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Ravioli verdi con ortica e patate


Esco per andare a raccogliere un po’ di ortica. Fa più fresco, dopo la caduta di 10 gradi nelle temperature dei giorni passati; se non fossero già quasi le 11, col sole alto a scaldare l’aria, non sarebbe così piacevole stare fuori. Le rondini sfrecciano una manciata di centrimetri sopra l’asfalto, mi passano a pochi palmi dal viso e perlustrano il campo di grano in cerca di insetti. Mi mettono allegria, con quelle loro corse spericolate e il loro cinguettio, sembrano condensare nel loro volo l’esperienza e la precisione di un adulto e l’esuberanza senza pensieri di un adolescente.
Più in alto un falco viene disturbato da due cornacchie, che continuano a dargli addosso a turno. Mentre una delle due continua spingendolo verso il fiume, l’altra torna verso il bosco, per posarsi sulla cima di un albero. Forse i falchi predano i pulcini delle cornacchie, mi dico, dev’essere per questo che hanno il coraggio di attaccarli.

Sciolgo Urano e ci infiliamo nel campo dal bordo della strada. Oggi che ho con me le forbici approfitto per potare un pochino quel prugnolo che ostacola l’accesso, è da quest’inverno che ci penso e continuavo a scordarmi di farlo.
Costeggiamo il campo di Senatore Cappelli e ci infiliamo nel pascolo confinante. Le pecore stavolta non sono tornate a fine inverno, sono rimaste sulle colline una decina di chilometri più a nord. Forse quest’anno il campo servirà solo per produrre fieno per l’inverno, e non potrei esserne più contenta, posso continuare a tornarci liberamente. Ora però l’erba è altissima, così alta che non riesco più a vedere dove Urano si è fermato per aspettare il lancio del suo bastone; scompare completamente, devo chiamarlo e farlo muovere per rendermi conto di dove sia finito. Solo in cima all’argine del fiume è più bassa e si riesce ancora a camminare.

Vengo qui quasi tutti i giorni e ancora ho modo di stupirmi. Appena ieri ho scoperto una piccola pianta di valerianella, non ero mai riuscita a trovarla da nessuna parte prima, resto strabiliata nel vedermela davanti. Sono ancora più sorpresa di essere riuscita a notarla, proprio in quella giornata in cui mi sono svegliata rintronata come se mi avessero riempita di sberle durante la notte, con quei suoi piccolissimi fiori azzurri in mezzo a tanto altro verde. Anna, una signora sull’ottantina che abita a fianco alla bottega dove lavoro in centro a Siena, me ne parlava tempo fa, mi diceva di quanto avesse voglia di coglierne, mi diceva “non me riesce più di trovà ‘l ceciarello, mi garbava così tanto!”. Eccolo qua finalmente, il ceciarello, così lo chiamano da queste parti; ma è vero, non se ne trova più così tanto. Qualche giorno dopo però, durante la seconda passeggiata erboristica che ho guidato sui calanchi intorno a Chiusure, eccolo anche lì, nascosto tra delle giovani canne: ora che l’ho scovato la prima volta e l’occhio ne ha imparato i lineamenti, lo ritrovo ovunque, è sempre così che funziona. Sempre però in solitudine, certo non abbastanza nemmeno per una minuscola insalata.

Arrivo ai primi cespugli di ortica e inizio a raccogliere. È piacevole, c’è il sole e un leggero venticello. Mi si stringe il cuore, però, nel vedere la povera ortica in quelle condizioni: non piove quest’anno, non piove davvero da mesi, la terra è spaccata e arida e le piante sono messe a dura prova. Nonostante la giornata così fresca, ha le foglie tutte chiuse su sè stesse, nello sforzo di trattenere al massimo l’evaporazione dell’acqua dalle pagine superiori. Lei, che è una vera guerriera, persino lei viene piegata da una stagione così avida di precipitazioni. Forse pioverà, nel momento in cui pubblicherò queste parole, ma troppo e tutto insieme; la terra non sarà pronta a ricevere tutta quell’acqua, tutta quella che sarebbe dovuta cadere in un mese intero.
Faccio pipì poco lontano, lasciando cadere anche qualche goccia del mio sangue mestruale. Terra, la Grande Madre, la chiama ancora qualcuno, e sangue, quel segno che in una donna indica la possibilità di generare la vita. Ho appreso di recente che il sangue è uno dei migliori fertilizzanti per la terra; conosco una donna che raccoglie le proprie perdite mensili e le restituisce al suo orto, come in un ciclo che nutre continuamente sé stesso, mischiando la vita e la morte. L’ortica è da sempre associata nelle dottrine alchemiche a Marte, pianeta battagliero, legato all’impetuosa rinascita primaverile, all’elemento fuoco e al sangue, che l’ortica stessa contribuisce ad arricchire. E anche lei, sotto forma di macerato, è capace di nutrire generosamente la terra. Tutto appare perfettamente collegato.

Una vera guerriera l’ortica, sì, come tante altre piante e animali, ma consapevole, pur senza una mente che possa riconoscere sé stessa, di essere parte di un’equilibrio perfetto, e pronta a cedere il passo, non appena si rendesse necessario. Molto diversa da noi umani, che sembriamo aver dimenticato il nostro posto, e da alcuni in particolare, capaci di tenerci tutti sotto scacco rendendoci inermi spettatori di un confronto pericoloso tra stupidi gorilla, che si battono sul petto per far sentire all’altro, fino a grande distanza, quanto siano forti e virili. I veri gorilla, quelli degni di rispetto, sanno qual’è il limite, conoscono quell’equilibrio che conosce anche l’ortica. Mentre vengo attraversata da questi pensieri, mentre osservo l’ortica che si sforza di sopravvivere in condizioni avverse, ostaggio di una natura che le è madre e carnefice allo stesso tempo, mi scopro fragile, nell’apparente tranquillità della mia vita.

Torno a casa e mescolo l’ortica alla semola di grano per tirarne fuori dei ravioli, da riempire con l’ortica stessa e le patate. Nonostante il clima non stia facilitando la sua crescita rigogliosa, siamo comunque nel mese balsamico di questa pianta così generosa e abbondante, così benefica e ricca di virtù da farsi perdonare ogni piccola o grande aggressione alla nostra pelle, come quella che mi sono provocata raccogliendola, lasciando una parte del braccio inavvertitamente scoperta. Ho sentito di recente in un documentario dedicato interamente a lei che esistono, in lontani paesi tropicali, delle urticacee enormi, dei grandi alberi, che se ci si lascia pungere, come raccontava una botanica che le conosceva bene, provocano dolori più forti di quelli del parto. Direi che possiamo tollerare senza lamentarci troppo le piccole irritazioni cutanee della nostra ortica erbacea!
Ho usato una quantità vergognosa di noce moscata per aromatizzare il ripieno e ho condito i ravioli con del semplice olio extra-vergine d’oliva in cui ho lasciato appena riscaldare un po’ di salvia fresca. Per concludere, ho aggiunto qualche goccia a crudo di un altro degli oli monocultivar di Félsina, di cui vi ho già parlato poco tempo fa: il Raggiolo, stavolta, quello dal sapore più deciso, per rendere omaggio alla forza gentile dell’ortica. A Félsina, se vorrete, ci vedremo il 14 maggio, alle 15.00, per una passeggiata erboristica intorno alla Fattoria, dove abbondano le erbe commestibili e officinali, seguita da una visita alla cantina, una degustazione con spuntini a base di erbe abbinati agli oli monocultivar e un aperitivo con lo spumante prodotto dall’azienda. Il posto è splendido e il costo abbordabile, spero di incontrarvi lì! I dettagli li trovate, come sempre, nella pagina Corsi ed Eventi, insieme ai prossimi appuntamenti di maggio, che comunicherò anche in newsletter nei giorni a venire. È appena stato pubblicato anche l’evento su facebook, lo trovate qui, insieme ai contatti per prenotare.
Questi ravioli li ho fatti due volte: la prima non è andata benissimo, ho voluto provare a impastarli usando quasi unicamente farina di grano duro, un mix di grani antichi preso durante la mia recente visita a Floriddia, aggiungendo poca semola e usando il mattarello tagliaravioli, quello che vi ho fatto vedere qui. Ecco, la consistenza non era proprio quella giusta, gran parte dell’impasto si è rovinosamente attaccato al mattarello; sono riuscita a fare pochi ravioli e ho cotto il resto a formare una specie di pappa all’ortica, che in ogni caso tanto male non era. Meglio usare la semola da sola e comporre i ravioli in un altro modo: la ricetta la trovate qui sotto, noi ci rivediamo presto!read more

Borsa di Pastore: raccolta ed essiccazione


Eh, lo so, avrei dovuto parlarvi prima di questa pianta, non ora che il suo tempo balsamico è agli sgoccioli. Ma non è mica detto che sia così, dipende un po’ da dove mi state leggendo: certo in Sicilia la raccolta è bella che andata, ma al nord potrebbe essere ancora un buon momento, come anche nei luoghi più alti, verso la montagna. Il tempo balsamico della Borsa di Pastore è segnalato da alcuni a marzo e di nuovo a ottobre, da altri (in particolare Sarandrea e Culicelli nel loro utilissimo testo Dall’abete allo zafferano) ad aprile-maggio. Che sarebbe adesso, insomma.read more

Crostini alle erbe e ceci con fiori di rosmarino e olio e.v.d’oliva Moraiolo


Mi è capitato nelle ultime settimane di venire in contatto con aziende vinicole della mia zona che conoscevo per via traverse, ma di cui davo per scontati i metodi di produzione, non trovando alcun riferimento al biologico nelle etichette e magari sapendole vicine ad altre incontrate più da vicino, in vendemmia, di cui conoscevo bene il generoso utilizzo di diserbanti e pesticidi nei vigneti. Sono capitata a Dievole, per esempio, luogo magico, incredibilmente bello, dove in passato ero già stata per pranzo o per un aperitivo.read more

Risotto con luppolo selvatico e topinambur


Càpita, alle volte, che da un sopralluogo per un corso esca fuori anche un ottimo pranzo selvatico. Esattamente quello che mi è successo mercoledì mattina lungo il percorso sul fiume Elsa che stavo perlustrando per il secondo incontro al Cipollino Felice; c’era una vera profusione di piante, tutte arzille e pimpanti per la primavera appena arrivata: chi esponeva i suoi grossi fiori rosa, come il Lamium purpureum, chi diffondeva nell’aria la fragranza delle proprie foglie, come la bella Glechoma hederacea, che non mi capita spesso di incontrare, chi poi si arrampicava su ogni supporto possibile in maniera caotica ed esuberante quanto aggraziata, un vero piacere per la vista. read more

Benvenuta primavera! Erbazzone selvatico e qualche novità


Mentre le querce sono ancora impegnate a lasciar andare le ultime foglie secche, le gemme sugli arbusti del prugnolo faticano a contenere l’esplosiva vitalità dei fiori, che premono forte per aprirsi alla luce e accogliere i primi impollinatori. Una gran parte delle piante, già abbondantemente fiorite, sono ormai diventate grandi nuvole bianche profumate di miele, ricche di vita e ronzii tutt’intorno.

La primavera è tornata, che la rinascita abbia inizio!read more

Insalata di cavoli con fiori e foglie di primula e alliaria


Febbraio è passato, in un battito di ciglia per quanto mi riguarda. La primavera è già nell’aria da almeno due settimane, nonostante l’inverno freddo che si era prospettato a gennaio. Ho una voglia di luce pazzesca, non vedo l’ora che invada definitivamente ogni angolo di terra.
Me lo sto godendo relativamente poco, questo calore anticipato, mi tocca starmene un bel po’ di tempo rinchiusa in casa a battere sulla tastiera, da quando mi sveglio fino a che il sole è già tramontato da un po’. Ma grazie a Urano, una o due volte al giorno infilo le scarpe da trekking ai piedi, per mettere insieme il naso fuori di casa. read more

Piadina con avocado, cavolo rosso e fagioli neri


Insieme al carico di arance che vi dicevo la scorsa settimana, sono arrivati anche dei buonissimi avocado varietà hass e fuerte, direttamente da quella splendida e fertile terra ai piedi dell’Etna. Ne sono arrivati meno di quanti speravo: le gelate di gennaio devono aver dato una bella batosta ai frutti in via di maturazione e, come è capitato anche a diversi produttori di arance, una buona parte del raccolto deve averne risentito. Pochi ma buoni! Li aspettavo da un po’, avevo voglia di replicare la farcitura di una piadina che avevo mangiato qualche anno fa al Forte Prenestino. Ecco, proprio replicare è difficile, perché non mi ricordo assolutamente la miriade di ingredienti che c’erano dentro. Due però mi sono rimasti ben impressi nella testa: l’avocado e i fagioli neri, che insieme, avvolti nell’impasto morbido della piadina, stanno davvero divinamente.read more

Insalata di arance e finocchi con borsa di pastore


Il rapporto con i miei vicini siciliani è fatto di buste appese al cancello del giardino e piatti scambiati sulla porta di casa. È iniziato con cucuzze e zucchine appese d’estate, ricambiate con torte dolci alle zucchine; è proseguito con panzerotti fritti fumanti, tradizione pugliese per il giorno dell’Immacolata (che io ho adottato subito senza pensarci due volte, e chi se la lascia scappare!), ricambiati con arancini per Santa Lucia, grossi come palle da baseball. Prima della fine dell’anno, è andato avanti ancora con buste di melograni, gli ultimi della stagione, e succose, profumatissime arance.read more

Piante innovative e la raccolta della canapa

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Ho conosciuto Sofia qualche anno fa, in occasione di un corso di distillazione di oli essenziali sull’appennino romagnolo. Era una due giorni in un’azienda agricola incredibilmente bella, quella di Massimo Corbara, esperto in quest’arte magica e affascinante della distillazione di piante officinali e studioso ormai da anni di spagiria. Io ero lì da semplice curiosa, piena di voglia di sperimentare un nuovo metodo di estrazione dei principi attivi dalle piante, ma senza alcun progetto preciso e “senza terra”, quindi senza grandi quantità di materia vegetale a disposizione per mettere in pratica quello che avrei imparato. read more

Un’insalata estiva profumata di Grecia

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È malinconica, la fine dell’estate. Soprattutto in questi giorni, in cui praticamente ogni regione d’Italia ha sperimentato un forte e umido anticipo dell’autunno che sta arrivando. Eppure, io mi sento particolarmente allegra ed energica. È malinconica la fine dell’estate, sì, ma è anche tanto generosa. Il sole dopo le piogge sembra più intenso che mai, e la natura esplode nell’ultimo tripudio di vita prima del suo ciclico sonno, regalando a piene mani tutta la sua abbondanza. read more