L’eleganza del tiglio

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Me ne sono stata per i fatti miei in questi giorni e ho trascurato un po’ il blog…non per questioni lavorative o impegni vari, stavolta, ma per passare qualche giorno nella mia vecchia Roma, che erano più o meno 6 mesi che non mi facevo vedere, fatta eccezione per una toccata e fuga a febbraio in occasione di una gara di ravioli (questi qui) in famiglia. Giusto il tempo di prendere un pullman, vincere la sfida e tornare a casa bella tronfia, eheheheh. …… No, vabbé, non è vero. Ho perso rovinosamente, i ravioli di mia nuora hanno conquistato tutti. E a me le gare mettono agitazione, ecco. E poi lei era favorita, si era sposata con mio fratello da pochi mesi e bisognava farla integrare come si deve, era tutto calcolato (no, cavolo, è che la mia sfoglia era troppo spessa! E mi sono lasciata prendere la mano da quella cannella speciale che avevo portato, maledizione!). Però proprio ultima ultima non sono arrivata eh, che si sappia!

Me la sono goduta un bel po’, la mia Roma. Pur essendo felicissima di stare in campagna, ogni tanto un po’ di caos metropolitano mi ci vuole, che Siena decisamente non mi basta. La prima vecchia amica che passo a salutare, dopo un bacio ai miei, è la mia bici, che mi aspetta sempre fedele in cantina, con le ruote sgonfie, la catena da ingrassare e tanta polvere sul manubrio, ma sempre lì pronta a caricarmi in sella e a portarmi dove voglio. Il clima ancora fresco dei primi giorni che ho passato lì mi ha regalato delle pedalate davvero goduriose, verso Porta Maggiore e lungo la Prenestina, fino da Zazie, tra La Sapienza e il Policlinico fino a San Lorenzo, lungo Via Po e Via di Villa Ada, attraverso Villa Borghese e a Piazza del Popolo, Via del Corso e Torre Argentina, e poi tornare passando dai Fori Imperiali e su per Via Cavour, il Rione Monti e via Nazionale. Per le strade odore di aglio soffritto, di pizza bianca, di smog e di pesche mature.
E poi le mie amiche storiche, Sutri, il monte Venere e il lago di Vico, la Fattoria Roncaglia, con gli asini, le galline e le buonissime nocciole (un po’ di verde, comunque, non me lo faccio mancare mai). L’Ex-Snia Viscosa, Collepardo, i Monti Ernici e il maestro Sarandrea, il temporale e la Casa delle Donne di via Lucio Sestio. Il mercato di Via Montebello, i fioroni, introvabili in Toscana, e le prime albicocche. E un pomodoro nato spontaneo nell’asfalto su un marciapiede di Via Gaeta, fuori dal ristorante Africa, che qualcuno ha voluto estirpare prima che riuscissi a fotografarlo.

Tornata a casa ho trovato un clima completamente diverso rispetto a quando ero partita. Il solstizio d’estate pare aver voluto mettere fine all’improvvisso a questa primavera troppo autunnale, e l’ha voluto fare con tutta la violenza di cui è capace, spandendo nell’aria un calore soffocante, inaspettato. Sono tornata subito a percorrere le mie strade di campagna, tra l’odore dolce delle ginestre e quello intenso della paglia delle prime precoci mietiture. All’ingresso della mia città adottiva, a Porta Pispini, ancora un debole ma soave odore ad accogliermi, quello dei grandi tigli ormai già sfioriti.

Niente raccolti di San Giovanni per me quest’anno: niente iperico, o almeno non ancora, niente noci verdi per il nocino; appena rientrata ho subito dovuto ricominciare a lavorare, per recuperare il tempo, non perduto ma goduto. Alla prima domenica libera però, ho voluto esserci per un appuntamento che avevo preso qualche tempo fa: quello con dei generosi tigli dai rami bassi, che ho cercato a lungo dalle mie parti senza mai trovarli, fino al mese scorso. I tigli sono alberi che possono diventare maestosi, come quello che troneggia davanti alla basilica di San Domenico a Siena, impossibile raggiungerne i rami per approfittare dei suoi fiori prezioni. Ma una visita non prevista dal meccanico del mio paese e una piccola attesa che ho passato camminando nei dintorni, mi hanno portata a scovare fronde decisamente più a portata di mano; i calcoli sul momento della massima fioritura non erano sbagliati, sono arrivata puntuale: mentre in città gli alberi erano sfioriti, ai margini del paese i rami abbondavano ancora di ciuffetti bianco-avorio profumatissimi. Ho raccolto protetta dalla grande ombra dell’albero, in una pigra e calda mattinata, mentre nel campo poco più in basso un nonno vispo e allegro insegnava ai suoi nipoti a tirare alla fionda.
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Che albero meraviglioso, il tiglio. Difficile non conoscerlo, ogni città ha il suo viale o la sua piazza adornata da queste piante, diffusissime anche nei piccoli paesini di campagna e allo stato selvatico. Il dolcissimo profumo dei suoi fiori invade l’aria già dalla seconda metà di maggio, anche se dipende molto dalla stagione, e fino alla fine di giugno. I grappoli floreali sono uno dei tanti piccoli capolavori della natura, fini opere d’ingegno che la pianta costruisce per diffondere più efficacemente i suoi semi. Il tiglio, come il tarassaco o l’acero, è una delle piante cosidette anemòfile, dal grego ànemos – vento e philos – amico. Un’amante del vento, insomma, in funzione del quale ha strutturato le sue parti più preziose, i fiori, che si trasformano poi in semi rotondi leggermente appuntiti: al grappolo che li sostiene è attaccata una brattea, una specie di ala che permette al gruppetto di semi maturi, in giornate ventose, di staccarsi e viaggiare, percorrendo distanze anche molto lunghe.
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È un albero elegante, dal tronco robusto e dritto e dalle foglie grandi e cuoriformi, con margini dentati, che può vivere fino a 1000 anni; i fiori raccolti in grappoli, sono color bianco-giallino.
La tradizione alchemica lega il tiglio al pianeta Giove, simbolo di espansione, creatività, ricchezza, crescita, generosità. Anche Ferdinando Alaimo, nel suo splendido Erboristeria Planetaria, riprende questa simbologia a proposito del tiglio, riconoscendovi la materializzazione più femminile, dolce e aggraziata dell’energia gioviana.
L’anno scorso ho raccolto, essiccato e incorniciato un rametto fiorito di tiglio, per poi regalarlo a mio fratello e sua moglie in occasione del loro matrimonio. Cercavo un fiore che fosse simbolo dell’amore coniugale, e le mie ricerche mi hanno portata da lui. La leggenda vuole che Zeus (Giove) ed Hermes (Mercurio) un giorno scesero camuffati da mendicanti nel mondo degli uomini, per conoscere la loro vera natura. Bussarono a tante porte per chiedere cibo e ospitalità, ma nessuno li accolse, fino a che arrivarono ad una capanna, quella di Filemone e Bauci, due anziani sposi che li pregarono di entrare e condivisero con loro il poco cibo e vino di cui disponevano, dispiaciuti di non poter fare di più. Rivelata la loro vera identità, gli dei trasformarono la capanna in un ricco tempio (e scagliarono tempeste sul resto del villaggio) e chiesero ai due sposi cosa desiderassero come ricompensa per la loro bontà. Ovidio, in Le Metamorfosi, racconta così:

-Ditemi dunque
figli miei diletti
qual premio posso dare
a voi quaggiù?-
-Nulla ci occorre
abbiamo il nostro amore‚
che ci fa ricchi
come voi lassù‚

sol di una cosa
potremmo esser grati‚
spegnerci insieme
come due fiati.

Tanto grande era il loro amore, che non potevano sopportare di vivere l’uno senza l’altra. Così fu, e quando arrivò il momento della morte, Filemone, il marito, fu trasformato in una Quercia (altro albero legato a Giove) e Bauci, la moglie, in un Tiglio:

Quando arrivò
la fine della vita‚
divennero un sol tronco‚
con due chiome.

Ancora oggi‚quando soffia il vento
la quercia dice al tiglio‚
ogni momento‚
-Tu sei la vita‚sei il mio amore!-

Alaimo, citato poco prima, riprende l’argomento dicendo:

Bauci, il nome della sposa di Filemone, viene dal greco baukos che significa delicato, femminile, come baukis è la babbuccia casalinga da donna, che evoca una dimensione di tranquillità domestica che consente di prender sonno cullati da una ninnananna: baukalao, in greco.
Questa azione distensiva, rilassante, capace di sciogliere tensioni nervose e spasmi e favorire un salutare riposo, è stata sempre molto apprezzata fin dall’antichità dalla medicina popolare, che ha fatto ampio uso dell’infuso dei fiori di tiglio.

E in effetti la proprietà fitoterapica più conosciuta e sfruttata dei fiori di tiglio è quella sedativa e distensiva, in grado di conciliare il sonno e calmare i nervi. L’infuso viene preparato da sempre soprattutto in virtù di queste proprietà rilassanti. Ma la ricchezza del tiglio non finisce certo qui: i fiori sono dei buoni alleati nei mesi invernali, un po’ come quelli del sambuco, perché hanno anch’essi proprietà diaforetiche (stimolano la sudorazione), utili per abbassare la febbre e accelerare la guarigione delle malattie da raffreddamento. Grazie al loro contenuto di mucillagini poi, agiscono anche come antinfiammatorio e mucolitico in caso di tosse. Oltre a ciò, i fiori calmano le tachicardie (ottima l’associazione con il biancospino) e agiscono sul sistema circolatorio abbassando la pressione.
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Del tiglio si raccolgono anche le gemme, all’inizio della primavera, per farne un gemmoderivato che condivide le proprietà dei fiori, con in più la capacità di alleviare gli spasmi intestinali, che ne fa uno dei rimedi più efficaci nelle coliche gassose dei neonati.
Apro una parentesi sulla gemmoterapia e sul suo uso nella prima infanzia: è stato pubblicato da poco un libro molto utile in questo senso, che tratta proprio questo argomento. Io non l’ho letto, ma mi fido molto del gruppo di ricerca che c’è dietro. L’autrice è Paola Beria e il libro di chiama “La salute del bambino con la gemmoterapia e altri rimedi fitoterapici”. Non si trova ancora molto facilmente, ma se siete mamme o papà o state per diventarlo può essere uno strumento prezioso. La ricerca sulla gemmoterapia è una delle avanguardie italiane, siamo i primi al mondo ad occuparcene, e a quanto pare si sta rivelando molto adatta nella cura dei disturbi infantili, grazie anche all’assenza pressoché totale di effetti collaterali. Vi accenno, anche se non dovrei perché non c’è ancora niente di certo, che sto lavorando per organizzare un incontro con l’autrice a settembre qui nelle crete senesi, insieme anche a Marco Sarandrea, che non mi stanco mai di seguire e ascoltare, uno dei migliori erboristi, fitopreparatori e divulgatori che abbia incontrato. Tutto ciò nell’ambito di una giornata o di una due giorni di incontri, laboratori ed escursioni, quindi restate connessi che sarete tutti invitati! Anzi, se volete che vi inserisca nella mia newsletter eventi scrivetemi il vostro indirizzo a info@granosalis.org (la lista è un’altra rispetto a quella che trovate diponibile per l’iscrizione qui nella colonna di destra, che è relativa agli aggiornamenti sui post; se siete già iscritti a quella comunque riceverete anche la newsletter degli eventi, non c’è bisogno che mi scriviate).

Chiudo la parentesi e torno al nostro dolcissimo tiglio. Ho raccolto i fiori facilmente, staccandoli dal ramo includendo tutto il grappolo, brattea compresa. Va inclusa anche lei nella raccolta, sì, oltre a permettere ai semi di volare è carica di sostanze utili. Non lavate assolutamente i fiori, ma scuoteteli un po’ per allontanare insetti e impurità. Essiccate i grappoli interi, stesi in un unico strato in cassette per la frutta foderate di carta porosa o nel più pratico e rapido essiccatore elettrico, dove potete lasciarli essiccare sempre a 40° per circa 12 ore. Mentre vi scrivo ho ancora il cestino pieno di fiori qui vicino, non riesco a separarmi da questo aroma delizioso che penetra nelle narici. Ma sarà il caso di iniziare ad essiccare, prima che si sciupino. Mi resterà però la menta piperita che un’amica ha raccolto stamattina dal suo giardino, per approfittare dei miei strumenti tecnologici :) Lei aspetterà il secondo turno, intanto diffonderà un po’ del suo profumo fresco dentro la mia casetta.
Quanto c’è ancora da raccogliere in questo periodo! Ma giuro che qui mi fermo un attimo, dalla prossima settimana torno un po’ in cucina :)

Un oleolito di camomilla

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Questa tarda primavera che somiglia ogni giorno di più all’autunno certo non favorisce la raccolta delle erbe, come taglia le gambe a tanto altro. Mi sembra di essere come sospesa in un inverno che non finisce mai, ancora impossibilitata a scoprire con leggerezza gambe e spalle, nonostante il solstizio così vicino e le giornate così lunghe. Sulle strade, la mattina, è tornata una nebbia che sa di novembre, la terra pare aspettare impaziente che il calore torni ad asciugarla.read more

Barrette energetiche al guaranà per Sergio e 4 anni di GranoSalis

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“E che ci fai già qui?!”, vi direte. Ho pubblicato appena qualche giorno fa un nuovo post sul sambuco e mi ripresento già il giovedì successivo, giorno piuttosto inusuale per l’uscita di nuovi articoli qui su questo blog. E magari in tanti siete già in viaggio verso mare, montagna, amici e parenti, che oggi è festa e in tanti vi godrete un bel ponte lungo baciato dal sole (ehm, sì, se siete a sud forse, che da queste parti non va proprio come previsto qualche tempo fa col meteo, ha grandinato di nuovo appena l’altro ieri).
È che a me, quattro anni fa, è venuto in mente di scrivere il primo articolo proprio un tranquillo pomeriggio di inizio giugno, senza badare a ricorrenze concomitanti o cose simili. Insomma, oggi sarà anche la festa della repubblica, ma è pure il compleanno di GranoSalis, che lo si sappia! read more

Un nuovo raccolto di sambuco

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Se l’inizio di maggio profuma di robinia, la fine del mese odora di fieno tagliato di fresco. Da quando vivo in campagna questo è l’odore che preannuncia l’arrivo dell’estate, quando i primi campi seminati a foraggio raggiungono la crescita necessaria a subire il primo taglio della stagione. Trovo il profumo del fieno steso a essiccare sul campo assolutamente inebriante: lo annuso a fondo mentre passeggio la mattina presto col mio cane, o la sera, mentre in macchina percorro una delle strade più belle del mondo per tornare a casa dal lavoro. Abbasso i finestrini e lascio entrare quell’aroma penetrante insieme al tramonto e ad una strana pace mista ad euforia. La vista gode dello spettacolo tanto quanto l’olfatto, rapita dalle geometrie regolari che decorano le colline e dalle balle di fieno che muovono il paesaggio.read more

Pad thai verde e un po’ local

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Mi piace festeggiare i compleanni. Festeggio a malapena il natale, giusto perché c’è la famiglia, la pasqua la aspetto solo per avere due giorni liberi, ricorrenze tipo festa della donna e san valentino proprio non le considero. Ma quando arriva il mio compleanno ho voglia di fare qualcosa di speciale, anche una piccola cosa, come farsi una bella mangiata in compagnia.
Ecco, quest’anno, all’inizio di maggio, avevo pensato di incontrarmi con delle mie amiche romane per un pranzo a Orvieto, cioè più o meno a metà strada tra me e loro. read more

Marinata di primavera con vellutata di bietole aromatica

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E anche questa settimana i miei piani di pubblicazione sono stati scombinati dagli onnipresenti imprevisti della vita! In questo caso imprevisti molto piacevoli, quindi decisamente non posso lamentarmi. Giovedì sera sono andata a Montisi, un paesino delizioso nel cuore delle crete dove si trova Vitis Vinifera, quell’enoteca che vi dicevo tempo fa dove ho appena concluso uno dei miei corsi in 4 incontri sulle piante selvatiche e sui loro utilizzi, con un gruppo numeroso, variegato e stimolante. Giovedì c’era appunto l’ultimo incontro di laboratorio, quindi prima delle 19 ero lì pronta a preparare unguenti e chiacchierare di tinture madri. read more

Ultimi corsi sulle erbe in programma

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Ciao carissime e carissimi,
sono reduce da un weekend di bellissime escursioni nei campi, con gruppi curiosi e una profusione di piante e fiori da conoscere. Ora sono sul divano con i piedi all’aria che mi godo un po’ di meritato riposo, nel silenzio della mia casetta…oggi purtroppo non posso lasciarvi nessuna ricetta, il tempo di realizzare e fotografare non ce l’ho avuto proprio, ma vi lascio qualche aggiornamento sui miei ultimi corsi della stagione. read more

Vellutata di fave con i loro baccelli alla menta e fiori d’acacia

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Avevo programmato tutt’altro per il post di questa settimana, ispirata dall’abbondanza di verdure buonissime che Marcello e Lucy hanno iniziato ad elargire a piene mani. Poi una serie di sfortunati eventi che non vi sto a dire mi hanno impedito di raggiungere i loro campi questo fine settimana, quindi ho deciso di ripiegare su altro. E la cosa, vi dirò, non mi è dispiaciuta affatto. read more

I carciofi fritti alla maniera di Chiusure

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Io il fritto non lo faccio praticamente mai. Insomma, quasi mai. Mi piace, ma lo trovo sempre un po’ pesante per me, quindi me lo concedo di rado. Quando però arriva la primavera e si apre la stagione dei carciofi, non posso esimermi dal friggerne qualche spicchio: mio padre li inseriva spesso nei suoi fritti misti di verdure, e superata l’età del non-mi-piacciono-i-carciofi ho iniziato ad apprezzarli davvero tanto. read more

Marmellata di kumquat e mandarini con artemisia e pectina fatta in casa

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Ve la ricordate la pectina autoprodotta che vi ho fatto vedere qualche settimana fa? Ebbene, sappiate che funziona, e anche molto bene! Sempre in occasione dell’ultimo ordine speciale di agrumi con MondoMangione, ho preso un pochino di kumquat, i mandarini cinesi, quelli che per dimensione somigliano a dei pomodori datterini e si mangiano in un sol boccone, con la buccia e tutto. Ho pensato di farci una marmellata, non tanto per me, che non amo molto le marmellate di agrumi, quanto per il mio lui e per regalarla qua e là. read more