La mia compagna di vendemmia

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Metà ottobre, l’autunno inizia a far sentire davvero la sua presenza, una splendida presenza qui in bassa Toscana, ancora ricca di calore e di luce meravigliosa, che irradia i campi arati di fresco, gli ulivi carichi di frutti quasi pronti per essere raccolti, i filari delle vigne ormai spogli dei loro grappoli, ma ancora adornati di foglie che dal verde iniziano a virare verso il più intenso dei rossi.
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Le vigne sono vuote e la mia vendemmia è finita. E’ stata lunga, anche se meno del previsto, è stata faticosa, soprattutto per le mie ginocchia, è stata totalizzante, è stata divertente. Se vi ricordate, la mia prima vendemmia l’ho fatta due anni fa, al Podere Alberese, in un ambiente molto familiare, e ve ne ho raccontato in questo post. Beh, questa esperienza è stata decisamente diversa, una vera vendemmia toscana, con annessi e connessi. Non più bella, che con i ragazzi dell’Alberese, che già conoscevo da un po’, sono stata benissimo, ma diversa. La raccolta di quest’anno l’ho fatta per Poggio Bonelli, una grossa azienda basata a Castelnuovo Berardenga, dove ho abitato nei primi mesi della mia vita qui Siena. Ho vendemmiato insieme a senesi, aretini, sardi e pugliesi, insieme a studentesse, operaie, ex-pastori e pensionati. Ho imparato qualche nuova espressione dialettale e qualche canzoncina tradizionale delle contrade e ho appurato che no, non è un luogo comune, come imprecano i toscani non impreca nessuno, quell’originalità e fantasia è davvero unica. Me l’ha dimostrato fin dal primo giorno un trattorista, che appena arrivato in vigna e constatato un blocco nel meccanismo della sua macchina ne ha tirata fuori una lunga, ma così lunga, talmente ben scandita con la dovuta lentezza e trasporto da sembrare un sonetto.
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L’atmosfera tra i filari è allegra e triviale, la raccolta serrata e impegnativa, un lavoro che non ti fa vagare vagare troppo con la testa, che ti inchioda al momento presente, qualcosa di cui avevo gran bisogno in questo periodo. Il contatto con la natura è forte e intenso, il succo dell’uva, nonostante i guanti, colora le mani per giorni, ci si sporca da desiderare fortemente una doccia già a mezzogiorno e una superabbronzatura da muratore, che la si voglia o no, è assicurata. La sveglia all’alba per me è sempre un po’ dura, ma è anche qualcosa che mi piace moltissimo. Ho dato il buongiorno al sole tutte le mattine, vedendolo indugiare sempre di più sotto le coperte della notte, andando verso il solstizio e il suo giorno più corto.
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E quando il sole spuntava fuori, ve ne sarete accorti anche voi questo settembre, dava davvero il meglio di sé, anche troppo dal mio punto di vista, che quando lavori sotto il sole nell’ora di punta quel caldo non è proprio l’ideale.
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A darmi forza per sostenere la fatica di queste settimane c’è stato il ginseng, che ho preso per aiutare il mio corpo ad adattarsi allo stress fisico improvviso, e la linfa di betulla, per aiutare le mie articolazioni così provate dall’accucciarsi continuamente davanti alle viti basse. Il mio pranzo è stato a base di frutta di stagione tutti i giorni, come anche la mia colazione: meloni e soprattutto pesche, e vi assicuro che è stato un carburante validissimo, nonostante lo scetticismo dei miei compagni di vendemmia. Le mandorle erano sempre nelle mie tasche per ogni piccolo attacco di fame, alternate da qualche chicco d’uva sfuggito alla raccolta, soprattutto quando tra i filari di sangiovese spuntava una vite intrusa di dolcissima malvasia bianca…difficile resistere!
E poi a sostenermi ci sono state loro, le piante spontanee delle vigne. Ogni vigna aveva le sue, e ad accompagnarmi in su e in giù con il mio cestino rosso da riempire c’erano la piantaggine, l’erigero, la verga d’oro, la borsa di pastore, l’incensaria, il farinello, e tante altre. E la calendula, tanta calendula.
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E’ proprio di lei che voglio parlarvi oggi. Lo so che tanti si sarebbero aspettati una bella ricetta tradizionalmente autunnale a base di uva, e ce l’ho in serbo per la settimana prossima, ma questo post è per lei. Lo è perchè è stata una presenza costante della mia vendemmia, indicandomi col chiudersi e l’aprirsi dei suoi fiori se sarebbe o no arrivata la pioggia, lo è perché è una pianta meravigliosa, e infine perché i ricavi di quest’esperienza vanno ad alimentare un piccolo sogno, che ha a che fare proprio con le erbe. Quando ho fatto richiesta agli uffici di Poggio Bonelli era quasi impossibile trovare ancora posto, la raccolta sarebbe iniziata di lì a una settimana e infatti erano già al completo. Ma qualcuno ha dato buca, qualcuno mi ha permesso di realizzare un progetto a cui stavo iniziando a rinunciare. Per me è stata come una piccola magia, qualcosa per cui essere grata e riconoscente.
La calendula l’ho conosciuta lo scorso aprile (vi ricordate? Ve ne ho parlato qui, quando i suoi fiori li ho messi nell’insalata), che è poi quando ho fatto il raccolto protagonista della preparazione di cui vi parlerò. I suoi periodi balsamici, in cui dà il meglio di sè, sono appunto aprile e settembre, ma è una pianta che può fiorire tutto l’anno, a seconda di come va la stagione; questa caratteristica è chiaramente indicata anche dal nome stesso della pianta: calendula, il fiore delle calende, la pianta che (potenzialmente) fiorisce ogni mese.
Se ho fatto inizialmente fatica a riconoscere la calendula spontanea (Calendula arvensis) è perchè è piuttosto diversa da quella che siamo abituati a vedere coltivata, molto utilizzata anche come pianta ornamentale (Calendula officinalis). Quest’ultima ha un fiore grande e dal colore molto intenso, tendente all’arancione-rossiccio; la calendula arvensis, invece, molto più frequente allo stato selvatico, ha un fiore parecchio più piccolo color giallo sole.

Calendula officinalis

Calendula officinalis

Calendula arvensis

Calendula arvensis

Va da sé che anche la resa nella raccolta sarà diversa, come potete vedere in quest’immagine in cui ho messo a confronto i fiori essiccati delle due varietà:
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Le foglie hanno la forma di una punta di lancia e sono senza picciolo, leggermente pelose.
A quanto mi risulta le proprietà terapeutiche non cambiano da una varietà all’altra. Ferdinando Alaimo, nel suo Erboristeria Planetaria già citato lo scorso giugno, collega la calendula al Sole e a Venere, ma in particolare al sole, di cui racchiude l’energia esplicandola nelle sue proprietà riscaldanti, cicatrizzanti, disinfettanti e sudorifere. L’energia venusiana la troviamo invece nella sua ricchezza di mucillagini, che con la loro umidità leniscono le infiammazioni, lavorando sinergicamente con l’azione solare. Questa sinergia trova la sua miglior espressione nelle proprietà emmenagoghe e antidismenorroiche, vale a dire nella sua capacità di favorire la comparsa delle mestruazioni nella donna e/o di renderle meno dolorose. Sembra che la calendula sia molto efficace in questo senso, e andrebbe assunta, sotto forma di infuso o tintura madre, 7-10 giorni prima dell’inizio delle mestruazioni. La calendula poi, lo saprete bene, è molto usata nella cosmesi, territorio decisamente venusiano, per le sue proprietà lenitive e idratanti. Io ho voluto utilizzare parte del mio raccolto di aprile proprio in una preparazione per uso esterno, un oleolito, un rimedio semplicissimo da preparare che permette di avere a portata di mano tutto l’anno le ottime proprietà di questa pianta. Può essere utilizzato per lenire la pelle arrossata dal freddo o aggredita da qualsiasi tipo di irritazione, comprese le scottature, per soccorrere le labbra o le mani screpolate, per favorire la cicatrizzazione di ferite, ulcere e piaghe, per aiutare la guarigione di eczemi e dermatosi di varie tipologie, per prevenire e attenuare le rughe. E visto che i 30 li ho passati e il mio viso inizia ad accorgersene, ho pensato di prepararlo proprio a questo scopo e di macerare una parte dei fiori nel preziosissimo olio di argan che i miei genitori mi hanno portato direttamente dal Marocco. Non so se sia l’olio migliore per l’estrazione dei principi attivi della pianta (sono maggiormente consigliati l’olio d’oliva o di ricino), ma mi sembrava davvero adatto all’unione con questi fiori meravigliosi.
Raccogliete i fiori di calendula in una giornata asciutta, dando il tempo alla rugiada e all’umidità notturna di evaporare. Fateli essiccare in un essiccatore elettrico a 40° fino a completa essiccazione (dalle 10 alle 20 ore, dipende dalla grandezza dei fiori) o su dei graticci in un luogo buio, secco e areato per qualche giorno.
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Conservate i fiori in sacchetti di carta o in barattoli di vetro o cartone. Potete utilizzarli per infusi e tisane, per altre preparazioni erboristiche, per farci un oleolito, che è semplicissimo: riempite per 3/4 un vasetto di vetro con i fiori secchi, poi coprite bene con olio extra-vergine di oliva o con olio di girasole (io lo uso spesso perché più economico, ma l’olio d’oliva è più indicato). Coprite il vasetto dalla luce con un foglio di alluminio ed esponetelo al sole per 15-20 giorni mescolando ogni giorno con un cucchiaio asciutto; i fiori devono essere sempre ben coperti dall’olio, per evitare la formazione di muffa, che comunque utilizzando fiori secchi è ben difficile. Se mettete il vasetto all’esterno ricordatevi di tirarlo dentro la notte. Se volete preparare questo oleolito in inverno invece, basterà mettere il barattolo sopra il termosifone per soddisfare il bisogno di calore del processo. In tutti i casi tenete il coperchio poggiato sul barattolo, non chiuso ermeticamente.
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Passato il tempo di macerazione, filtrate l’olio con un colino a maglia finissima foderato con qualche garza sterile, strizzate bene i fiori per raccogliere fino all’ultima goccia e conservate la vostra boccetta in un luogo buio e fresco.

Un’ultima curiosità sulla calendula, una caratteristica a cui accennavo prima e che a me piace particolarmente: viene chiamata “il barometro del contadino”, perché chiude i suoi petali con un certo anticipo rispetto all’arrivo del brutto tempo. In vigna ho potuto effettivamente verificarlo: quando tutti davano la pioggia per scontata, perché lo diceva il meteo e perché “…quando ci sono le nuvole così su Siena poi arriva pure di qua…”, io andavo a cercare la calendula, e quasi sempre la trovavo sfacciatamente aperta. Ed effettivamente niente pioggia. Le uniche due volte in cui la pioggia ci ha sorpresi, però, non sono riuscita a trovarla. Una sola volta l’ho vista chiusa a un’oretta e mezza da fine turno ed effettivamente mentre andavo via da Castelnuovo iniziava a pioviccicare. Oh, secondo me funziona!

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19 Risposte a La mia compagna di vendemmia

  1. Daria ha detto:

    Che esperienza intensa! Grazie per le immagini della calandula selvatica, che non conoscevo, ne farò tesoro nel caso dovessi incontrarla.

    PS: foto bellissime!

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Grazie a te Daria! La calendula selvatica, a quanto ho letto nei miei libri, è più frequente al centro-sud, ma ormai con questo clima pazzo non si sa mai, magari ha attecchito anche lassù da te :-)

  2. Francesca P. ha detto:

    Sarà il giallo che predomina, sarà il sole che filtra e accende i colori, sarà la sensazione di tepore, ma questo post mi ha scaldato la pelle, come fossi in maglietta a mezze maniche a godermi una natura in piena rinascita… un autunno speciale, per nulla malinconico, con fiori che sorridono, tramonti mozzafiato e cielo perfetto, neanche a dipingerlo così azzurro! Ero taaaanto curiosa della tua vendemmia, di respirare questa esperienza, di vedere i terreni… la sorpresa è stata la calendula, splendida anche appassita! Le foto mostrano e spiegano tutto, insieme alle parole… brava, hai davvero dato anima a questo racconto! :-)

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Francesca cara, grazie! Un po’ c’eri anche tu, in ogni coccinella che si posava sui miei guanti :-)
      Davvero un autunno speciale, sì, da queste parti ha dato il meglio di sé. Ho già fatto un bel pacchettino pieno di quell’azzurro e di quel giallo da portarmi dietro nei più malinconici dei giorni invernali.
      Un bacione!

  3. piccola mela ha detto:

    Aspettavo questo post, lo aspettavo perchè anch’io da tanto spero di far parte di un’avventura come la tua.
    Ci sono tanti particolari che rubano attenzione, tante cose che vorrei domandarti di quei giorni sotto il sole.
    La calendula poi è davvero meravigliosa!Sarà che la conosco bene perchè è una tra le creme che ho sempre usato per me i e i bimbi,ma ti invidio un po’ quel gran bottino che ti sei fatta :)

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Cara, tu chiedi che io rispondo :-)
      E’ stata una bella avventura, e nonostante la fatica la auguro anche a te, magari in quelle tue terre bellissime che hai saputo descrivere sempre così bene nei tuoi post, tanto da farmi sembrare di poter essere lì.
      Quel bottino è decisamente invidiabile, sì, lo ammetto…e pensa che l’ho già fatto fuori tutto! Mi dovrò sbrigare a fare un altro raccolto prima che l’autunno inizi a diventare quello che ci si aspetterebbe che fosse…

  4. Dany Pepeazzurro ha detto:

    Cavoli, un post che mi è entrato dentro. Devo davvero ringraziarti… Grazie del calore, della conoscenza, dei gesti e dei saperi antichi che ci regali.
    Posso chiederti qualche informazione in più riguardo alla linfa di betulla per quanto riguarda le articolazioni? Cos’è di preciso?
    Ho iniziato a soffrire di qualche doloretto quest’anno, che non avevo mai avuto (la vecchiaia? T___T), ma no so da che parte cominciare per curare o prevenire eventuali infiammazioni articolari in modo naturale!
    Un abbraccio di riconoscenza e sorellanza <3

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Ciao Daniela!

      Che belle parole, grazie :-)

      Insomma, vedo che andiamo a braccetto…io alle prese con le prime rughe e tu con i dolorini articolari! Cerco di dirti quello che so: la linfa di betulla si estrae dal tronco dell’albero in primavera: è un liquido ricchissimo di minerali organici e principi attivi molto ben assorbibili, che ha la funzione di andare a nutrire le gemme e dargli tutta la spinta necessaria alla rinascita. Sull’uomo (ma anche sugli animali…io ce l’avevo in casa perché l’avevo data al mio cane!) ha effetti depurativi, elimina l’acido urico e riduce infiammazioni e dolori articolari. Io l’ho presa pura, ma ci sono prodotti che uniscono alla linfa anche altre piante sinergiche, come ad esempio l’equiseto, diuretico e rafforzatore delle ossa. Qui ad esempio ho trovato un prodotto che sembra interessante, ma non conosco l’azienda produttrice: http://www.starbeneshop.net/salute-e-benessere/gambe-e-articolazioni/gambe/artilinfa-linfa-di-betulla.html

      Se vuoi posso anche scansionarti le pagine di un ottimo libro che ho letto di recente in cui ci sono tantissime ricette di tisane e decotti utili contro artriti e dolori articolari, chiaramente utili anche per prevenzione. C’è anche una piccola parte introduttiva molto utile e interessante. Tu batti un colpo e io mando!
      Ricambio in pieno il tuo abbraccio <3

      • Dany Pepeazzurro ha detto:

        Oddio, commoSsioneeeeeeeeeee! Amo questa sorellanza meravigliosa, questo modo stupendo di voler aiutare e sorridere invece che competere a tutti i costi! Non sai quanto sia difficile vivere a Milano, da questo punto di vista.
        Se non è di troppo disturbo, accetto con gratitudine il tuo regalo! Manda pure che io mi metto diligentemente a studiare! <3

        • Claudia_GranoSalis ha detto:

          Ma che disturbo! Già si è aggiunta pure la Balena Volante alla spedizione :-) E’ un piacere per me, spero davvero che quelle informazioni possano esserti utili!

  5. La Balenavolante ha detto:

    Ciao Claudia! Dai che ce la faccio forse questa volta!!
    Mi sono bevuta e gustata i colori intensi di queste foto autunnali come avrei apprezzato un tè caldo fumante in un pomeriggio settembrino.. e in effetti mi hanno avvolto di quel tepore che solo certi pomeriggi settembrini sanno trasmettere. Wow! Ma pensa, avevi riconosciuto la calendulina selvatica che avevo sul terrazzo solo vedendone i petali gialli in un’insalta che avevo pubblicato.. e io ero assolutamente ignara della sua natura selvatica.. in effetti pensavo fosse pallidina e piccina perchè carente di qualche sostanza buahahhaha Invece stava benissimo. Lei. Io invece dovrei fare un corso accelerato!!
    Tra l’altro, leggevo sotto un commento di Dany, sui dolori reumatici… ecco, magari hai qualche suggerimento per una spalla con l’artrite reumatoide? La mia agopunturista oggi mi ha guardata e dopo avermi infilato aghi a tutto spiano che sembravo un istrice spaventata, mi ha consigliato certi esercizi per muoverla… magari sai di qualche pozione magica con le erbe! Devo intervenire!
    Oh, poi basta che sto iniziando a parlare di acciacchi che neanche mia nonna quando guarda Mirabella in tivvù!!
    Un bacione hermana <3

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Lucy cara, bentornata!
      Ebbene sì, quella è calendula selvatica, non calendula menomata :-) Ti sei portata a casa un piccolo tesoro!
      Purtroppo però non è tra le piante che ti sarebbero utili per i tuoi acciacchini, non so se dopo aver scritto il commento sei andata a cercare le puntate di Mirabella in streaming e hai trovato qualcosa. In caso contrario posso scansionare anche per te le pagine dello stesso libro di cui parlavo a Daniela, in cui c’è una sezione specifica proprio per l’artrite reumatoide con qualche formula di tisane e decotti. Che dici?
      Un bacione a te carissima!

  6. Elisa Betta ha detto:

    Nell’attesa di poter fare anch’io quest’esperienza bellissima, mi godo il tuo racconto!! Complimenti per le foto davvero stupende: mi è sembrato quasi di essere stata lì con te, a raccogliere grappoli sotto il sole e a sporcarmi le mani di terra e di succo d’uva..

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Grazie Elisa Betta, sapere di riuscire a far immedesimare qualcuno nel racconto di quest’esperienza mi fa davvero piacere!

  7. MARI ha detto:

    La natura in questo periodo l’anno sa regalare calore con i suoi colori e con la luce bassa del sole che ancora riesce a scaldare corpo e anima. I sapori poi, sono quelli che preferisco: uva, castagne, zucche, i primi cavolfiori, le nocciole, le noci…. c’e’ tutto un mondo meraviglioso da gustare!
    Anche la calendula, come a suo tempo la malva, sono fiori che non conosco bene, gli ho visti sempre essiccati in qualche tisana: quanto mi piacerebbe perdermi in un campo giallo! :-)

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Ciao Mari!
      Come dicevo anche a Daria, al nord la calendula selvatica è più rara…ma non si sa mai che tu non la possa incontrare per caso in qualche viaggetto verso sud! Un grande campo giallo di questa pianta meravigliosa piacerebbe anche a me, finora ho trovato solo piccoli giacimenti, ma mi accontento già così :-)

  8. haru ha detto:

    bellissimo racconto e splendide foto. ma più di tutto, splendida la calendula. questa primavera la mia vicina di casa me ne ha regalata una pianticella (estratta al momento dalla terra con le sue mani) del genere officinalis e giorno dopo giorno ho iniziato ad amare la forma allungata delle sue foglie, la consistenza leggermente vischiosa al tatto, l’odore fresco e pungente che lascia sulle dita, il colore che sfida l’occhio umano nella sua luminosità abbagliante. ovviamente, amo il sapore dei suoi petali, pepato e umido, molto pieno, corposo. quest’estate l’ho portata in montagna, dove si è propagata energicamente: è ancora là e mi manca, ma ogni volta che ci penso, immaginare che continui a stagliarsi gagliarda nell’aria pungente con le sue corolle arancioni mi riempie di entusiasmo. è una creatura davvero potente. grazie per i tuoi appunti magnifici, amo sempre leggerti quando parli di piante (e poi questa sincronia nello scoprirle mi colpisce alquanto).

    P.S. controllerò assolutamente la faccenda della meteoropaticità delle corolle! :)

    • Claudia ha detto:

      Haru, ti aspettavo qui in mezzo a questi fiori gialli e arancioni…ed è un piacere vederti arrivare!
      La calendula per me è stata una scoperta improvvisa, arrivata senza che la cercassi, come se fosse stata lei a trovare me. L’ho trovata vicino a un capanno di attrezzi con quei suoi timidi capolini gialli, così piccoli che anche io, abituata a immagini dell’officinalis, non capivo bene con chi avessi a che fare. Ora che ci conosciamo la trovo spesso sul mio cammino, e la saluto come una vecchia amica.
      Che meraviglia deve essere la tua colonia di montagna! La prossima volta che vai devi assolutamente verificare l’effetto barometro :-)

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