LA tintura madre e la Ballota Nigra

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É passato molto tempo da quando ho fatto la mia prima tintura, con le bacche fresche di rosa canina. Ne è passato un po’ meno da quando vi ho parlato di come farla usando i fiori dell’iperico, raccontando anche dei tanti simbolismi legati a questa splendida pianta (di cui, ve lo prometto, tornerò a parlare).
In entrambi i casi ho fatto diversi errori nella procedura, abbastanza inconsapevolmente nel caso della rosa canina e con più dubbi e sospetti nel caso dell’iperico. É il “problema” di ogni autodidatta, ha spesso bisogno di sbagliare per imparare. Da quei post è passato del tempo, tante persone mi hanno scritto nei commenti e in privato chiedendomi consigli riguardo la preparazione della tintura madre e a tutte loro ho promesso un post chiarificatore, che rimediasse a tutta la confusione scaturita dalle mie prove ed errori. Nel frattempo, come sa chi mi segue da un po’, il mio autodidattismo si è preso pure una pausa e l’anno scorso ho avuto modo di confrontarmi con maestri erboristi esperti e competenti, che hanno sciolto molti dei miei dubbi. E quindi, finalmente, vi spiego per filo e per segno, senza se e senza boh?!, come fare una tintura madre da pianta fresca.
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Prima però parliamo un’attimo della pianta che ho scelto come protagonista. Mea culpa, non avrei dovuto, perchè siamo abbondantemente fuori dal suo tempo balsamico, ma da me credo sia impossibile aspettarsi la perfezione :) L’importante è che io ve lo dica: non rifatelo a casa, rispettate il giusto tempo di raccolta delle piante, solo così potrete godere appieno dei loro benefici. Sono oltre tre mesi che punto le piante di Ballota Nigra vicino casa mia, non chiedetemi come mai io abbia aspettato così tanto per prendermi 15 minuti per andarla a raccogliere perché non saprei rispondervi. Fatto sta che erano ancora in fiore, e molte ancora piuttosto belle: nel punto in cui l’ho raccolta l’erba viene tagliata spesso dagli addetti del comune, quindi è probabilmente per questo che le piante non avevano ancora completato il loro ciclo. Sappiate però che questa erbacea si raccoglie tra maggio e luglio, in certe zone anche fino ad agosto (dalle mie parti non sono riuscita a individuarne esemplari fioriti prima di luglio), di certo non a fine ottobre come ho fatto io.
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Ci tenevo molto a parlarvi di questa pianta così poco conosciuta e ingiustamente trascurata, ma molto diffusa, abbastanza facile da riconoscere e piena di virtù. La Ballota nigra appartiene alla famiglia delle labiate, la stessa di molte aromatiche che conosciamo bene, tipo la menta, la salvia o il rosmarino. Un altro dei suoi nomi scientifici è Ballota foetida, dove il foetida sta chiaramente a indicare ciò che la distingue dalle sue profumatissime parenti appena citate, ossia il suo pessimo odore. Questo la rende una delle piante più adatte per la preparazione di una tintura, semplicemente perché l’infuso è così poco piacevole da bere che è decisamente meglio assumerla in gocce. Altri suoi nomi volgari sono marrubio fetido, marrubio nero, erba puzza, erba cimiciotta. Il nome Ballota sembra derivare dal greco ballote che significa “rifiuto”,”rigetto” (pare la schifino anche gli erbivori), mentre il nigra (nero), fa riferimento al colore che assumono le foglie quando iniziano a seccare.
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É un’erbacea perenne diffusa in tutta Italia, un po’ pelosina, alta tra i 20 e i 60 centimetri, a volte con portamento prostrato. Che puzza l’abbiamo già detto? Mi pare di sì, basta sfregare le foglie tra le dita per riconoscerla e distinguerla dalle altre piante simili, che non sono poche. Una è l’ortica, perché la forma e il colore delle foglie sono davvero molto somiglianti. Rispetto all’ortica però le foglie della Ballota sono più piccole e scure, e soprattutto non sono minimamente urticanti. Al momento della fioritura la loro differenza diventa netta: i fiori della Ballota hanno la forma tipica delle labiate e sono di un bel rosa-lilla, ben diversi dai grappolini insignificanti dell’ortica. Fiori molto simili a quelli di un’altra labiata con cui anche potrebbe essere confusa, ossia il Lamium purpureum o falsa ortica rossa, che pure non profuma di viola. Se guardate bene le foto qui, però, vedrete che la forma della pianta è piuttosto diversa, le foglie del Lamium tendono a rimpicciolirsi andando verso l’alto e soprattutto a tingersi di un colore rosso violaceo.
I fiori della Ballota nigra sono disposti a cerchio intorno allo stelo alle ascelle delle foglie superiori.
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Si potrebbe anche scambiare la Ballota nigra per il Marrubio bianco, che però, oltre ad essere molto più raro, ha foglie di un verde particolare tendente al grigio cenere e fiori completamente bianchi. In ogni caso state tranquilli, nessuna delle specie citate è tossica.
La ballota nigra è una delle piante più attive sul sistema nervoso centrale, su cui svolge un’attività calmante. In particolare, oltre a favorire l’addormentamento, è indicata per chi ha risvegli precoci, per chi insomma si addormenta e poi si sveglia dopo 2-3 ore non riuscendo più a riprendere sonno. In questi casi si prendono dale 50 alle 80 gocce di tintura madre in poca acqua prima di andare a dormire. É utile in questo senso per tutti, ma in modo particolare per le donne in menopausa che soffrono di questa tipologia di disturbi del sonno. Funziona bene anche nel calmare le tachicardie, specie se associate ad ansia e insonnia. Non aiuta molto invece chi ha la pressione troppo bassa, che magari dovrebbe scegliere altre piante sedative con effetti simili. Ha anche proprietà regolatrici dell’equilibrio ormonale e circolatorio femminile, oltre ad essere un buon antispasmodico, soprattutto a livello gastrico. Per tutti questi altri usi la posologia è di 40 gocce tre volte al giorno prima dei pasti.
Ok, non mi dilungo ulteriormente sulla Ballota che c’è ancora molto altro da dire.
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// LA TINTURA MADRE //

Farò le cose fatte per bene, quindi vi dirò anche cose magari già scontate per alcuni e già trattate in post precedenti, ma importanti per avere qui in questa pagina tutto quello che vi serve. Piccola premessa: il termine tintura madre sta ad indicare una macerazione di pianta FRESCA in una soluzione di acqua e alcool a una certa gradazione per un dato periodo. Si lascia il tempo alla pianta di rilasciare le sostanze nella soluzione idroalcolica, che infine viene filtrata ed è pronta per l’utilizzo. Se si utilizza una pianta essiccata il preparato viene definito estratto idroalcolico o tintura F.U. (dove F.U. dta per farmacopea ufficiale) e il procedimento è diverso: ne riparleremo.
Raccogliete la vostra pianta seguendo il suo tempo balsamico (cioé il momento in cui i suoi principi attivi sono al massimo) e le indicazioni per le parti da raccogliere: nel caso della Ballota si utilizza la pianta intera fiorita. Io personalmente ho preferito limitarmi a fiori e foglie più tenere, visto che l’ho raccolta davvero troppo tardi. Raccogliete in luoghi puliti e preferibilmente dopo una giornata di pioggia, cercate di evitare di lavare la pianta dopo la raccolta (non fatelo mai se raccogliete fiori) e non vi preoccupate, lì sopra verserete alcool ad una gradazione piuttosto alta.
Farò i miei calcoli su ciò che ho raccolto, ossia 50 grammi di fiori e foglie di Ballota nigra, che necessitano di una macerazione in una soluzione idroalcolica, chiamata anche “solvente”, a 65° (secondo il Manuale delle preparazioni erboristiche – ed. Tecniche Nuove).

RAPPORTO DROGA/SOLVENTE

Il rapporto droga solvente ci indica quanta soluzione idroalcolica dobbiamo preparare per la quantità di droga (parte medicinale di una pianta) che abbiamo a disposizione. Nella tintura madre questo rapporto è di 1:10, riferito però al peso della pianta essiccata: ecco la prima cosa molto importante da spiegare.
Un rapporto 1:10 vorrebbe dire che per 50 grammi di pianta dovrei usare 500 grammi di solvente. Dobbiamo però fare riferimento al peso della pianta essiccata: viene considerato che una pianta contiene mediamente il 70% di acqua, quindi i miei 50 grammi di Ballota, se li essiccassi, si ridurrebbero a 15 (meglio ancora sarebbe fare un test: se avete voglia di approfondire la questione andatevi a rileggere il post sulla T.M. di iperico). Faremo il rapporto 1:10 basandoci quindi su un peso di 15 grammi: ne risulta che dobbiamo preparare 150 grammi di solvente (anche se da questi 150 grammi dovremo sottrarre qualcosa, ma dopo ci arriviamo). Piccola parentesi: considerando il peso effettivo della pianta fresca, il rapporto in pratica diventa 1:3. Perché nella preparazione ufficiale non viene semplicemente indicato quest’ultimo rapporto e vengono fatti tutti questi giri? Non saprei, probabilmente perché non tutte le piante hanno lo stesso contenuto di acqua, ma il 70% è lo standard normalmente seguito.

La soluzione idroalcolica è composta da acqua (preferibilmente distillata) e alcool alimentare a 95° nella giusta proporzione per ottenere la gradazione desiderata, che varia da pianta a pianta. Qui di seguito vi riporto una tabella delle principali gradazioni alcoliche richieste da ogni pianta, insieme al loro tempo balsamico. É solo un esempio dei materiali che è possibile trovare, cercate sempre di verificare la gradazione ottimale tramite più fonti diverse:

Tratta da "Erboristeria Planetaria", di Ferdinando Alaimo

Tratta da “Erboristeria Planetaria”, di Ferdinando Alaimo

Questa invece è una tabella che indica quanto peso di acqua e di alcool ci vogliono per ottenere 100 grammi di solvente a una certa gradazione.

Tratta da "Erboristeria Planetaria", di Ferdinando Alaimo

Tratta da “Erboristeria Planetaria”, di Ferdinando Alaimo

Come vedete si passa da 60° direttamente a 70°, quindi dobbiamo calcolare, tramite una proporzione, le quantità giuste per una gradazione di 65°. Calcoliamo la quantità di alcool necessaria, poi sottraendola dai 100 grammi dati di solvente dedurremo anche la quantità di acqua.

60:65 = 56,5:X

X = 56,5 x 65 / 60 = 61,2

Quindi per 100 grammi di solvente a 65° ci servono 61,2 grammi di alcool e 38,8 grammi di acqua (100-61,2=38,8).
Noi però abbiamo bisogno di 150 grammi di solvente, che calcoliamo tramite un’altra proporzione, sempre cercando la giusta quantità di alcool e deducendo l’acqua di conseguenza (in questo caso il calcolo potrebbe essere anche più immediato, ma se la quantità che mi serve non fosse una cifra semplice e tonda come 150 grammi ma una tipo 176, la proporzione dovrei usarla per forza):

100:61,2 = 150:X

X = 61,2 x 150 / 100 = 91,8

Quindi per 150 grammi di solvente a 65° ci servono 91,8 grammi di alcool e 58,2 grammi di acqua.

Tutto chiaro fino a qui?

SOTTRAZIONE DELL’ACQUA CONTENUTA NELLA PIANTA DAL SOLVENTE

Nel caso della tintura madre, usando la pianta fresca, dobbiamo tenere conto che all’interno della pianta c’è quel 70% di acqua che dicevamo, che verrà ceduto in fase di macerazione e andrà a diluire ulteriormente la soluzione in cui la stiamo macerando. Per questa ragione è necessario sottrarre questa quantità di acqua dal solvente in fase di preparazione, in modo da mantenere la gradazione desiderata: se non lo facessimo l’acqua contenuta nella pianta l’abbasserebbe notevolmente e l’estrazione sarebbe meno efficace.
Abbiamo visto che i nostri 50 grammi di Ballota nigra si ridurrebbero a 15 se essiccati, perciò contengono 35 grammi di acqua. Bisogna sottrarre quest’acqua dalla quantità necessaria alla preparazione del solvente:

58,2 – 35 = 23,2

Prepareremo quindi il solvente unendo 91,8 grammi di alcool a 23,2 grammi di acqua: in tutto avremo 115 grammi di soluzione idroalcolica.

PREPARAZIONE E MACERAZIONE

Tritate bene le vostre erbe, ma non i fiori. Mettetele in un contenitore di vetro e pestatele per bene con un pestello: più le erbe sono contuse meglio cederanno le loro componenti benefiche al solvente. Inoltre più le pestate più si riducono di volume, che nel caso di una preparazione da pianta fresca è essenziale.
Preparate il solvente e versatelo sulla droga. Mescolate il più a lungo possibile, anche un’oretta, in modo che la soluzione impregni bene ogni parte della pianta. Tappate ermeticamente il contenitore e riponetelo in un luogo buio e fresco. Lasciate macerare per 15 giorni, ricordandovi di mescolare ogni giorno almeno una volta.

FILTRAGGIO E RIPORTO A VOLUME

Passati i 15 giorni procedete al filtraggio, che va fatto mettendo un pezzo di stoffa o un filtro da caffè americano su un imbuto (potete usare anche un torchietto, come vi dico tra poco). Una volta filtrato il liquido, si strizza molto bene il residuo per far uscire quanto più solvente possibile e quello che resta si tiene da parte per il riporto a volume.
Cos’è il riporto a volume e perché si fa? La pianta, anche se il residuo viene strizzato al meglio, assorbe inevitabilmente un certo quantitativo di solvente, che va reintegrato nella preparazione per tornare al volume iniziale. Avevamo usato 115 grammi di solvente, ricordate? Prima di tutto si pesa il liquido filtrato: mettiamo che pesi 85 grammi, ci mancano 30 grammi per raggiungere nuovamente i 115 della quantità iniziale. Abbondiamo arrivando a 35 grammi, perché il liquido andrà versato di nuovo sul residuo macerato della pianta, che ne assorbirà ancora un pochino. Abbiamo detto che per ottenere 100 grammi di soluzione a 65° ci vogliono 61,2 grammi di alcool e 38,8 grammi di acqua; si fa quindi ancora una proporzione per sapere quanto alcool utilizzare:

100 : 61,2 = 35 : X

X = 61,2 × 35 / 100 = 21.4

L’alcool che ci serve è quindi 21,4 grammi. Se da 35 grammi di soluzione che ci manca sottraiamo questa quantità, otterremo i grammi necessari di acqua, ossia 13,6. Facciamo la nuova soluzione, la versiamo sul residuo di pianta precedentemente strizzato e mescoliamo ancora qualche minuto. Filtriamo di nuovo, strizziamo accuratamente il residuo e mescoliamo il nuovo solvente alla tintura. Fatto!
Qualcuno durante i miei corsi mi ha chiesto se è proprio indispensabile fare il riporto a volume: a che serve che il peso iniziale e finale corrispondano? Perchè devo diluire il preparato che ho ottenuto con acqua e alcool ulteriori che non hanno partecipato alla macerazione? Il fatto è che la preparazione standard è questa. Ogni tintura ha una sua posologia giornaliera, utile a seconda di diversi disturbi. Questa posologia chiaramente viene alterata in una tintura che non abbia subito il riporto a volume: magari ne servirà meno rispetto ai preparati standard, ma quanto sia questo meno è difficilmente calcolabile. Col riporto a volume siete sicuri che quelle posologie valgano anche per voi, che il vostro prodotto, per quanto unico e diverso dagli altri (il contenuto di principi attivi in una stessa pianta raccolta in luoghi e/o tempi diversi cambia in base a un sacco di fattori) avrà una certa corrispondenza allo standard.

CONSERVAZIONE

Una tintura madre si conserva molto a lungo, fino a 5 anni. Il modo migliore per preservarla è il più possibile in assenza di aria: meglio quindi fare tante piccole boccette riempite fino all’orlo, da utilizzare nel corso del tempo, da conservare al fresco e al buio (o in boccette scure). Etichettate la preparazione con nome, data e gradazione alcolica.

NOTE VARIE, SUGGERIMENTI, ERRORI FATTI E CHI PIÙ NE HA PIÙ NE METTA

Devo ringraziare Chiara, che ha frequentato con me il corso di erboristeria lo scorso anno e con cui ho scoperto diverse vecchie amicizie comuni (quant’è piccola Roma), per avermi suggerito l’uso del torchietto per la filtratura della tintura madre, utilissimo nel caso di piante erbacee o fiori che succhiano molto solvente, come la stessa ballota o la salvia o anche l’iperico. Nel caso dell’iperico il fatto che avesse assorbito tutto quel liquido mi faceva fortemente dubitare di aver fatto le cose per bene, e mi metteva ancora più confusione sulla questione togliere-l’acqua-contenuta-nella-pianta-dal-solvente-oppure-no? Mi sono detta che se già così il liquido tendeva a scomparire, figurarsi togliendo anche altra acqua! Invece, come ho scoperto, è perfettamente normale che sia così. Il torchietto (una cosa tipo questa che, mi diceva Chiara, è anche molto semplice da fare in casa se sapete saldare) si rivela utilissimo proprio per strizzare il più possibile quelle piante che assorbono tanto liquido. É meno utile, ad esempio, nel caso della rosa canina, oppure di cortecce o radici meno assorbenti, ma se lo avete usatelo anche in quel caso. É utile anche in cucina per strizzare le melanzane quando si fanno sott’olio (mi sarebbe stato utilissimo qui) o per le bacche di mirto se fate il liquore. Per non parlare della filtratura degli oleoliti, una mano santa! Io ancora non ne ho preso uno, ma provvederò presto. Ringrazio Chiara anche per lo scambio d’informazioni durante il corso e per la sua super-disponibilità. Se siete a Roma tenete d’occhio la programmazione di Officine Naturali, il laboratorio erboristico del Forte Prenestino, di cui Chiara fa parte. Qui trovate il loro blog, con la programmazione aggiornata dei bei corsi che organizzano periodicamente.
Altro grosso errore fatto nel caso della tintura di iperico, che mi ha portata alla grande delusione di ritrovarmi con una quantità davvero irrisoria di tintura alla fine della macerazione, è non aver chiuso ermeticamente il contenitore, ma avervi fissato su una garza. Ma Claudia, porca misera, non lo sai che l’alcool evapora?! Col caldo di luglio poi, ne vogliamo parlare?! Vabbè, non so come mi sia venuto in mente di procedere in quel modo, sono certa di averlo letto da qualche parte. Fatto sta che quando un mio insegnante mi ha chiarito questo punto mi sono sentita allo stesso tempo tremendamente rammaricata per la mia idiozia ed estremamente felice ed eccitata per aver scoperto quel banalissimo dettaglio.
Essendo che poi quando ho preparato la mia prima tintura l’ho fatto con le bacche di rosa canina, e per lo più usando bacche fresche in un procedimento pensato per bacche essiccate, mi aspettavo che l’iperico galleggiasse fluidamente in una bella quantità di acqua e alcool, com’era successo con i cinórrodi, e che si mescolasse molto facilmente, invece quella poltiglia umidiccia e scomoda era tutt’altro che fluida: colpa dell’aspettativa data dal mio errore iniziale.

La mia Ballota è ancora in macerazione. Ha colorato il solvente di uno splendido e brillante verde petrolio, come l’iperico l’aveva subito tinto di rosso.

Che dite? Vi sembra tutto più chiaro? Mi dispiace di aver fatto un po’ di confusione con i miei post iniziali. Magari scoprirò cose ancora nuove che arricchiranno ulteriormente l’argomento tintura, ma del procedimento base ora sono piuttosto certa. Ho riflettuto sull’ipotesi di andare a rivedere e correggere i vecchi post, ma sinceramente non mi piace. Pubblicherò solo degli aggiornamenti per avvertire chi legge di fare riferimento a questo articolo per il procedimento giusto. Questo in parte perché quegli errori fanno parte del mio percorso e mi spiace far finta che non ci siano stati, un po’ anche perché i vostri commenti, ormai numerosi fanno riferimento a ciò che ho scritto allora. Non mi ritengo certo un’erborista, ma una grande appassionata di erbe selvatiche officinali e fitoterapia, passione che mi porta a studiare e approfondire il più possibile, giorno dopo giorno. Lungi da me volermi porre come infallibile punto di riferimento in questo ambito, mi piace condividere le mie scoperte e i miei esperimenti, errori compresi :)
Spero che quest’articolo sia utile ai molti che sono già passati e passeranno a leggere i precedenti. Quest’inverno spero di pubblicare anche il procedimento definitivo per l’estratto idroalcolico da pianta essiccata, ho già una certa radice in dispensa che non aspetta altro che un bel bagno in acqua e alcool!

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17 Risposte a LA tintura madre e la Ballota Nigra

  1. Martina ha detto:

    Finalmente posso dare un nome a quella pianta che mi è sempre stata tra i piedi, le dita delle mani e sotto il naso. Ho cercato di darle un nome e un’identità più volte ( perché va bene che la rosa conserverebbe ugualmente il suo profumo anche se non si chiamasse in tal modo … ma qui siamo amanti di schemi e praticità!!!), ma non ne son mai venuta a capo, quanto meno con una certa dose di certezza.
    Che poi, poverina, a dirla tutta non la trovo nemmeno così tanto puzzolente, e il nome da noi si potrebbe confondere con quello delle castagne bollite … e mica sono un rigetto quello no?!
    Comunque grazie streghetta ( anche se con questo post il passo verso la cattedra è sempre più vicino ;) ) mi sei sempre di grande aiuto! E anche se con la tintura madre devo ancora prenderci le misure … in qualche modo vedrò di utilizzarla … intanto già identificarla non è poco! :)
    Un abbraccio e buona settimana

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Non è sempre facile nemmeno per me identificare una pianta. E sulla ballota vai tranquilla, non sei la sola…una mia allieva mi diceva di essersela mangiata per mesi e mesi credendola ortica ;)
      La tolleranza all’odore è individuale, nemmeno a me disturba così tanto, anche se non posso certo dire che mi piaccia…ecco, tintura sì, con l’infuso penso durerei poco!
      Grazie delle tue parole, mi fai sempre arrossire…un abbraccio grande e buona settimana a te!!

      • Isabella ha detto:

        Ciao! Pure io da piccola e non solo ;) ne succhiavo il latte contenuto nei fiori…..

        • Claudia ha detto:

          Sì, capitava anche a me con alcune piante, pur stando in città! Ma in periferia, in un posto dove “era ancora tutta campagna”, più o meno. Per quest’utilizzo è ancora più conosciuto il Lamium purpureum, che è molto simile e si trova in primavera anziché in estate.

    • Domenico ha detto:

      tu mi sembri la martina che se ne va in giro per il mondo e che ho beccato su bewelcome :-D come è piccolo il mondo ahah sembri proprio tu, confermi?

  2. Ma che bel post approfondito!
    Tante utilissime informazioni, grazie!
    Anche io ho sempre visto dalle mie parti questa pianta senza sapere il suo nome e le sue proprietà!
    Molto utile anche la tabella dei tempi di raccolta…
    Ciao, buon week end
    Serena

  3. sabrina ha detto:

    Ciao Claudia volevo farti i complimenti per il esauriente articolo, volevo chiederti il tempo balsamico per raccogliere le radici di ortica e la relativa gradazione alcolica per ottenere la tintura madre!!! Ti ringrazio e ti auguro una splendida giornata!!!

    • Claudia_GranoSalis ha detto:

      Ciao Sabrina, grazie a te!
      Per la radice di ortica il tempo balsamico è l’autunno inoltrato, direi novembre, per la gradazione non riesco a trovare informazioni precise, ma credo sui 55°.
      Buona giornata!

  4. Laura ElleBi ha detto:

    Ciao, sono arrivata a questo tuo articolo leggendo il post sulla rosa canina, devo dire tutto molto interessante e con tantissime informazioni utili.
    Anch’io amo la fotografia.
    grazie per il tuo lavoro!

  5. fabiana ha detto:

    ciao Claudia scusa sto torturando!! Ma ho da poco scoperto questo blog e ogni post che pubblichi è stupendo. Ho letto più volte questo post ma purtroppo ho un paio di dubbi…non capisco dove saltano fuori quei 15g di droga secca quando consideri 50g di pianta di partenza e un 70%. Perchè rimangono 15g? poi si usa il rapporto 1:10 invece di quello 1:3? l’ultima forse non lo dovrei commentare qui cmq ho letto il post sull’ elicriso (stupendo)sai darmi indicazioni sulla posologia di utilizzo della tintura madre contro le dermatiti? Più in generale quante gocce di tintura madre si possono prendere??? grazieee scusa x le mille domande

    • Claudia ha detto:

      Ciao Fabiana, non preoccuparti, i commenti servono anche a questo! E magari i tuoi dubbi sono gli stessi di altri che verranno dopo e avranno più chiarezza leggendo la discussione, quindi ben venga :)
      Ti spiego: quel 70% è il contenuto di acqua che in media hanno tutte le piante fresche. In pratica, se tu andassi ad essiccare quei 50 grammi di ballota fresca, si ridurrebbero a 15 grammi, perché perderebbero quei 35 grammi di acqua (che sono il 70% del peso totale, appunto). Questo dato ti è utile nei passi successivi, quando dovrai preparare il solvente da versare sulla pianta, perché quei 35 grammi di acqua (o un altro peso in proporzione rispetto a quanta pianta stai trattando) li dovrai eliminare dalla soluzione.
      Il rapporto droga solvente, in pratica, è di 1:3, riferito al peso della pianta fresca. Il rapporto 1:10 è riferito al peso della stessa pianta se la essiccassimo. Come ho spiegato nel paragrafo, è un dato che crea un po’ di confusione, ma viene inserito perché, se volessimo procedere empiricamente, dovremmo considerare che il contenuto di acqua delle piante è IN MEDIA il 70%, ma potrebbe anche essere diverso. Quindi quel rapporto 1:10 riferito al peso secco serve in caso verificassimo che il contenuto di acqua della pianta è più basso o più alto. Insomma, tu dimenticatelo e fai direttamente 1:3 sul peso fresco, è più semplice ;)

      Sull’elicriso: sì, quando puoi meglio chiedere direttamente nel post dedicato, comunque la posologia standard è 30 gocce in poca acqua 3 volte al giorno, lontano dai pasti. Se riesci anche a fare un oleolito e usarlo localmente sulla parte da trattare ancora meglio!

  6. fabiana ha detto:

    grazieeeee mille Claudia super gentile!!!!! : )

  7. Domenico ha detto:

    Oggi mi sono accorto che sono passati i 15 giorni piu’ altri 3 dai tempi che ci indicavi tu per il filtraggio, ho fatto danni? ma il riporto a volume è cosi’ indispensabile? mi scoccia un po’ farlo perchè devi rifare i calcoli.
    Posso strizzare la pianta con dei guanti in lattice stringendola tra le mani o meglio usare sempre qualche strumento sterilizzato?
    Spero vedrai questa domanda quando prima perchè mi sto accingendo a farlo :-) grazie mille di tutto

  8. Domenico ha detto:

    PS: la garza deve essere sterile per il filtraggio? Mi sta venendo il dubbio che se uso dei teli anche se puliti e lavati magari hanno dei residui di detersivo dentro..

    • Claudia ha detto:

      Ciao Domenico, ti rispondo qui al volo a tutti i commenti scritti ultimamente, anche se, come ti ho scritto anche via mail, leggendo bene gli articoli trovi già tutto quello che ti serve, e, in caso volessi approfondire di più, meglio tu segua un corso.
      Per la procedura (come ti ho già scritto), per qualsiasi pianta fresca, segui questo articolo. In quello sull’iperico c’era un piccolo errore, non ho tolto un parte di acqua dal solvente. Se hai seguito quella procedura poco male, meglio una soluzione più diluita che una troppo concentrata.
      Il riporto a volume è sempre necessario.
      Se lasci macerare qualche giorno in più fa niente.
      Non preoccuparti della sterilità, stai usando una bella gradazione alcolica che non lascia proliferare batteri o muffe, basta seguire le normali norme d’igiene.

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