Borsa di Pastore: raccolta ed essiccazione


Eh, lo so, avrei dovuto parlarvi prima di questa pianta, non ora che il suo tempo balsamico è agli sgoccioli. Ma non è mica detto che sia così, dipende un po’ da dove mi state leggendo: certo in Sicilia la raccolta è bella che andata, ma al nord potrebbe essere ancora un buon momento, come anche nei luoghi più alti, verso la montagna. Il tempo balsamico della Borsa di Pastore è segnalato da alcuni a marzo e di nuovo a ottobre, da altri (in particolare Sarandrea e Culicelli nel loro utilissimo testo Dall’abete allo zafferano) ad aprile-maggio. Che sarebbe adesso, insomma.

Ognuno dovrebbe vederlo da sé, in realtà, a seconda della propria zona climatica e della stagione in corso. Quest’anno qui nelle crete senesi piove poco (troppo, troppo poco) e fa molto caldo, e le piante di borsa di pastore che vedo intorno a me sono per lo più già a fine fioritura, anche se non tutte. Io personalmente ho raccolto verso metà marzo, lo stesso giorno in cui poi ho fatto l’erbazzone. In quel caso c’erano piante ancora non fiorite, di cui ho usato le foglie per la ricetta, ed altre già belle alte, che crescevano in un punto più assolato, che mi sono sembrate ben pronte invece da raccogliere per essere essiccate. Non ho fatto un raccolto eccessivo, in generale non è che abbia troppo bisogno, personalmente, di questa pianta. Era più una delle tante sperimentazioni, che potrà magari essere utile ad altri, conoscenti o amici, ma soprattutto amiche. Al perché soprattutto amiche ci arriviamo fra un po’, andiamo con ordine :)

Capsella bursa-pastoris è il nome botanico di questa pianticella così simpatica, che tutti, bene o male, conosciamo per lo meno di vista: si fa notare in modo particolare in mezzo a tante altre, soprattutto dai bambini, per quelle sue capsuline di semi a forma di piccoli cuori, che percorrono lo stelo al momento della fioritura. Chi le ha dato il nome ci ha visto piuttosto delle sacche, simili a quelle che i pastori portavano con sé durante la giornata al pascolo. Ci avrà visto di certo anche i cuori prima ancora delle sacche, non ho dubbi, ma era forse un’associazione troppo frivola e femminile in un’ambito scientifico all’epoca, e forse anche oggi, ancora così maschile.
Il nome del genere Capsella vuol dire piccola tasca. Fa parte della grande e generosa famiglia delle Crucifere (oggi vengono chiamate Brassicacee), che soprattutto a inizio primavera, nei prati selvatici, regala tante piante utili. Cresce dal livello del mare fino ai 1500 metri, e fiorisce potenzialmente tutto l’anno, è possibile trovarla in tanti momenti diversi. Il tempo balsamico però, come dicevamo, è in primavera, tra metà marzo e l’inizio di maggio, anche se torna poi abbastanza rigogliosa anche all’inizio dell’autunno, altro buon momento per approfittarne.

La borsa di pastore conosce un uso popolare molto antico (in particolar modo a livello alimentare: ne sono stati trovati semi in insediamenti neolitici risalenti addirittura al 6000 a.C.) e ancora oggi viene utilizzata per curare un certo numero di disturbi, soprattutto in infuso e in tintura madre. Se prima ho detto che potrebbe essere utile soprattutto alle donne è perché è particolarmente efficace come regolarizzatore mestruale: agisce in particolare su flussi troppo abbondanti, che tende a ridurre, ma anche come coadiuvante nel trattamento del dolore e nel rendere il ciclo più regolare. Funzione molto bene da sola, ma anche in associazione all’artemisia, di cui prima o poi parleremo meglio; usandole in parti uguali in un infuso o in un decotto agiscono sinergicamente, riducendo o aumentando il flusso a seconda delle necessità e rendendone più regolare la periodicità.
La borsa di pastore è utile anche per abbassare la pressione sanguigna, soprattutto nelle donne in menopausa, soggette a sbalzi pressori, ed ha in generale azione tonica sull’utero. Decisamente una pianta femminile, insomma.

È in generale un buon emostatico, pure per voi maschietti, utile anche sottoforma di succo o pianta fresca contusa per arrestare il sangue nelle ferite e per uso interno in caso di sangue nelle urine, di emorragie post-parto, di epistassi (sangue dal naso), come anche di varici ed emorroidi.

Al di là dell’uso medicinale, ve ne ho parlato spesso qui su GranoSalis perché è tra le mie erbette preferite da usare in cucina; quest’anno in particolare ne ho raccolto un bel po’, per prepararci cose tipo questa o questa. La cosa bella della borsa di pastore è che si lascia trovare spesso anche in inverno, quando altre spontanee ancora scarseggiano. Alle volte si presenta rossiccia, in reazione alle gelate mattutine, per poi arrivare nella sua forma più smagliante già da inizio-metà febbraio e fino ad aprile. Ancora adesso, nonostante sia per lo più abbondantemente fiorita, trovo qualche rosetta tenera e folta, ottima da mangiare.
Le foglie tenere sono molto buone crude in insalata, hanno un gusto piacevole e piccantino, quelle più grandi e un po’ pelose sono invece ottime da cuocere, per usarle poi in ripieni o misti di verdure, coltivate o selvatiche, cotte e saltate in padella.
Potete mangiarvi pure fiori e capsuline, usandoli in insalata o come decorazione commestibile.

Come riconoscerla? Quand’è fiorita è piuttosto semplice, dubito ci sia qualcuno che non ha mai notato i suoi steli alti e pieni di cuoricini verde-rossiccio. Il problema è riconoscerne le foglie prima dello sviluppo dello stelo, nel momento in cui sono più buone da mangiare. Si confondono facilmente, ad esempio, con quelle del papavero, che ho usato nei crostini della settimana scorsa,o con quelle di diversi tipi di cosiddette cicoriette o radicchielle di campo. C’è addirittura una specie di Crepis, quelle piantine a fiori gialli che vengono molto spesso confuse con il tarassaco, che è stata denominata Crepis bursifolia proprio per la somiglianza delle foglie con quelle della nostra protagonista. Come al solito, il segreto per imparare a distinguerla sta nella pratica, nell’osservazione, nel tempo, quello che serve per apprendere pian piano a riconoscere sempre più piante diverse, in modo che le loro differenze, prima apparentemente impossibili da cogliere, diventino sempre più evidenti ai nostri occhi. In ogni caso vi tranquillizzo dicendovi che non ci sono piante tossiche con cui è possibile confonderla, quindi al limite vi ritroverete a mangiare un’erbetta più amara del previsto. Vi avverto anche che la forma delle foglie è leggermente variabile, hanno sempre margini profondamente dentati, ma le dentature possono essere molto sottili oppure più spesse, come nelle foglie che ho fotografato io. Vale il solito consiglio, che vi ho dato anche nella mia piccola guida alla raccolta delle erbe: seguite una pianta in tutto il suo ciclo vitale, per osservarne i cambiamenti e la variabilità.

A livello medicinale non si corrono grandi rischi di sbagliare nella raccolta, perché si utilizza la parte aerea della pianta, cioè la parte che fuoriesce dal terreno, in fiore. Un occhio un po’ disattento potrebbe confonderla con l’erba storna (Thlaspi arvense), che però, come vedete nelle foto qui, sviluppa capsule piuttosto diverse. Anche lei, comunque, ha proprietà terapeutiche ed è commestibile.
Nel mio caso la parte molto vicina al terreno era un po’ rovinata, ho raccolto le cime fiorite con qualche fogliolina ad abbracciare lo stelo. Non è una pianta particolarmente ricca di acqua, in questa fase, quindi l’essiccazione è piuttosto semplice: potete raccoglierla a mazzetti radi e lasciarla seccare a testa in giù in un luogo buio e secco. Io ho usato il mio essiccatore elettrico, impostando la temperatura a 40° e tenendola dentro una decina di ore. Una volta secca, tagliuzzate gli steli riducendoli a un taglio tisana e conservateli in vasi di vetro o sacchetti di carta, al riparo da luce e umidità.

Nonostante il suo aspetto bonario e allegro, potremmo trovarci di fronte ad una specie carnivora, lo scopro in questo momento pure io, mentre faccio ricerche per scrivere questo post. Insomma, pare che i semi, quando si inumidiscono, emettano una sostanza vischiosa in grado di intrappolare piccoli insetti. È stato pure dimostrato che la pianta è capace di produrre enzimi digestivi, come anche di assorbire la sostanza organica intrappolata “accidentalmente”. Insomma, di indizi ce ne sono parecchi, ma gli studi sono ancora in corso. Hai capito i cuoricini…

Vi dò appuntamento al prossimo post, oppure all’aperto, su sentieri ricchi di erbette, se avrete voglia di venire ad osservarle con me. Il 23 e il 25 aprile alle 10 sarò a Chiusure (SI) per due passeggiate in occasione della Festa del Carciofo, che già di per sé vale una lunga visita (a stomaco vuoto dal giorno prima, mi raccomando). Poi continuano i corsi in Mediateca ad Asciano (SI) e al Cipollino Felice di Colle Val d’Elsa (SI), rispettivamente il 22 aprile e il 7 maggio. Se volete inserirvi per i prossimi incontri prenotatevi, tutti i dettagli delle mie attività passate e future li trovate, come sempre, nella pagina Corsi ed Eventi.

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6 Risposte a Borsa di Pastore: raccolta ed essiccazione

  1. Maria ha detto:

    È un piacere leggerti

  2. Marta ha detto:

    Questa erbetta mi ricorda qualcosa…;-)
    Ti abbraccio forte cara amica mia!

  3. Francesca ha detto:

    Vengo a farti un saluto, ti immagino tra erbe, bozze e impegni, con un sole un po’ ballerino ma una primavera tenace che combatte… :-) Nelle piccole tasche (bel nome!) si mettono anche i semi di piante che ancora devono germogliare…

    • Claudia ha detto:

      E io ti accolgo sempre volentieri! Sto un po’ come ti immagini, in effetti, tante passeggiate, tanti incontri, umani e vegetali, tante cose da fare…sempre bella la primavera, ma quest’anno gli manca tanto la pioggia, qui in campagna si percepisce tanto. L’aspetto, ne hanno bisogno anche i nuovi semi che dalle piccole tasche finiranno nella terra :)

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