplorazione di questa splendida terra affacciata sul Tirreno, domenica 3 aprile sarò ospite dell’Agriturismo Alberelli a Nibbiaia, a 10 minuti dal mare di Livorno, lungo la Costa degli Etruschi. Se date un’occhiata al loro sito, immagino vi verrà la stessa voglia che è venuta a me di immergervi in quel paesaggio e di godervi gli ambienti accoglienti del casolare. Sara, che gestisce l’agriturismo insieme alla sua famiglia, mi ha scritto per invitarmi a organizzare un evento insieme, e io stessa non vedo l’ora di conoscere lei e il posto, che sembra davvero bello.
Ci troveremo alle 9.30 domenica mattina e faremo una passeggiata nei dintorni dell’agriturismo, per imparare a riconoscere le erbe selvatiche e i loro principali utilizzi, fino all’ora del pranzo, in cui assaggeremo insieme dei piatti a base di erbe spontanee, che Sara, sua madre ed io prepareremo per voi il giorno prima. Il costo della giornata è di 25 euro, per prenotarvi contattate direttamente l’agriturismo scrivendo a [email protected] o chiamandoli al 338 828 1256. Se volete approfittare dell’occasione per regalarvi un weekend agli Alberelli, basta dare un’occhiata agli appartamenti disponibili e scegliere quello che fa per voi.
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Questi sono gli appuntamenti fino all’inizio del mese prossimo, ma c’è ancora altro in programma, ve ne parlerò presto. Per ora vi lascio a questa bella misticanza, che potete condire anche solo con olio, sale e un goccio di aceto, che sia di mele, di vino o balsamico. Io vi propongo però un condimento cremoso a base di avocado, che è ottimo anche per legare le diverse consistenze delle erbe tra di loro. Ho usato un piccolo avocado siciliano varietà hass, che ho trovato tra i banchi della fierucola due domeniche fa. Ho arricchito la salsina con un po’ di ortica essiccata, ma sarà molto buona anche senza. E ci ho messo il superbo acidulato di umeboshi di Dario, che ormai è agli sgoccioli, sob…ve lo dico perché, se non ce l’avete, dovrete aggiungere anche un pizzico di sale, che io invece ho evitato perché l’acidulato è già salato di suo.
Piccole note a margine: se dovete incontrare palati non abituati alle erbe di campo, vi consiglio di sceglierne solo qualche tipo, magari tra i più dolci come il rosolaccio o la cicerbita, e mescolarle ad altre insalate coltivate; non tutti amano questi sapori selvatici al primo impatto, alcuni, come il mio lui, non li amano nemmeno dopo anni che gli vengono propinati. E poi: tutte le erbe proposte qui sono ben difficili da confondere con specie tossiche, ma fate attenzione alla carota selvatica: raccoglietela solo se siete certi della sua identità, che la cicuta le somiglia non poco. Un piccolo trucco per identificarla: se spezzate qualche stelo con le dita sentirete un gradevole profumo di carota, la cicuta invece è maleodorante in ogni sua parte. Quindi, come sempre, raccogliete il giusto e solo quello che conoscete davvero bene.

// Misticanza di campo con salsa all’avocado e ortica //

°° Ingredienti °°

  • qualche foglia di bietolina selvatica
  • qualche foglia giovane di cicerbita
  • qualche foglia giovane di rosolaccio
  • qualche foglia di carota selvatica
  • qualche foglia giovane di borsa di pastore e qualche cima fiorita
  • qualche cimetta di stellaria
  • qualche foglia di cardamine
  • fiori di pruno
  • un piccolo avocado maturo
  • il succo di mezzo limone piccolo
  • un cucchiaio di ortica essiccata
  • 2 cucchiai di olio e.v.d’oliva
  • un cucchiaino grande di acidulato di umeboshi
Raccogliete le vostre erbe in un luogo lontano da inquinamento e fitofarmaci. Per consigli sulla raccolta vi rimando alla mia piccola guida alla raccolta delle erbe, che ho pubblicato l’anno scorso. Lavate e asciugate bene le foglie, tenendo invece da parte i fiori. Riunite tutto in una capiente insalatiera.
Mettete in un piccolo mixer l’avocado, il succo di limone, l’olio e l’acidulato di umeboshi (o un aceto a vostra scelta e un pizzico di sale). Aggiungete poca acqua e frullate fino ad ottenere una crema liscia e fluida. Aggiungete a questo punto anche l’ortica essiccata, e se la salsa vi sembra troppo densa anche un altro pochino d’acqua. Frullate ancora e infine condite la misticanza con la salsa.
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5 Risposte a Misticanze primaverili e nuovi corsi in programma

  1. Francesca P. ha detto:

    Lo sai che mi sta balenando un’idea? Quasi quasi… se ne parliamo in privato? Perchè mentre ti leggevo già immaginavo cosebelle in quel weekend e mi conosco, quando mi nasce un desiderio è difficile che lo tenga a bada! :-) Seguo il rosa di quei fiori, oltre che l’istinto, e vediamo un po’!
    Vorrei conoscere e assaggiare tutti gli ingredienti della tua misticanza, alcuni nomi sono buffi e altri sono poetici… che mondo pieno di personaggi interessanti ha questa natura! :D Il rosolaccio secondo me fa la corte alla stellaria…

  2. Francesca P. ha detto:

    (i tre puntini che scrivo continuano a non comparire, quando vedi gli spazi bianchi è perchè li appoggio come mio solito senza ricordarmene!)
    :-)

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Sì, ci si potrebbe giocare tanto con questi e altri nomi, che la cultura popolare tramanda da secoli, spesso in modo diverso anche all’interno delle singole regioni. E si potrebbe assolutamente parlare in privato dei desideri che ti frullano in testa, sono molto curiosa! Dammi il tempo di passare questa settimana strapiena :)

  3. Raffaella Scola ha detto:

    Questa insalata mette subito allegria! :) Meravigliosa! ;)

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